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Alfieri - Stile e Opere


All' interno delle sue Tragedie è possibile rintracciare un’organizzazione del testo e del prototipo dei personaggi molto vicini alla tragedia greca, era infatti fondamentale per lui attenersi ai canoni aristotelici che determinavano cos’era la letteratura e quale ordine doveva avere il testo tragico per essere valido e proporre un insegnamento.
Fino a quel momento la tragedia, in Italia, non era mai stata trattata; qui dunque ne è il primo rappresentante, mentre a livello europeo era presente William Shakespeare.
Le caratteristiche della sua tragedia sono:
la necessità di rintracciare uno stile che riprende la tragedia greca ma possiede qualcosa di nuovo; trovandosi nell’epoca dei Lumi infatti deve presentare un’innovazione di linguaggio e stile (ricorrerà infatti agli endecasillabi sciolti, che determinano l’assenza di uno schema fisso scandito dalle rime)
la rivalutazione della parola rispetto al fatto, all’azione. I personaggi in scena, più che muoversi sul palco, parlano in maniera sensata ed espongono concetti importanti facendo emergere la propria psicologia e la loro mente disturbata in quanto vittime di un dissidio interiore.
la considerazione, di derivazione greca, della tragedia come conflitto interiore, un momento che pervade e angoscia l’uomo. Questo termine deriva dal greco e significa “canto del capro”, dunque deve essere pesante e assumere i connotati di una lamentela, una denuncia, e comunque possedere un aspetto cupo dato dal fine non lieto.

La produzione Alfieriana è molto vasta, è infatti composta da:
tragedie, quali Saul e Mirra
un’opera storico-politica
un’opera autobiografica: La Vita, che contiene una dichiarazione poetica dei suoi obiettivi nella letteratura

Saul

Il suo titolo è collegato alla religione, infatti Saul è il re che aveva disubbidito a Dio che, pur di non subire la vergogna troppo grande di una punizione da scontare, ovvero della perdita della dignità di re, si suicidò. Il suo epilogo, dunque, è estremamente traumatico: è presente il topos letterario del conflitto interiore, in quanto i personaggi si logorano per vari motivi.
Questo è visibile, seppur in un altra veste, nella MIRRA in cui si concretizza un incesto, tema ripreso dalla classicità greca, poiché Mirra, nonostante promessa sposa a un altro uomo, è ossessionata da un amore segreto nei confronti del padre.

Mirra


Pereo è il promesso sposo di Mirra, che è da poco mancato.
Nessuno, se non lo spettatore, sa del sentimento: il testo infatti non è esplicito, e permette di giungere alla realtà solo attraverso della allusioni; questo determina che non è un tipo di opera alla portata di tutti a è dedicata all’élite, anche perché alcuni concetti, come l’incesto, non potevano venire psicologicamente accettati da tutti.
Partendo dalla seconda strofa, è possibile notare come, dalla classicità, venga ripreso il fare ricorso ai numi, gli dei.
La madre, in quanto tale, condivide con la figlia il dolore, ma presto comincia a capire gradualmente di che natura è e il fatto che sia molto forte e difficile da accettare, tuttavia il suo amore da madre è così grande che supera anche un peccato così grave.

A causa di questo aspetto così politicamente scorretto dell’incesto Alfieri con quest’opera subirà una censura, che era stata istituita qualche anno prima, in quanto stravolge completamente l’etica.

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