Lampedusa: prof non fanno minuto silenzio

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

tragedia a lampedusa: gli studenti ne hanno parlato con i prof? Il punto di Skuola.net

Oggi è lutto nazionale. Le scuole e le università italiane sono state invitate dal Ministero dell’Istruzione a rispettare un minuto di silenzio per rispetto alle vittime della tragedia che ha visto protagonisti ieri centinaia di immigrati che tentavano di sbarcare a Lampedusa. Ad ora si contano 111 vittime, tra cui donne incinte e bambini. L’isola è nuovamente sconvolta dal dolore. Già, nuovamente. Infatti, non è la prima volta che accade un episodio del genere. Skuola.net prova a spiegarvi quello che sta succedendo.

LAMPEDUSA: ECCO COSA È SUCCESSO - Ieri un barcone con a bordo 500 somali ed eritrei ha tentato di raggiungere la costa italiana. Per segnalare la loro presenza a pochi metri dalla costa di Lampedusa, solo 800, hanno pensato di bruciare una coperta in modo che il fumo li rendesse visibili dalla terra ferma. Questo perché, come in molti sanno, in mare aperto i telefonini non prendono, nemmeno i migliori. Ma poi la tragedia: il fuoco è divampato velocemente, passando in breve tempo dalla coperta al resto dell’imbarcazione. Nel disperato tentativo di salvarsi, molti si sono tuffati in mare. Centinaia di persone hanno perso la vita, in primis i più deboli: donne e bambini.

IMMIGRATI CLANDESTINI PERDONO LA VITA: SUCCEDE TROPPO SPESSO - Tutto questo a pochi giorni dagli episodi di Ragusa, dove hanno perso la vita 13 migranti che tentavano, insieme ad altri, di toccare la tanto sognata terra italiana. Ma che erano a bordo di uno scafo che non ce l’ha fatta a toccare riva. Anche stavolta, la tragedia è avvenuta a pochi metri da terra. Insomma, purtroppo di episodi del genere in cui tanti migranti con il sogno di una vita migliore di quella che si sono lasciati alle spalle che perdono la vita per raggiungere il loro sogno, avvengono molto, troppo spesso. Ma come mai?

LE CAUSE: COLPA DELLA LEGGE BOSSI – FINI? - In queste ore è tornata ad essere oggetto di numerose polemiche la legge Bossi – Fini, dal nome dei suoi due primi firmatari, Umberto Bossi e Gianfranco Fini. Lo scopo della legge firmata nel 2002 è quello di combattere l’immigrazione clandestina. Questa prevede che l'espulsione sia immediatamente eseguita con l'accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Gli immigrati clandestini, privi di documenti di identità validi, vengono portati in centri di permanenza temporanea per poter essere identificati. Ma non è tutto. Il punto oggetto di più controversie è che la norma ammette i respingimenti al Paese di origine in acque extraterritoriali. Insomma, le navi di clandestini non attraccano sul suolo italiano e l'identificazione degli aventi diritto all'asilo politico e a prestazioni di cure mediche e assistenza avvengono nei mezzi delle forze di polizia proprio in mare. Questo potrebbe essere il motivo che ha spinto gli immigrati di Lampedusa ad incendiare in mare la coperta prima di poter toccare terra.

MA PERCHÉ PROPRIO LAMPEDUSA? – Sicuro è che ognuno di voi, anche chi di attualità si interessa davvero poco, avrà sentito nominare Lampedusa, in Sicilia. Infatti, per la maggior parte delle volte, è qui che arrivano i barconi pieni di immigrati e di speranze per un futuro migliore. Ma perché proprio qui e non in un altro punto dello Stivale? La risposta è semplice: Lampedusa è l’isola italiana più vicina a tutti questi immigrati. Ad uno schiocco di dita dall’Africa, è raggiungibile in qualche ora di viaggio in mare. E per questo è praticamente “invasa” da disperati che sperano in un futuro migliore. Fortunatamente, sono davvero tantissimi gli abitanti che accolgono queste persone cercando di fornire loro tutto l’aiuto di cui necessitano, tanto che in queste ore L’Espresso sta avanzando la proposta di candidare l’isola al Premio Nobel per la Pace.

PROF NON RISPETTANO MINUTO DI SILENZIO - Per 1 studente su 5 oggi è stato un giorno come tutti gli altri. I suoi insegnanti non si sono curati della giornata di lutto nazionale indetta per riflettere sulla morte degli immigrati a Lampedusa, né tanto meno del minuto di silenzio richiesto dal Ministero dell’Istruzione. Questo è quanto emerso dal sondaggio di Skuola.net. Ma anche chi il minuto l’ha rispettato, ha dimostrato di essere attaccato di più ai programmi scolastici che alla discussione dei fatti di attualità: nessun loro approfondimento ha contribuito alla formazione del pensiero critico del 30% degli studenti. Questo, contro la metà degli studenti, il 50%, che non solo afferma di essersi fermato per qualche istante insieme alla sua classe, ma che ne ha anche parlato insieme ai suoi insegnanti, disponibili a sacrificare la loro ora o parte di questa per spiegare ai ragazzi l’accaduto.

Tragedia Lampedusa: prof non rispettano minuto di silenzio
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Serena Rosticci

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