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La candida mano

Commento

Durante il pranzo, può succedere che la Dama voglia somministrare con le sue stesse mani le vivande, cioè trinciare e servire la carne. Allora sarà il Giovin Signore a porgerle il coltello ed essa mentre è attenta all’opera rivelerà tutte le grazie delle sue mani. I commensali rivolgeranno verso le sue mani i loro sguardi ed i gentiluomini non potranno fare a meno di inviarle dei baci, che tuttavia saranno frenati dallo sguardo severo e pronto del Giovin Signore che vuole così difendere i propri diritti. A parte sua il marito è totalmente indifferente, immerso com’è nel suo torpore e nella sua sicurezza dovuto dall’ esistenza di un contratto matrimoniale. L’ironia del Parini compare con la descrizione della stupidità del marito e del legame molto freddo e convenzionale fra la coppia come era in uso nel XVIII secolo. Infatti,fFra gli aspetti della vita nobiliare ciò che ripugnava soprattutto al Parini era l’indifferenza fra i due coniugi. Il matrimonio era ridotto ad un contratto di tipo economico: i coniugi vivevano in appartamenti separati, avena una cerchia di amicizie diverse e spesso nemmeno consumavano i pasti insieme. Si vedevano poco e di sfuggita e una manifestazione di affetto in pubblico era considerata ridicola e di pessimo gusto. Anche Carlo Goldoni e Vittorio Alfieri si scagliano contro la corruzione in uso nel matrimonio.
Parafrasi
Probabilmente, alla dama piacerà servire con le sue stesse mani le vivande che da lei acquisiranno nuovi pregi. Veloce esca dalla guaina il coltello che lucido e prezioso giace sul tavolo alla tua destra; quindi stringerai la punta fra le due dita e lo presenterai chinandoti su di lei, o signore. Ora si vedranno i muscoli della candida mano, intenta all’opera, muoversi agili e leggeri e le Grazie, riunendosi intorno alla mano, assumere nuovi aspetti, ora scivolando rapidamente lungo le dita, ora lievi lievi aleggiando sull’alto delle giunture, ora precipitando nel senso delle fossette delle mani che Amore ha impresso al limite delle giunture. Mille baci che non possono essere frenati sorgono sulle labbra dei convitati; già rischiano, già volano, già uno sguardo si sprigiona dai tuoi occhi e fulmina gli audaci movimenti delle ali e difende i tuoi diritti. [Il poeta finge che i baci siano alati e che durante il loro volo verso la dama siano fermati da uno sguardo fulminante da parte del Giovin Signore] Soltanto il marito della fedelissima sposa, alla quale tu sei così caro, se ne sta seduto placido e privo di ogni movimento; e non è scosso da nessun movimento nè da desiderio di baci né da timore di gelosia poiché Imene, il dio del matrimonio, lo rese fatato da capo a piedi [lo rese invulnerabile immergendolo nell’opaca indifferenza]. Ora, Imene non porta più ghirlande di rose avvolte intorno alla chioma [come succedeva nella mitologia antica], ma stupido papavero che lascia cadere goccia a goccia la viscida e densa acqua del fiume Lete [L’aggettivo stupido ha il significato di rendere stupidi cioè che causa torpore e sonnolenza. Il Lete è il fiume infernale le cui acque causavano nei morti l’oblio di ogni cosa]. Oggi, il dio Imene e il dio Sonno portano le stesse insegna [Infatti anche il dio Sonno, nella mitologia era rappresentato con la testa avvolta da papaveri]
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