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Monti: La Feroniade (riassunto)

La Feroniade è l’opera alla quale il Monti ha lavorato più a lungo. Iniziatane la redazione nel 184 quando il poeta soggiornava a Roma, diverse volte la riprese per correggerla, praticamente fino ala sua morte. Nonostante ciò, il poema ci è pervenuto incompiuto. E’ diviso in 3 canti per un totale di circa duemila versi endecasillabi. Il poeta fu indotto a comporlo per il desiderio di celebrare il tentativo, portato a termine dal Papa Pio V, di prosciugare le paludi pontine. Fu comunque per il Monti un’occasione per calarsi del mondo dei miti e della classicità.
Il poeta immagina che nelle vicinanze d Terracina, all’origine del mondo, vivesse una bellissima ninfa di nome Feronia. Essa rifiutava di sposarsi ed era solo interessata dei fiori che crescevano nella zona. Ferronia fu amata da Giove che le apparse sotto forma di giovinetto e questa volta accettò.; essa divenne dea e fu adorata da molte popolazioni mentre intorno ai suoi giardini sorgevano ricche e popolose città. Tuttavia, tutto questo suscitò le ire di Giunone che, dopo aver cacciato la rivale, riversò nei luoghi ricoperti di fiori la furia di molti torrenti. Fu così che le acque irruppero nella campagna, allagando e distruggendo qualsiasi cosa: dei campi coltivati rimase solo una vasta palude senza alcuna forma di vita. Da tanta devastazione, si scampò soltanto di bosco di Feronia. Ma Giunone non si arrese; si rivolse a Vulcano e con il suo aiuto fece si che si verificasse un terremoto orrendo che distrusse ogni cosa e di tutte le città non restarono che delle rovine. Allora, dall’alto dell’Olimpo, Giove volse lo sguardo verso la valle divenuta un mare di fango e ordinò a Mercurio di di scendere sulla terra per salvare almeno il tempio di Feronia; per suo volere, in tale luogo sarebbe sorta una nuova stirpe di eroi e vi sarebbe stato celebrato il culto di tutte le divinità dell’ Olimpo.. Nel frattempo, Feronia, scacciata da Giunone, fu accolta in casa del contadino Lica dove si recò Giove in persona per confortarla e per annunciarle che le città distrutte sarebbe tutte risorte, unitamente agli altari andati distrutti. Questo sarebbe avvenuto prima ad opera dei Romani e successivamente per volontà di un Pontefice, Pio VI.
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