'Vogliamo il nostro prof!': a Milano la Buona Scuola ha un nome e un cognome

Marcello G.
Di Marcello G.

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“Vogliamo il nostro prof.”: è il grido di battaglia con cui un gruppo di genitori si sta opponendo dall’inizio dell’estate con tutte le forze al trasferimento del docente dei propri figli. Un insegnante che sembra aver conquistato il cuore e la mente dei suoi alunni. Di solito avviene il contrario: specialmente gli adolescenti hanno una sorta di “allergia” ai professori. In questo, caso, invece, l’attaccamento al prof dei sogni ha indotto i loro genitori a fare qualcosa. Sono nati così un gruppo Facebook, un profilo Twitter e un account di posta elettronica da cui è partita una petizione indirizzata alle istituzioni. Un appello per far restare il professore d’italiano, storia e geografia anche per l’anno prossimo; un gesto spontaneo per dimostrare la gratitudine per quanto è riuscito a fare con i ragazzi.

Siamo a Milano, scuola media statale “Monteverdi”, classe 1^ G: è qui che ha insegnato durante lo scorso anno uno dei docenti più amati d’Italia. Peccato che nel frattempo – buon per lui – è diventato di ruolo. Gli spettava una cattedra. Tradotto: doveva andare via da quella scuola.

L’APPELLO DEI GENITORI - “Noi vogliamo che rimanga per dare una continuità didattica ma anche affettiva al lavoro sin qui svolto. Oggi i giovani sono così disorientati e, per una volta in cui avevano trovato un punto di riferimento, rischiano di perderlo”: a parlare è Maria Steffanoni, uno dei genitori promotori dell’iniziativa. “Nel farlo – sottolinea – abbiamo cercato di tutelare la privacy del professore, in fondo ha tutto il diritto di avere una cattedra, preferiremmo però che questa sia nella scuola dove studiano i nostri figli”.
I genitori, tra l’altro, non riescono a capire perché il docente debba andare visto che “la cattedra che ha occupato quest’anno spetterebbe a una persona in aspettativa, che probabilmente – dice la Steffanoni – non tornerà in servizio neanche nell’anno che sta per cominciare. I nostri figli avranno così un altro supplente, tanto valeva confermare quello attuale. Non accettiamo che un algoritmo stabilisca cosa è meglio per i nostri ragazzi. I rapporti umani dovrebbero venire prima di tutto”.

IL PROBLEMA È NELL’ASSEGNAZIONE DELLE CATTEDRE - In realtà la questione non è così semplice, ci si muove sul pericoloso crinale del sistema che regola l’assegnazione delle docenze. Per capirlo meglio abbiamo contattato direttamente la scuola. “Al professore in questione – ci dice il prof. Giuseppe Annunziata, vicepreside dell’Istituto “Monteverdi”gli era stata assegnata una sede provvisoria, rientrante nell’organico di fatto, ridistribuito tra i precari all’inizio di ogni anno”. Il problema – per genitori e alunni – è sorto quando è diventato di ruolo. “A quel punto – continua Annunziata – ha dovuto obbligatoriamente fare domanda per avere una sede definitiva tra quelle facenti parte dell’organico di diritto (una quota di posti fissi per i docenti “interni”). E visto che nel nostro istituto ci sono solo posti da supplente per forza di cose doveva cambiare scuola”.

L’IPOTESI DI UN RITORNO NON È PIU’ UNA CHIMERA - Eppure una speranza, nel tempo, sembra essersi riaccesa, quasi improvvisamente: “A inizio estate il docente aveva effettivamente ottenuto una cattedra in un’altra scuola milanese – racconta il vicepreside – solo che poi il trasferimento è saltato per via di un ricorso di un altro insegnante”. Dopodiché è stata individuata un’altra sede: ed è qui che si è rifatta avanti l’ipotesi di un clamoroso ritorno. Ma perché? “La seconda sede (a Segrate e non a Milano, per la cronaca) – spiega Annunziata - non era tra quelle indicate dal docente nella domanda di assegnazione. Così si sono verificate le condizioni per chiedere un’assegnazione provvisoria o un “utilizzo” per un altro anno, in attesa che tra un anno si trovi una cattedra in una destinazione gradita al professore”.

LUI VUOLE RESTARE - Partendo da questa novità i genitori sono tornati alla carica. Il professore, consapevole della situazione, ha così chiesto l’assegnazione proprio nella vecchia scuola. “Lui vuole rimanere – ribadisce la signora Maria – tanto quanto noi vogliamo che lui prosegua il lavoro iniziato con i nostri figli”. Stando ai racconti dei genitori, i ragazzi stanno vivendo come un “lutto” l’addio del prof, sono agitati e preoccupati per cosa li aspetterà con il cambio. Alcuni di loro hanno addirittura mandato autonomamente dei messaggi per unirsi al coro delle mamme e dei papà.

UN PROFESSORE CHE PIACE PROPRIO A TUTTI - Ma cosa ha di così speciale questo signore? “Semplicemente è una persona che entra in classe col sorriso – dice la Steffanoni – che fa divertire i ragazzi ma li fa anche lavorare parecchio. Li fa ragionare con calma, tranquillità, senza perdere mai la pazienza. Ha preso menti frizzanti e ha dato loro consapevolezza dei propri mezzi”. Insomma più che un insegnante un educatore.

Anche la scuola, dal canto suo, gradirebbe il ritorno: “Speriamo ancora di riaccoglierlo – ci tiene a dire il vicepreside della scuola – abbiamo già informato l’ufficio scolastico provinciale chiedendo loro se riescono a rimandarcelo. Al momento siamo ancor in attesa di una risposta. Anche se siamo consapevoli che, in ogni caso, l’anno prossimo si riproporrà lo stesso problema”.

Ma se davvero dovesse succedere quello che, solo poche settimane, fa sembrava impossibile gran parte del merito andrebbe dato a un gruppo di genitori che non si è voluto arrendere di fronte ai meccanismi che muovono il mondo della scuola. Sarebbe la vittoria delle persone su numeri, graduatorie e punteggi.

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