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Parini – Dialogo sopra la nobiltà

Nel 1757, Parini pubblica il Dialogo sopra la nobiltà con il quale egli aderisce alle tesi egalitarie del movimento illuminista. Egli immagina che un nobile ed un poeta, morti da poco, si trovino casualmente sepolti uno accanto all’altro e che tale vicinanza fornisca loro l’occasione di un dibattito sull’uguaglianza di tutti gli uomini e sull’inutilità dei privilegi della classe aristocratica. Alcuni critici hanno visto in questa opera un’ideologia rivoluzionaria che avrebbe trovato nel Giorno un aspetto più moderato. Altri, invece, hanno sottovalutato il Dialogo individuandovi soltanto gli aspetti ironici che costituiscono l’aspetto fondamentale del linguaggio del Parini. In realtà bisogna ricordare che il Parini era un sacerdote rinnovatore, ma moderato, di ventotto anni, con il ruolo di precettore in una casa nobiliare e che il Dialogo era stato scritto per essere letto ai soci dell’Accademia dei Trasformati nella convinzione che, visti i tempi, gli aristocratici avrebbero dovuto assumere una diversa responsabilità civile. Il nobile finisce per riconoscere che il suo ostentato atteggiamento di superiorità e di arroganza derivante dalla sopravvalutazione del proprio ruolo o dei propri meriti non trova alcuna giustificazione e da parte sua il Parini (alias in poeta) ammette che gli antenati del nobile forse non sono stati tutti usurpatori e violenti, ma che probabilmente fra di essi sono esistite anche delle persone magnanimi e giuste. Il tema centrale che ritorna in tutte le opere, dal Giorno alle Odi, è quello dell’uguaglianza e viene documentato per la prima volta proprio nel Dialogo. Da ricordare che in uno dei sonetti, anch’esso recitato davanti ai soci dell’Accademia dei Trasformati, il Parini dopo aver descritto la formazione dell’essere umano nel ventre della madre e la sua nascita termina con un’affermazione estremamente egalitaria, ma inconfutabile: “Così nasce il villano, il papa e il re”. Le motivazione che il nobile dà della sua superiorità sono molto labili: la sua natura di aristocratico non è conveniente trovarsi sepolto accanto al plebeo, il suo Sangue è diverso perché tradizionalmente considerato blu e quindi opera diversamente nell’animo, dei nobili si deve sempre dire bene, un principio che viene enunciato ma senza argomentazione. Il poeta è invece sempre pronto a controbattere il suo interlocutore con ragionamenti logici che nulla hanno da eccepire, nel puro stile dei filosofi illuministi.
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