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Giuseppe Parini


La poetica di Ripano Eupilino, ossia il nome arcadico, presenta un classicismo molto rigoroso, autentico e fortemente latineggiante. Si discosta quindi dalle facili rime dell'Arcadia. Può essere considerato come un <<arcade arretrato al 500>>. Successivamente dopo essersi puramente dilettato, comincia la stesura di vere opere come le prime due istanze del “Giorno” che oltre ad un linguaggio classicheggiante mostrano anche una poesia che si fa carico del rinnovamento civile della società. Con questa opera denuncia il parassitismo della nobiltà, che tuttavia non va eliminata e distrutta ma piuttosto rieducata. Successivamente aderisce in modo fermo all'Illuminismo e al Sensismo, aderendo quindi alla teoria del piacere e dell'utile della poesia (edonismo utilitaristico). Nel Discorso sopra la poesia Parini afferma che l'Illuminismo ha ristabilito la ragione e il buon senso, anche in poesia. La poesia inoltre è utile socialmente in quanto ci educa al bene suscitando le passioni inducendoci ad abolire il vizio, dipingendolo malamente, e amare le virtù, imitandone la bellezza. Questa utilità etica della poesia può essere descritta con la parola “carità”. Dopo questo periodo da certi versi anche combattivo, Parini smorza un po' i toni, senza mai però abbandonare gli ideali del passato, esprimendo le proprie idee in modo più sereno e pacato. Questo cambiamento lo si deve alla sua adesione al Neoclassicismo soprattutto nei principi della tranquillità e della decorosa semplicità.
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