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G. Parini, Mezzogiorno, “La barbara sposa”, vv. 1039-1079

Parafrasi

Che cosa farai quando il pranzo sarà terminato, re la tua dama, puntando leggermente le mani sulla tavola, avrà fatto cenno ai convitati che è giunto il momento di alzarsi? In piedi, di botto, balza prima di tutti gli altri; ti avvicini a lei. Sposti la sedia, le porgi la mano; accompagnala in un’altra stanza e non sopportare oltre che lo stagnante odore delle vivande le offenda i sensi. Qui, nell’altra stanza, ti invita, insieme agli altri commensali il graditissimo aroma con il quale il caffè riempie tutta l’atmosfera, su di un tavolo più piccolo di quello preparato per il pranzo, ricoperto da una tovaglietta rara di tela indiana. Qui, intanto, nella sala da pranzo è accesa una resina profumata e con il suo balsamo purifica l’aria corrotta e scaccia le invisibili particelle di cibi, gli ultimi odori che sono rimasti nell’aria.
I mendicanti, o meglio la folla degli sciancati, degli infelici, delle carrozzelle e delle barelle di mochi che un tempo era solita giungere fino alle porte delle case signorili per ottenere gli avanzi dei cibi, ora invece (in tempi più filantropici) è costretta a restare lontana e a contentarsi di assaporare appena gli odori che il venticello favorevole spinge fino alle loro narici. Ma non osate ingombrare da vicino le soglie, cioè assieparvi davanti al portone per non offrire un fastidioso spettacolo delle disgrazie a coloro che regnano su di noi.
A questo, a te Signore, conviene versare il caffè nella tazzina che permetterà alle labbra della tua dama di sorbirlo a lenti sorsi: ora è opportuno ricordare quali siano i gusti della tua dama; sia che essa preferisca temperare l’amaro della bollente bevanda con poco o più abbondante zucchero, sia che preferisca bere il caffè amaro, secondo l’uso orientale, come fa una sposa esotica [= barbara] seduta mollemente sui broccati persiani, vezzeggia con le sue dita carezzevoli il mento del suo signore, ricoperto da una fitta barbae d alza verso di lui lo sguardo, con la fronte libera dal velo e quegli sguardi fanno sì che la lunga pipa, all’uomo, a poco a poco, cada di mano.
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