Back to School: 6 novità per l'anno scolastico che sta iniziando

Marcello G.
Di Marcello G.

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L’anno scolastico 2016/2017 è ormai iniziato: studenti, docenti, dirigenti: nessuno è estraneo al cambiamento. La riforma sulla “Buona Scuola”, infatti, inizia a produrre i primi effetti: per ora il giudizio è sospeso, a giugno potremo dire se gli obiettivi sono stati raggiunti. Ma quali sono le novità principali che il nuovo anno porterà con sé? Partiamo dalle buone notizie.

1. Scuole a misura di studente

Lo studente al centro: se volessimo trovare uno slogan da associare agli ultimi impegni – anche economici – presi dal ministero dell’Istruzione, sarebbe sicuramente questo. L’ultimo stanziamento di fondi è della fine di agosto: 80 milioni per finanziare progetti accomunati da una caratteristica: aumentare il ruolo attivo dei ragazzi in progetti “extra” rispetto alla normale didattica. Tra le iniziative: triplicati i fondi finalizzati allo svolgimento di attività sportive a scuola; soldi anche per rafforzare i corsi di recupero e il diritto allo studio. Ci sono risorse per il rafforzamento delle misure per l'edilizia scolastica e finanziamenti per l’apprendistato degli studenti. Soldi a cui vanno aggiunti i 10 milioni già individuati per il potenziamento del programma “La scuola al centro” che ha visto, già quest’anno, il funzionamento delle strutture scolastiche nel pomeriggio e nei mesi estivi in alcune grandi città per lo sviluppo di progetti alternativi e tamponare la dispersione dei ragazzi.

2. A scuola di cittadinanza

Nel pacchetto di risorse messe sul piatto dal Miur trovano ampio spazio anche idee per crescere non solo nuove generazioni più istruite ma anche maggiormente consapevoli delle regole del vivere civile. Cittadini prima ancora che studenti. Una scuola che sarà sempre più “sociale”. Legalità, sicurezza, educazione civica, responsabilità: queste le parole d’ordine per l’anno 2016/2017. Fra gli obiettivi, richiamare l’attenzione sui fenomeni del nostro tempo per contrastarli partendo dal basso. Il vertice del programma è sicuramente rappresentato dall’educazione stradale, dalla comprensione del fenomeno bullismo/cyberbullismo, dai progetti su legalità e cittadinanza attiva, dalla promozione di corretti stili di vita. Entrano nel sistema scolastico anche Public Debate e Public Speaking (Olimpiadi di Public Debate nazionali comprese). Piano di interventi nazionale anche per orientamento scolastico e “innovazione sociale”, finalizzate al contrasto alla dispersione attraverso l’elaborazione di risposte innovative da parte dei ragazzi per la valorizzazione del patrimonio artistico del loro territorio, dell’ambiente, del paesaggio, della tradizione locale. Non da ultimo questo ottobre, secondo l'annuncio del ministro Giannini, saranno pubblicate le linee guida per l'educazione all'affettività nelle scuole.

3. Integrazione parola d’ordine

Nessuno deve sentirsi diverso: è un’altra parola chiave con cui inizia il nuovo anno di scuola. Fra le misure destinate ai ragazzi, infatti, ci saranno risorse - si spera sufficienti - per portare avanti programmi di sostegno linguistico e psicologico per l’integrazione nelle classi, in particolare dei minori non accompagnati con cittadinanza non italiana e degli alunni stranieri; previsti anche fondi per realizzare progetti di accoglienza. Attenzione anche ai disabili: c’è la volontà di rendere gli spazi scolastici sempre più accessibili, sia da un punto architettonico sia didattico. l’integrazione sembra essere un imperativo per il Miur. Una scuola che vuole essere vicino anche a chi è rimasto indietro. Vanno in questo senso gli interventi per il rafforzamento dell’istruzione domiciliare e delle scuole in ospedale. La stessa filosofia è alla base del piano d’investimenti per le scuole nelle carceri. Perché scuola non significa solo quella all’interno delle classi tradizionali, l’istruzione deve essere per tutti e dappertutto.

4. L’alternanza diventa sempre più adulta

Si rafforza il legame tra scuola e mondo del lavoro. Era questa la funzione specifica con cui era nata l’alternanza scuola-lavoro. Un progetto che ha portato la formazione obbligatoria in azienda per gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori: 200 ore nei licei, 400 ore negli istituti tecnici e professionali, ogni anno. Un modo per far “assaggiare” ai ragazzi le dinamiche lavorative e tentare di collocarli il prima possibile. Un programma che è ancora in fase di rodaggio ma che acquista spessore anno dopo anno. Dal 2016/2017 entrerà a regime per le classi terze e quarte, il prossimo anno invece arriverà a conclusione il primo triennio completo di formazione obbligatoria, coinvolgendo circa 1,5 milioni studenti. Per questo, nei corridoi del Miur, si vocifera su un suo prossimo inserimento tra gli elementi oggetto di valutazione all’esame di maturità. Così, per dargli slancio, il Ministero ha deciso di finanziare l’alternanza con una quota fissa di 100 milioni di euro ogni dodici mesi, costruendo parallelamente una rete di aziende pronte ad accogliere i ragazzi. Quest’anno, perciò, sarà un buon banco di prova per vedere se si riusciranno a superare gli ostacoli che sinora ne hanno impedito il pieno sviluppo (difficoltà di collocamento, effettiva utilità del tirocinio, gestione degli orari). E per certificare che il sistema è pronto a debuttare alla maturità.

5. Arriva la pagella dei presidi

Forse ai ragazzi interesserà limitatamente ma potrebbe essere una consolazione sapere che, per la prima volta, ad essere giudicati non saranno solo gli studenti. Entra infatti in funzione il nuovo meccanismo di valutazione dei dirigenti scolastici. Con una direttiva del ministro dell’Istruzione Giannini viene infatti certificato il ruolo di vertice dei presidi. Ma, come si dice, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Mai come quest’anno il dirigente ha una così ampia autonomia di scelta; addirittura, con il nuovo sistema della “chiamata diretta”, ha potuto selezionare parte del corpo docente per il proprio istituto. Ma, parallelamente, la sua attività sarà monitorata nel dettaglio. Tre i criteri di valutazione: gestione e valorizzazione delle risorse umane (professori e personale di supporto), capacità di dare un indirizzo preciso alla scuola, apprezzamento da parte della comunità scolastica (studenti, genitori, dipendenti). Alla fine dell’anno si tireranno le somme e si inseriranno i presidi in quattro fasce di merito, in base al raggiungimento degli obiettivi (collegando ogni fascia a un bonus di stipendio). Per i dirigenti giudicati inefficienti, invece, ci sarà il trasferimento.

6. Nuovi prof in classe... o no?

Questo è l’anno del maxi-concorso, lo strumento con cui il Governo sta tentando di mantenere la promessa di stabilizzazione per migliaia di precari (63.712 professori da collocare in 3 anni). Buona l'intenzione, se non fosse che le selezioni proseguono a rilento e che, soprattutto, non tutti i candidati si sono dimostrati all’altezza della situazione: almeno, secondo le commissioni che hanno giudicato le prove scritte. A dirlo una ricerca del sito Tuttoscuola, che ha delineato la situazione dei lavori a fine agosto: molti i bocciati alle prove scritte e troppe le commissioni che non avevano ancora finito di correggere i compiti. Il buono di una così agguerrita selezione, può essere la garanzia – reale o presunta – per gli studenti di trovare nelle classi solo insegnanti più che preparati. Ma allo stesso tempo, guardando gli esiti - per ora parziali – del concorsone, si fa strada l’ipotesi che, almeno a inizio anno, per alcune classi il docente possa essere solo di passaggio o che, addirittura, non poche cattedre rimangano vuote.

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