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Parini – L’episodio della vergine cuccia (vv.517-556)


Durante il banchetto, la Dama nell’ascoltare il nobile vegetariano che racconta le sofferenze degli animali destinati al macello si commuove e si ricorda dell’episodio che qualche tempo prima coinvolse la sua cagnolina. E’ un’occasione che Parini coglie per manifestare ancora una volta la sua ironia nei confronti della nobiltà.
Ora le torna alla memoria il giorno, terribile giorno, in cui la sua prediletta cagnolina, così graziosa da sembrare essere stata allevata dalle Grazie medesime, scherzando come fanno i cani cuccioli, con i suoi denti del colore dell’avorio dette un lieve morso al piede del servitore: il servitore, la getto in aria con un calcio [da notare il contrasto fra i termini utilizzati per definire il cagnolino –giovilmente vezzeggiando, eburneo dente – e quelli adoperati per definire il servitore –villano, audace, empio, sacrilego]: e la cagnolina rotolò tre volte e tre volte scosse la sua pelliccia scompigliata [da notare le espressioni sacre adoperate, rese ancora più solenni dalla ripetizione del numero tre] e dalle narici morbide ed umidicce soffiò via la polvere irritante. Quindi col suo guaire sembrava dicesse “Aiuto, Aiuto” e dalle volte dorate del salone, l’ eco le rispose impietosita [Nel testo eco è scritto con la lettera maiuscola perché nella mitologia greca era una ninfa innamorata di Giove che Giunone trasformò in una voce inutile]e dai chiostri più bassi [cioè le scuderie, le cantine, i cortili] arrivarono tutti i servi rattristiti e dalle soffitte scesero, precipitandosi, pallide e tremanti le cameriere. Ognuno accorse; si spruzzarono delle essenze sul volto della tua dama; infine essa riprese i sensi. L’ira ed il dolore la agitavano ancora, getto uno sguardo fulmineo sul servitore e con una voce flebile per tre volte chiamò la sua cagnolina [di nuovo ritroviamo il numero sacro]e questa le corse in braccio; nel suo linguaggio sembro chiedere alla dama di vendicarla: e tu, cagnolina allevata dalle Grazie fosti vendicata. Quel cattivo servitore fu preso da tremito; con gli occhi abbassati, ascoltò la pena a cui fu condannato. Non valsero a fargli perdonare il delitto venti anni di meriti (= quattro lustri di servizio). Non servì a nulla lo zelo mostrato nell’assolvere segrete e de4òliocate commissioni; da parte sua indirizzo preghiere e fece promesse, ma inutilmente; Nudo abbandonò quella casa, spogliato di quella livrea per la quale un giorno appariva degno di rispetto da parte del volgo. Inutilmente sperò di trovare un nuovo signore perché le pietose (= che provavano compassione nei confronti del cagnolino) dame inorridirono ed odiarono l’autore di un così atroce misfatto. Quel misero uomo fu costretto a vivere sulla strada, con la sua povera prole e con la povera moglie, chiedendo l’elemosina ai passanti con i suoi lamenti inutili.. E tu, vergine cuccia, andasti superba di una vittima umana, come un idolo placato. (se fino ad ora Parini ha mantenuto fede al suo impegno ironico, alla fine del testo inizia a chiamare le cose con il vero nome)
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