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Giuseppe Parini


Giuseppe Parino, che più tardi preferì modificare il proprio cognome in Parini, nacque il 23 maggio 1729 a Bosisio in Brianza, da una famiglia di modeste condizioni. É stato un poeta e abate italiano. Membro dell'Accademia dei Trasformati[3], fu uno dei massimi esponenti del Neoclassicismo e dell'Illuminismo in Italia. Dopo i primi studi, a dieci anni fu condotto a Milano presso la prozia che, morendo poco dopo, nel 1740, gli lasciò una piccola eredità annua, a condizione che divenisse sacerdote: così il giovane, pur senza vocazione, intraprese la carriera ecclesiastica. Nel 1754 fu ordinato sacerdote. Nel frattempo, nel 1752, a 23 anni, aveva pubblicato una raccolta di liriche ed Alcune poesie di Ripano Eupilino (Ripano era l’anagramma di Parino, Eupili il nome latino del lago di Pusiano, presso cui il poeta era nato). Queste opere gli valsero l’ammissione ad uno dei centri più importanti della cultura milanese: l’Accademia dei Trasformati.
Nel 1768 assume la direzione della “Gazzetta di Milano” ed è chiamato a ricoprire la cattedra di “belle lettere”. Scoppiata la rivoluzione francese nel 1789 in un primo tempo la vide con favore e speranza, come realizzazione dei principi illuministici di libertà ed eguaglianza ma poi, dopo gli eccessi autoritari e sanguinari del Terrore, assunse posizioni sempre più negative. Con l’ingresso dei francesi a Milano fu chiamato a far parte della Municipalità, in una commissione che si occupava della religione e dell’istruzione pubblica. Ben presto sorse un dissidio e Parini fu allontanato, si ritirò in isolamento dove morì il 15 agosto 1799.
Parini è un illuminista moderato impegnato nella battaglia civile, che combatte in nome del progresso e della ragione, cerca di diffondere idee nuove che migliorino la vita sociale e giovino al bene comune. Parini critica le posizioni antireligiose dell’illuminismo francese, ma accoglie con favore i principi egualitari.
Parini condanna duramente la classe aristocratica in quanto oziosa, vuota ed improduttiva. Sul piano economico poiché si accontenta si accontenta di sperperare le ricchezze che derivano dalle sue rendite, cioè dal lavoro altrui, invece che adoperarsi ad accrescere la ricchezza comune. Sul piano intellettuale poiché i nobili non dedicano il proprio ozio a coltivare studi che servano all’avanzamento della cultura e della scienza. Tuttavia Parini riconosce che in epoche passate la nobiltà ha avuto una funzione sociale: difendere la patria in guerra, rivestire magistrature, amministrare il paese, occuparsi di migliorare le colture e dedicarsi agli studi. Tuttavia in quanto moderato non auspica all’eliminazione di questa classe sociale, ma ad una sua rieducazione.
Rispetto al gruppo illuministico lombardo che faceva capo al “Caffè” e all’Accademia dei Pugni numerosi erano i punti di dissenso. Parini non condivideva il loro cosmopolitismo in quanto temeva che l’assorbimento della cultura francese snaturasse i caratteri originari della cultura italiana e compromettesse la purezza della lingua con l’introduzione massiccia di francesismi. Parini infatti era rigorosamente legato alla letteratura classica ed era animato da un vero e proprio culto della dignità formale e dei modelli antichi. Parini critica la letteratura utilitaristica ossia una riduzione totale con fini esclusivamente pratici, sostenuta dal “Caffè”, Parini sostenendo una letteratura che unisca l’utile al dilettevole, quindi che concili fini pratici con uno stile che rispetti i canoni classici. Inoltre un altro terreno di scontro era quello economico: il “Caffè” era un fervente sostenitore del commercio e dell’industria. Parini invece era vicino alle teorie della scuola fisiocratica, che vedeva nell’agricoltura l’origine della ricchezza e della moralità pubblica.
Parini affronta argomenti di attualità, così concreti da risultare a volte persino prosaici come ad esempio l’aria ammorbata della città, i procedimenti della scienza medica, la miseria, i crimini della plebe ed il successo dei divi della scena canora nelle sue odi. L’autore voleva conciliarli con la dignità formale e con il gusto classico a cui il poeta era fedele. Per realizzare ciò Parini utilizza un lessico moderato ricavato delle scienze moderne (polmoni, atomi, Sali) ed aderisce alla poetica del sensismo, secondo la quale tutta la vita spirituale dell’uomo ha origine dalle sensazioni fisiche attraverso cui entra in contatto con la realtà esterna. Nella poetica del sensismo vi è quindi una ricerca della parola precisa capace di suscitare immagini e sensazioni molto vivide, in grado di stimolare la sensibilità.

Opere


Tra le sue opere principali troviamo:
- “Vita rustica”: tradizionale visione idillica della campagna come sede di una quieta e serena tranquillità d’animo che rimanda al clima arcaico
- “La salubrità dell’aria”: vuole mettere in risalto l’ambiente malsano della città attraverso un paragone con la campagna: al centro dell’opera vi è il problema dell’igiene e della salute pubblica.
- “Il giorno”: è un poema narrativo-descrittivo, con un’impostazione didascalica sfruttata a fini satirici, scritto in endecasillabi sciolti, con lo scopo di rappresentare in modo critico l’aristocrazia decaduta di quel tempo. Diviso in quattro parti: Mattino, Mezzogiorno, il Vespro e la Notte. In questo poema Parini racconta la giornata tipica di un nobile, presentata attraverso gli insegnamenti che un “precettore” impartisce ad un “giovin signore”, dove la voce narrante è quella del precettore. Quindi critica la nobiltà oziosa e frivola della sua epoca ed auspica ad una sua rieducazione. Il precettore esalta i valori della nobiltà in maniera iperbolica e così si coglie l’ironia di questa enfasi celebrativa che ha uno scopo di criticare i valori aristocratici. I valori esaltati dal precettore sono quindi quelli che Parini intende criticare. Altri strumenti della satira che Parini ha utilizzato sono: il tempo e lo spazio. Il tempo della storia coincide con l’arco di una giornata ed il tempo del discorso è rallentato dall’indugio sulla descrizione di dettagli futili, a rimarcare il senso di una vita inutile dominata dalla noia. L’azione si svolge prevalentemente in spazi chiusi che danno l’impressione di un mondo chiuso in sè stesso. Per rendere meno monotona la descrizione e per aprire altre prospettive Parini inserisce aperture verso il passato storico con la rievocazione dell’antica nobiltà e con l’introduzione di favole di carattere mitologico che servono ad illustrare le origini di certi costumi sociali sempre in chiave ironica. Da Parini emerge un’ambiguità verso il mondo nobiliare, emerge un’attrazione dell’autore verso questo mondo e si ha quindi un contrasto tra edonismo e moralismo. Nel vespro e nella notte Parini abbandona le ideologie che avevano caratterizzato la prima parte dell’opera a causa di delusioni politiche e si avvicina ad uno stile neoclassico e non compare più la forte denuncia alla nobiltà, avvicinandosi a temi come la morte e la vecchiaia.
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