Imma Ferzola
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manifestazione

Oltre mille studenti provenienti da diverse scuole di La Spezia si sono radunati davanti all’istituto professionale Chiodo-Einaudi, dove Youssef Abanoub, 18 anni, è stato accoltellato a morte. La protesta, nata per chiedere la chiusura della scuola e giustizia per il giovane, si è trasformata in una manifestazione carica di tensione, culminata con l’intervento della Digos.

Davanti ai cancelli dell’istituto, nella mattinata di oggi, 19 gennaio, gli studenti e le studentesse hanno cercato di impedire l’ingresso a scuola. L’edificio, però, è rimasto aperto, scatenando momenti di scontro verbale con i collaboratori scolastici, che rivendicavano il diritto di garantire il regolare svolgimento delle attività. La situazione si è fatta rapidamente tesa, tanto da richiedere la presenza delle forze dell’ordine.

Indice

  1. Cosa dicono gli studenti
  2. Il lutto cittadino e l’intervento del ministro Valditara

Cosa dicono gli studenti

Durante la manifestazione, una studentessa intervistata da 'LaStampa' ha accusato la scuola di non aver dato il giusto peso alle segnalazioni precedenti: “Non è una morte annunciata ma avvisata, erano già giorni che lo minacciava, lui aveva avvertito i professori, non era da sottovalutare”. Secondo il suo racconto, l’aggressore Zouhair Atif, 19 anni, si sarebbe già reso protagonista di minacce e aggressioni, anche con un coltellino svizzero, davanti alla scuola e alla presenza di almeno un professore e dei bidelli, che in quelle occasioni avrebbero fermato la situazione.

Alla veglia organizzata dagli studenti e dalle studentesse non sono mancati cartelli con accuse dirette al personale scolastico. “I prof sono complici”, si leggeva su uno di questi, affisso sulle porte dell’istituto. In un gesto simbolico, una ragazza è salita sulle spalle di un coetaneo per attaccare il foglio più in alto, nel tentativo di richiamare l’attenzione del mondo degli adulti.

La manifestazione si è poi spostata dal Chiodo-Einaudi al Palazzo di Giustizia di La Spezia, per concludersi all’obitorio, dove si trova la salma di Youssef, a disposizione della magistratura che ha disposto l’autopsia. Al corteo hanno partecipato centinaia di giovani, non solo dell’istituto professionale ma anche dei licei Mazzini, Fossati e di altri istituti superiori della città.

Il lutto cittadino e l’intervento del ministro Valditara

Dopo la tragedia, il sindaco di La Spezia ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, nonostante le iniziali riluttanze. Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha annunciato: “È stata disposta un'ispezione, valuteremo, però dobbiamo farlo in modo pacato. Non dobbiamo gettare la croce addosso a nessuno”.

Valditara ha sottolineato che “non sappiamo ancora come si sono svolti i fatti e quali siano i pregressi, non sappiamo se effettivamente il ragazzo aggressore fosse abituato a portare coltelli a scuola, quindi l'ispezione chiarirà anche questo. C'è un'indagine in corso”. Il ministro ha parlato di “una comunità scolastica sconvolta, con docenti e la preside particolarmente commossi”, invitando alla cautela nell’attribuzione delle responsabilità.

Il giorno precedente alla protesta, sul sito dell’istituto era stato pubblicato un comunicato firmato dalla preside della scuola, in cui veniva annunciato l’avvio di un “percorso di elaborazione del tragico lutto che ha colpito la comunità scolastica”, con il supporto psicologico per studenti e personale.

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