Ritardo a scuola? Ai servizi sociali

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

quattordicenne quarratino finisce ai servizi sociali perché sempre in ritardo

Quanti di voi possono dichiarare orgogliosamente di essere sempre entrati a scuola al suon della campanella? L’immagine di studenti che ogni mattina si affannano nel tentativo disperato di non varcare con troppi minuti di ritardo la soglia del portone scolastico, è piuttosto frequente e diffusa. Ma dietro i ritardi possono esserci varie motivazioni: una buona dose di pigrizia è alla base del ritardo cronico, mentre contrattempi dell’ultimo minuto motivano quello occasionale. Oggi parliamo di un quattordicenne quarratino che, superata la soglia dei tre bonus consentiti dalla scuola, rischia di finire ai servizi sociali alla prossima occasione di mancata puntualità.

TARDI A SCUOLA? AI SERVIZI SOCIALI - La storia del quattordicenne di Catini è quella di molti studenti pendolari che ogni mattina sono costretti a utilizzare i mezzi pubblici per recarsi a scuola. Il giovane ha già esaurito, a circa due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, i tre bonus consentiti dalla scuola per i ritardi all’ingresso. La punizione inflitta al prossimo ritardo potrebbe essere quella dei servizi sociali. Se, insomma, il giovane non farà della puntualità la sua più fidata amica, si ritroverà con guanti e paletta a pulire la scuola. Questa la pena stabilita dall’Istituto alberghiero Martini di Montecatini.

UN RITARDO MOTIVATO - Si tratta di una decisione che, sebbene ancora allo stato potenziale, ha prontamente sollevato critiche a partire dagli stessi genitori del malcapitato. Infatti i ripetuti ritardi di quest’ultimo non dipenderebbero da una patologia cronica, ma da un problema che vivono migliaia di studenti. Quello appunto dei mezzi sovraffollati che spesso non garantiscono la puntualità. L’autobus che il quattordicenne prende ogni mattina per recarsi a scuola, infatti, sarebbe rigorosamente stracolmo. Per questa ragione, pare che l’autista del mezzo sia frequentemente costretto a saltare la fermata, nell’impossibilità di far salire altri ragazzi. Così il giovane studente avrebbe cercato di rimediare a questo problema svegliandosi alle prime luci dell’alba e optando per il treno o per passeggiate chilometriche di prima mattina per raggiungere la prima fermata dove è ancora possibile salire sull’autobus.

L’AUTONOMIA DECISIONALE DELLE SCUOLE- Si intuisce, pertanto, la delicatezza di una problematica che ogni scuola ha diritto a disciplinare sulla base di un’autonomia decisionale e di propri regolamenti d’istituto. Nella maggior parte delle scuole, ad esempio, il ritardo occasionale e ingiustificato prevede un richiamo verbale, mentre quello ripetuto esige un richiamo scritto, vale a dire verbalizzato sul registro di classe e sul libretto dello studente. Si passa all’ammonizione scritta con coinvolgimento diretto dei familiari in caso di ritardo sistematico e abituale. Qualche anno fa, per ovviare a tale problema, in un noto liceo romano si era optato per un chip anti-assenze.

IL PATTO EDUCATIVO DI CORRESPONSABILITA’- Esiste tuttavia una normativa generale definita dal Miur a cui le scuole possono far riferimento e si chiama Patto educativo di corresponsabilità. Sulla base di questo regolamento è previsto che l’alunno in ritardo all’inizio dell’attività didattica venga ammesso in classe dopo che l’insegnante incaricato della prima ora abbia registrato sul diario di classe l’entità del ritardo in minuti. Nell’eventualità che il ritardo superi i venti minuti, allora sarà necessaria una giustificazione scritta o telefonica da parte dei familiari. Inoltre, si legge che “Alla terza segnalazione di ritardo (che sia di ingresso a scuola o di rientro dopo l’intervallo e/o attività svolte fuori dall’aula viene registrata una nota sul diario di classe”. Detto questo, lo studente e i propri genitori possono segnalare una problematica precisa, come nel caso del quattordicenne in questione, e confrontarsi direttamente con il collegio dei docenti e il responsabile scolastico sulle linee previste dal Patto educativo di corresponsabilità, affinché non venga comminata all’alunno una punizione ingiusta. Ricordiamo comunque che quelle del Patto educativo di corresponsabilità sono solo delle linee guida alle quali è poi la scuola a decidere se attenersi o meno.

E tu quante volte fai tardi a scuola?

Margherita Paolini

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