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Giuseppe Parini


Le “Odi” sono una delle opere più importanti di Parini. Il nome rimanda ad un genere classico diffuso nel passato. I versi sono brevi. I contenuti sono elevati: amore, politica, imprese storiche. Parini rivisita questo genere rimanendo fedele allo stile, ma trattando di temi svariati. Nel primo gruppo di poesie parla di temi che rimandano all’utilità pubblica, rimane in linea con l’Illuminismo. Tratta di una vita in campagna considerata più sana rispetto a quella in città. Fa anche una polemica antinobiliare. Sottolinea inoltre l’importanza dell’istruzione e della letteratura. Tratta anche di ecologia. Nel secondo gruppo di odi tratta del valore della poesia, che ha uno scopo pedagogico, ha il fine di trasmettere una morale. Nel terzo gruppo viene trattata la figura femminile, ne viene esaltata la bellezza. Quelle del primo gruppo sono le più innovative, sono in linea con gli ideali illuministici del tempo. Tratta anche di temi diversi. Per esempio ha un pensiero diverso per quanto riguarda l’economia. Esalta la vita in campagna, mentre gli illuministi condividevano maggiormente il progresso industriale e la città. Lo stile è differente rispetto a quello usato dagli illuministi, è molto elegante, ricercato, utilizza latinismi, aulico. Si mantiene così più vicino alla tradizione, rendendo il linguaggio elegante ma molto difficile. Gli illuministi, invece, preferivano uno stile che arrivasse a tutti, più semplice e accessibile. La campagna è vista come un luogo salutare e salubre. L’ambiente cittadino invece è ritenuto inquinato, soprattutto per quanto riguarda l’aria. Vengono contrapposti questi due paesaggi all’interno del primo gruppo delle odi. La figura femminile viene trattata in una maniera che rimanda alla classicità.

La salubrità dell’aria(vv. 1-42)


In quest’ode, Parini contrappone nella prima parte la vita che ha avuto durante l’infanzia vicino ad un lago con la città di Milano, che all’epoca era già inquinata. Scrive quest’ode in seguito ad una grida emanata dal governo che prevedeva regole e multe per chi non rispettasse i giorni di smaltimento delle carcasse degli animali. Infatti, si era soliti gettarle nei fiumi, inquinando aria e acqua. Inoltre, le strade erano spesso sporche di letame. Parini presenta il problema che affligge le risaie, che venivano costruite fino alle porte del centro della città. Si creavano così molte zone paludose, che rendevano l’aria pullulante di insetti, soprattutto zanzare che diffondevano la malaria. Inoltre, c’erano anche dei luoghi in cui venivano lasciate a marcire le erbe per gli animali, rendendo così l’aria ancora più irrespirabile. Parini contrappone questi luoghi con la vita in campana, che considerava più salubre per diversi motivi. Inizia l’ode parlando del suo luogo d’infanzia, il lago di Pusiano, in Brianza. L’essere nato in quel luogo gli ha permesso di respirare un’aria migliore. Viene definito polmone: quel luogo permette alle persone di rinvigorirsi e rasserenarsi respirando quell’aria pulita. Sta elogiando la campagna. Confronta il vento di Scirocco con quello della Tramontana. Il primo, quello caldo, non raggiunge il suo luogo natio, mentre quello freddo viene bloccato dai monti, che gli impediscono di penetrare. Con questo vuole dirci che il clima là è perfetto, non è né caldo né freddo, si sta bene. Non c’è il caldo del Scirocco, né i temporali della Tramontana. Non ci sono stagni, paludi dai cui fondali putridi possano emergere odore e malattie. Il sole asciuga i pendii, non c’è neanche umidità, si sta bene. Parini procede poi con una forte critica per chi per primo ha esposto Milano alle “oziose acque”, alle acque dall’odore viziato., ristagnanti, che portano malattie. Questo, secondo lui, è stato fatto per lucro, chi lo ha permesso non era interessate alla salute cittadina, ma solo ai propri interessi personali. Questa persona ritiene la salute dei cittadini meno importante dei soldi., antepone il valore dei soldi a quello della salute pubblica. Questo concetto è in sintonia anche con i tempi moderno. Parini vuole immaginare questo responsabile intrappolato e immerso nel fango del fiume Stige. Lo condanna ad una corta di contrappasso dantesco. Si rivolge poi alle lettore, incitandolo a svegliarsi e a guardare i visi di colo che lavorano in questi luoghi malsani e in pessime condizioni.
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