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La favola del piacere

Forse non è vero, ma è risaputo che un tempo tutti gli uomini erano uguali; e ignota fu la distinzione degli uomini in plebei e nobili. Gli esseri umani erano spinti dallo stesso istinti quando si trattava di mangiare, di bere, di accoppiarsi per entrambi i sessi, di dormire, un’uguale forza sospingeva gli esseri umani e non erra ad essi concessa alcuna facoltà di scegliere fra i vari oggetti e i vari momenti [In questi versi si ritrova un’influenza di Rousseau ed il suo vagheggiamento per l’iniziale stato di natura. Anche gli Illuministi ponevano all’inizio dei tempi un’umanità come quella descritta dal Parini]I primi antenati del tuo sangue, o Signore, e quelli della plebe disprezzata si ritrovavano sulle rive dello stesso fiume, si nutrivano degli stessi frutti, si riposavano sotto la stessa ombra. Le stesse grotte e la stessa terra offrivano loro riposo e riparo; e gli stessi animali fornivano le stesse vesti rozze a tutti. [ Questo passaggio è di chiara intonazione arcaica, non come evasione dalla realtà storica, ma come approfondimento di un tema tanto discusso nel XVII secolo. L’età dell’oro non veniva considerata quella in cui i frutti erano abbondanti od esisteva la possibilità di concedersi ad effusioni amorose in tutta libertà, bensì un momento di uguaglianza fra antenati dei nobili ed antenati dei plebei].L’unica preoccupazione comune a tutti gli uomini era quella di sfuggire al doloro e ignoto era ancora il desiderio delle cose piacevoli [cioè, quelli non richiesti strettamente dai bisogni naturali]. L’aspetto degli uomini così uniforme non piacque agli Dei; e il Piacere fu inviato sulla terra a renderla più varia [a rendere alcuni uomini diversi dagli altri]. Come fecero gli dei che scesero sui campi di battaglia di Troia, così l’amico Genio [il Piacere] scivolando leggermente per l’aria, si avvicinò alla Terra; e la terra sorrise di un sorriso mai conosciuto fino ad allora. Muove verso la terra e l’aria derivata dallo scorrere estivo dei ruscelli e delle pendici profumate dei monti è come una dolce carezza sui muscoli tondeggianti del dio Piacere [Il dio è rappresentato come una scultura greca e ricorda gli efebi; in questi versi il Parigi aggiunge altri elementi che ci fanno pensare al morbido mondo sensuale del piacere. Le vaghe membra, il cadente rivo e il tondeggiar dei muscoli gentile ci richiama all’atmosfera un equivoca e sensuale dell’ambiente nobile del Settecento]. Intorno gli svolazzano i Vezzi e i Giochi, e come ambrosia e dalle labbra rosse e fresche come fragole, escono delle lusinghe: dagli occhi socchiusi, umidi e languidi del dio, sprizzano scintille tremule e lucenti grazie alle quali l’aria che esso varca arde [si accende di nuove capacità sensitive]. Alla fine, o Terra, sentisti stamparsi su di te l’orma del Piacere; e subito un lento e soave fremito si diffuse in ogni cosa; e crescendo poco a poco tutte le intime fibre di cui sono forniti solo i semidei si commossero; come durante la calda estate si ode il rombo del tuono che viene avanti da lontano e sorge col suo profondo rumore di montagna in montagna, e le valli e le foreste tutt’intorno riecheggiano il rumore fragoroso de tuono, finché non cade la feconda pioggia che ravviva, rendendola più allegra e più bella la natura (animali, fiori e l’erba) e anche gli uomini. Oh beati tra gli altri, o esseri viventi cari a cielo, che da uno dei Titani furono plasmati con organi più delicati [tesi come le corde di uno strumento musicale, capaci di avvertire le eccitazioni del piacere] e li inondò con sangue più scorrevole [e quindi più puro]. Voi soli avvertiste il fremito che era derivato dal celeste motore, cioè dalla presenza del dio Piacere. Solo in voi fermentarono le prime aspirazioni e nacquero i primi desideri. Voi, per primi, avete scoperto ciò che è buono e ciò che è meglio; e con dolcissimo ed impetuoso slancio siete corsi a possederli. Allora, quello dei due sessi che inizialmente costituiva soltanto una necessità, fu intessuto di tutto ciò che esiste di bello di amabile [L'amore si accompagna alla scelta della bellezza della donna e i rapporti tra i due sessi non si riducono più al solo soddisfacimento di un bisogno].Voi, per primi, o nobili, avete dato il primo esempio di giudizio di Paride: tra i volti di donna egli scelse quello più grazioso e voi per primi siete stati sensibili alle grazie. A voi, fra mille sapori, furono resi noti quelli più soavi: e il vino fu preferito all’acqua; e fu preferito il vino prodotto dai vigneti più soleggiati, coltivati nei terreni più soleggiati, coltivati nei terreni più alti e ricchi di materiale sulfureo. Fu così che l’uomo si divise: e il Nobile si distinse dai Volgari nel cui seno troppo a lungo le ottuse fibre rimasero prive di vigore e di efficacia, incapaci di reagire ai soavi stimoli del Piacere che pure aveva toccato anche loro e continuarono come prima ad essere sospinti dal pungolo del bisogno come i buoi e destinati a trascorrere la vita tra la servitù, l’avvilimento, la fatica e la miseria per essere chiamati plebe. Tu dunque, signor, poiché racchiudi un sangue filtrato attraverso illustri antenati [a te giunto a seguito di un lungo ordine di antenati], poiché in altri tempo l’astuzia, o la rapina o il cieco caso rese grandi i tuoi antenati, poiché il tempo, alla fine, ha raccolto in te tutti i tesori appartenenti a diversi avi, gioisci dunque di questa sensibilità raffinata che ti fu concessa dagli dei; e l’umile volgo, intanto, si serva del dono [a lui procurato dagli dei] di lavorare e di faticare, a te, nato per produrre e recare ogni bene sulla mensa signorile non per goderne.
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