Studente "bacchetta" la ministra sui programmi di Storia: più attualità a scuola?

Marcello G.
Di Marcello G.

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Come sei messo con il programma di storia? Ancora in alto mare nonostante l’anno scolastico stia per finire? Niente di nuovo, lo sapevamo già. Perché, se ti può consolare, è una condizione che accomuna tantissimi studenti. Se, però, questa lacuna si presenta quando stai frequentando l’ultimo anno delle superiori allora la cosa diventa preoccupante. Gli esami di maturità si avvicinano e sicuramente nei corridoi del Ministero non hanno la più pallida idea di cosa hai studiato e soprattutto di cosa non hai studiato. Così, nelle tracce della prima prova o in fase di colloquio orale, potrebbe capitarti di dover sviluppare un tema a te sconosciuto o di dover rispondere a una domanda di cui ignori la risposta. È un dibattito che si trascina da sempre: i maturandi non finiscono i programmi, lasciando paradossalmente da parte argomenti davvero importanti.

Gli studenti chiedono di aggiornare i programmi di storia


Ma ora c’è un nuovo Ministro (anzi, una nuova Ministra) e gli studenti hanno deciso di ripartire con la loro battaglia per cambiare i programmi scolastici, avvicinandoli alla contemporaneità. L’ultimo tentativo ha visto protagonista un gruppo di ragazzi toscani. L’occasione un incontro proprio con la responsabile del Miur Valeria Fedeli. Come riportato dal giornalista Mattia Feltri nel suo ‘Buongiorno’ sul quotidiano La Stampa, la ministra dell’Istruzione ha ricevuto una critica abbastanza diretta da Bernard Dika, presidente del parlamento degli studenti toscani. In maniera un po’ provocatoria il ragazzo ha affermato che a scuola in questo momento si studiano più gli assiri e i babilonesi e poca attualità. Una critica che, però, la Fedeli non ha lasciato cadere nel vuoto. Anzi, la ministra ha preso un impegno formale e ha promesso di interessarsi personalmente alla modifica dei programmi.

L’apprezzamento e l’impegno della ministra Fedeli


Per il rappresentante degli studenti toscani il sistema attuale "non funziona più, serve un cambiamento dei veri e propri ordinamenti scolastici fermi al Decreto Ministeriale del 1996, ci sono 70 anni di storia dimenticati! E' una questione di buon senso per una scuola che vuol costruire i nuovi cittadini". Una presa di posizione che, come detto, ha raccolto l’apprezzamento di Valeria Fedeli "per la forte determinazione matura e fattiva, vero esempio per le regioni del nostro Paese". Ma, a prescindere dalla parole, sono i dati a confermare la necessità di un cambiamento, urgente. Un'altra missione che la ministra dell’Istruzione dovrà cercare di portare a termine il prima possibile.

Programmi di storia lasciati a metà. Il sondaggio di Skuola.net


I risultati di un sondaggio di Skuola.net, effettuato alla vigilia della maturità dello scorso anno, ci hanno mostrato numeri impietosi sul livello di preparazione storica che la scuola italiana è in grado di dare. In quell’occasione il 42% degli studenti ci disse che la propria classe non era riuscita a finire il programma di storia. Nello specifico, un 27% doveva ancora terminare la Seconda guerra mondiale, l’11% stava studiando il periodo che intercorre tra i due conflitti nelle ultime ore di lezione e un 4% non aveva affrontato neanche la Prima guerra mondiale. Così, in vista dell’esame di stato, 2 maturandi su 5 avevano deciso di studiare la seconda metà del ‘900 in maniera autonoma. Una scelta, a nostro modo di vedere, saggia. Anche perché, come insegna la storia (della maturità), è molto più probabile che capitino tracce e domande sull’attualità rispetto ad argomenti ormai troppo lontani nel tempo.

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