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Giuseppe Parini


Giuseppe Parini nasce nel 1729 a Bosisio ma si forma a Milano, luogo in cui si trasferisce nel 1739, vivendo in pieno l’influenza illuminista del periodo. Proveniente da una famiglia di ceto borghese, decide di intraprendere la strada dell’ordine sacerdotale per ambire ad un livello più alto nella società e dunque, per motivi economici, stando di fatto che si dedicò in maniera attiva agli studi letterali. Nel 1763 venne pubblicata in forma anonima i poemetti de Il Mattino e nel 1765 de Il Mezzogiorno, parte della sua opera più celebre Il Giorno, che lo fanno diventare abbastanza celebre nel mondo intellettuale, infatti otterrà il titolo di poeta di un’attività teatrale importante a livello internazionale e morirà nel 1799 per condizioni fisiche pessime e amarezze in campo politico.
L’attività poetica di Parini ha come suo centro l’impegno etico e civile: in essa possiamo trovare elementi appartenenti all’esperienza culturale illuminista ma possiamo anche notare le prime manifestazioni dell’esperienza neoclassica, dunque si pone proprio in mezzo a questi atteggiamenti letterari nonostante egli cerchi di adattare alla società attuale il registro formale.
Un punto importante della posizione ideologica di Parini è la relazione con l’Illuminismo; quello che viene alla luce infatti è un rapporto moderato delle varie tesi di questa esperienza, anche se c’è da dire che prese in considerazione soltanto i tratti più importanti come per esempio i diritti inalienabili dell’essere umano, rifiutando invece i risvolti più radicali come la concezione antireligiosa in quanto lui pensava che fosse proprio la religione ad alimentare una sorta di relativismo morale e che fosse l’artefice di una rottura tra Stato e cittadino.
Un altro punto importante di Parini è il rapporto con la classe sociale nobiliare: l’aristocrazia è stata per le società antiche la classe dirigente, colei che promuoveva valori e che serviva da modello per gli altri ceti sociali, fin quando non ha rinunciato al ruolo fondamentale che aveva, lasciando di essa un’immagine distorta di un ceto sociale che gode di privilegi economici e politici (per le varie leggi) per via del titolo. Possiamo tra l’altro citare anche la pratica del cicisbeo, nonché un cavaliere che veniva pagato da una dama molte volte sposata per accompagnarla a banchetti e roba varia; tra l’altro Parini grazie alla satira, nonché elemento primario della sua produzione letteraria, metteva in ridicolo certe situazione con l’antifrasi, ovvero comparandole con altre situazioni come per esempio nel momento della toletta, il signore aristocratico spargeva della cipria ovunque e questo venne comparato con le battaglie epiche dove gli eroi lottavano in queste ambientazioni piene di polvere. Tuttavia, il pensiero di Parini rimase sempre moderato ovvero non metteva in discussione la legittimità dell’esistenza di questo ceto, bensì cercava di proporre una rieducazione e un recupero dei valori morali aristocratici.
Per quanto riguarda Parini in campo letterario, ciò che prima risalta della sua produzione sono le differenze con la produzione francese: a differenza dei filosofi francesi che scelsero la prosa con il romanzo filosofico, Parini trova più adeguato scegliere la poesia per comunicare il messaggio rivoluzionario, credendo tra l’altro che sia meglio discutere sulle passioni. Inoltre, egli cerca di far coincidere l’intento utile per la promozione di un vivere civile e il piacere che serve per rendere l’uomo felice, a differenza dei filosofi francesi che adeguarono il livello del romanzo filosofico al pubblico in questione. Anche formalmente parlando, egli si impegna nella difesa del dialetto in poesia, in particolare il dialetto milanese.

Il Giorno


L’opera maggiore di Parini è sicuramente Il Giorno, opera che rimase incompiuta. Inizialmente dovevano essere 3 sezioni, ma alla fine si decide di inserirne una quarta per descrivere tutti i momenti della giornata che infatti sono Mattino, Mezzogiorno, Vespro e Notte. L’opera venne definitivamente pubblicata nel 1801. L’opera è un’opera satirica che mette in ridicolo gli atteggiamenti di un’aristocrazia che ha ormai perso i propri valori; egli si propone come il precettore di questo signore nobile, il quale dovrebbe imparare come gestire meglio le sue giornate in maniera più produttiva ma allo stesso tempo invoca l’intento didascalico dell’opera, nonché appunto la rieducazione della nobiltà. Egli utilizza anche un espressione simpatica per definire il signore come “colui che è servito da tutti ma che a niente serve”.

Ne Il Mattino vi è una forte impronta di satira morale, dove infatti Parini descrive i primi momenti della giornata del giovin signore, la quale inizia già a tarda mattinata comparandola a quella di un semplice borghese; ne Il Mezzogiorno, il giovin signore incontra la dama, come già abbiamo detto prima, per vari convenevoli e banchetti. Nel Vespro troviamo la descrizione degli impegni mondani del giovin signore e della dama, dove si trova la raffigurazione di un mondo che ha perso ogni genuinità. Nella Notte invece, abbiamo il giovin signore che va ad assistere a spettacoli offerti da altri nobili in un palazzo.
Abbiamo detto che si parla di un’opera satirica con intendo didascalico, anche se l’intento pedagogico è messo in evidenzia grazia all’ironia e all’antifrasi. Importante inoltre notare come il tempo sembri amplificato e rallentato nell’azione: questa è volontà dell’autore di farci vedere come vuota sia effettivamente la giornata di questo nobile. Inoltre, i posti privilegiati sono gli spazi chiusi come metafora dell’atmosfera opprimente di questo mondo.

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