Telefonini sul banco, a New York. E in Italia?

Lorena Loiacono
Di Lorena Loiacono

New York ammette i telefonini in classe. In Italia ci pensa la Buona Scuola con il Byod
MAMMA SONO A LEZIONE -Telefonini in classe? In Italia i prof non vogliono neanche sentirli nominare. Per ora. Mentre a New York la situazione è completamente diversa. Dal 3 marzo infatti, per decisione del sindaco italoamericano Bill De Blasio, gli studenti potranno portare i loro cellulari in classe. Una vera e propria rivoluzione attesa quanto contestata. Da un alto c’è la necessità dei genitori di poter chiamare in qualsiasi momento i figli, anche durante le lezioni, dall’altro c’è la necessità dei docenti di non essere continuamente disturbati proprio durante le lezioni, quando i ragazzi starebbero al telefono con mamma e papà. Quindi, se parte delle famiglie sono contente, la maggior parte dei docenti e dei presidi non lo è. Anche in Italia non sono mancati guai e polemiche.

TELEFONINI PARCHEGGIATI – A New York in effetti la questione cellulari non è di poco conto. Nelle scuole in cui si entra attraversando il metal detector, per individuare eventuali presenze di armi, i ragazzi fino d oggi sono stati costretti a lasciare il cellulare a casa o, addirittura, a lasciarlo fuori a pagamento. Come? Negli ultimi anni sono arrivati addirittura i furgoncini che, a pagamento, custodiscono il telefonino durante l’orario delle lezioni per poi riconsegnarlo al ragazzo appena esce da scuola. In Italia a questo punto non ci siamo arrivati, anche perché gli studenti si limitano a tenerlo nascosto senza suoneria.

Scopri tutte le curiosità del telefonino tra i banchi, svelate da Skuola.net

SMARTPHONE NELLE SCUOLE ITALIANE? – Per il momento è vietato da una circolare dell’ex ministro Fioroni che, nel 2007, mise nero su bianco l’obbligo di tenere rigorosamente spento il telefono. In realtà 8 anni fa si parlava di cellulari e non di smartphone, il cui utilizzo è dilagato negli ultimi anni anche tra i banchi, come rilevato da un sondaggio di Skuola.net, permettendo ai ragazzi l’uso di internet in qualsiasi momento. Un uso che, di fatto, potrebbe rendersi utile anche a scuola non solo per socializzare ma anche per la didattica. In che modo? La spiegazione è nel testo della Buona Scuola in cui si aprono le porte al BYOD: si tratta del Bring Your Own Device, letteralmente “porta il tuo dispositivo” . Non solo tablet quindi, se lo studente dispone di uno smartphone potrà connettersi anche con quello.

PAROLA DI BUONA SCUOLA – “Non saremo soddisfatti – si legge nel testo - fino a quando l’ultima scuola dell’ultimo comune d’Italia non avrà banda larga veloce, wi-fi programmabile per classe (con possibilità di disattivazione quando necessario) e un numero sufficiente di dispositivi mobili per la didattica, anche secondo la modalità sempre più adottata del BYOD(Bring Your Own Device, “porta il tuo dispositivo” per cui la didattica viene fatta sui dispositivi di proprietà degli studenti, e le istituzioni intervengono solo per fornirle a chi non se lo può permettere).

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