Tutti pazzi per il modello finlandese: i segreti di un successo

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino
modello finlandese

Tutti pazzi per la Finlandia. Il sistema scolastico del paese nord europeo, negli ultimi anni, è diventato protagonista del dibattito sul mondo dell'istruzione e sulle ipotesi di riforma intavolate dalle altre nazioni (Italia inclusa). Anche il ministro Lorenzo Fioramonti lo ha come esempio virtuoso: "Qualche mese fa ero in Finlandia per studiare il loro approccio alla sperimentazione sociale alla digitalizzazione dei trasporti e alle politiche sociali. Hanno ridotto l’orario scolastico e usano le nuove tecnologie per fare insegnamenti trasversali, con l’uso di linguaggi più semplici e accessibili, un modo divertente e accattivante per avvicinare gli studenti alle materie più ostiche", ha detto in una recente intervista.


Modello finlandese, le caratteristiche principali

Secondo vari indicatori (tra cui Osce-Pisa), il sistema scolastico finlandese è infatti tra i migliori del mondo, se non il migliore. L’anno scolastico comincia il 15 agosto, termina il 2 giugno ed è diviso in 5 periodi con interruzioni in autunno, a Natale, in inverno e a Pasqua. L'istruzione obbligatoria comincia nell'anno in cui il bambino compie sette anni con la maggioranza dei giovani che, dopo aver terminato la scuola comprensiva, prosegue gli studi nell'istruzione secondaria superiore. Il sistema scolastico è totalmente decentralizzato: la responsabilità principale della gestione e del controllo delle scuole incombe agli enti locali. Tutte le scuole sono pubbliche (non esistono le private), ci sono ingenti investimenti sulla ricerca, sono abolite le lezioni frontali preferendo l'approccio collaborativo tra docenti e studenti.

Ma non finisce qui. Alle elementari, i maestri lasciano 15 minuti di gioco ogni 45 minuti di lezione. A casa vengono assegnati pochi compiti, fino a 13 anni non ci sono voti, tutti vanno alla scuola materna fino ai 7 anni. Le classi generalmente non superano i 20 alunni ed è previsto l’insegnamento di due lingue aggiuntive, oltre a quella nazionale. L’accesso all'università non è libero. Si deve superare un esame per matricole al quale ci si può presentare solo dopo i 18 anni. Ultimo, ma non meno importante: l’insegnante gode di grande rispetto e viene adeguatamente pagato.

Per le istituzioni finlandesi, infine, la tecnologia è un tassello centrale nel processo di crescita delle nuove generazioni di alunni; uno strumento didattico, al pari di altri, anche se non lo strumento per eccellenza. Un mondo nuovo, dunque, da cui prendere spunto, cercando di evitare riforme brusche. Per innovare in modo graduale, senza però dimenticare le proprie radici culturali.




L'intervento dell'ambasciatore finlandese in Italia

Un tema tornato di grande attualità negli scorsi giorni quando a Roma, presso il centro Erickson, si è tenuto un convegno - organizzato dall'Associazione nazionale presidi - con al centro proprio l'insegnamento nel nostro Paese e il confronto con gli altri sistemi scolastici. L'occasione per dare spazio al parere di esperti, docenti universitari e personalità a vario titolo coinvolte nel processo innovatore della scuola italiana. Su tutti, l'intervento dell'ambasciatrice finlandese in Italia, Pia Rantala Enberg, che ha posto l'accento sui punti di forza del 'suo' sistema: "Nel nostro sistema alla capacità di leggere e scrivere si affianca un'alfabetizzazione digitale di prim'ordine. Non solo: c'è garanzia di uguaglianza e di inclusione. Ma, lo sottolineo, abbiamo tante, tantissime sfide ancora da vincere. Il lavoro degli insegnanti non è facile. Loro sono molto apprezzati, ma si tratta di un lavoro faticoso, difficile, complicato. C'è sempre da imparare, non esiste un sistema perfetto e siamo pronti al dialogo".
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