Quella della canzonetta è una forma metrica praticata con successo anche da Pietro Metastasio (1698 – 1782), che dedicherà all’imperatrice Maria Teresa d’Austria componimenti di contenuto encomiastico; questi, pur aprendosi a tematiche blandamente riformatrici, rientravano nella sua attività di poeta di corte. Dopo aver partecipato alla vita della società aristocratica napoletana, nel 1730 Metastasio era stato chiamato a Vienna, dove aveva sostituito Apostolo Zeno come “poeta cesareo”, al servizio dell’imperatore. La sua fama è strettamente associata alle fortune del melodramma. Il successo della sua prima opere, “Didone Abbandonata” composto nel 1724, gli aprì la strada di una prestigiosa carriera, consolidatasi con i melodrammi del primo decennio viennese. Stabilendo la netta supremazia del libretto sulla musica, Metastasio riformò il melodramma settecentesco, portandolo alla sua massima espressione. La musicalità dei suoi versi, sottolineando il conflitto delle passioni, veniva così ad esaltare gli aspetti emotivi e sentimentali dell’azione drammatica. Scrisse altre opere, tra cui ricordiamo: “Demetrio”, “Issipile”, “Olimpiade”, “La clemenza di Tito”, “Ciro riconosciuto”, “Zenobia”, “Temistocle” e “Attilio Regolo”. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla composizione di poesie di vario genere, mentre la produzione melodrammatica è meno intensa e significativa.

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Metastasio, Pietro - Melodramma