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IL PLANCTON

Il plancton comprende tutti gli organismi, sia vegetali (fitoplancton) sia animali (zooplancton), presenti nella colonna d’acqua (dominio pelagico, provincie neritica ed oceanica) e incapaci col proprio moto di opporsi significativamente al trasporto delle correnti. Gli organismi appartenenti al plancton presentano numerosi adattamenti per lo più finalizzati a contrastare la naturale tendenza alla caduta verso il fondo. Per ridurre il peso corporeo ad esempio molte specie presentano un’elevata percentuale di acqua che conferisce loro anche una certa trasparenza. Per lo stesso motivo vi è una riduzione di tutte le parti pesanti, come scheletri e gusci, e a volte si nota la presenza di piccole gocce oleose, cere e vescicole di gas (pneumatofori) che possono permettere addirittura il galleggiamento. A ridurre la velocità di caduta contribuisce molto la forma del corpo, spesso appiattita, nastriforme (es.: Cestus veneris) o fogliacea, intesa a creare il massimo attrito con l’acqua. Ne è un esempio l’ombrella delle meduse che funge da "paracadute". Funzione simile è data dalle espansioni spiniformi e filiformi non ché dalle numerose appendici corporee generalmente presenti. A queste strategie passive si aggiungono quelle attive rappresentate da vere attività natatorie prodotte con ciglia, flagelli, palette, contrazioni corporee, ecc. Anche le ridotte dimensioni e il conseguente aumento del rapporto superficie corporea/peso contribuiscono a ridurre l’affondamento e non stupisce quindi che gli organismi planctonici siano tendenzialmente piccoli e spesso invisibili ad occhio nudo. Ma come sempre ci sono delle eccezioni: ad esempio le meduse, frequentemente incontrabili nelle acque costiere, fra le quali alcune specie possono raggiungere dimensioni ragguardevoli.In funzione del ciclo di vita invece si possono definire oloplanctoniche le specie che passano tutta la vita in sospensione e meroplanctoniche le specie che presentano solo alcuni stadi planctonici come ad esempio larve, uova, stadi giovanili, ecc. Il meroplancton è più abbondante lungo le coste (plancton neritico) e nei periodi primaverili mentre l’oloplancton è maggiormente rappresentato in acque del largo.
IL FITOPLANCTON

Trova maggior diffusione nella zona superficiale eufotica e può spingersi fino alla zona oligofotica. Le specie si distinguono in permanenti o temporanee a seconda che la loro presenza possa riscontrarsi durante tutto l’anno oppure solo in alcune stagioni.Il fitoplancton, comprendente specie autotrofe fotosintetizzanti, costituisce il primo anello della catena alimentare ed è il principale responsabile in mare della trasformazione dei composti inorganici (nutrienti) in composti organici indispensabili allo zooplancton e ai filtratori bentonici.La parte più consistente del fitoplancton marino è costituita dai seguenti gruppi: Cianoficee, Coccolitoforidi, Diatomee, Dinoflagellati e Cloroficee. Per la descrizione dei singoli gruppi si rimanda alla parte sistematica.Le zone ricche di nutrienti (eutrofiche) permettono un maggior sviluppo e riproduzione di fitoplancton e di conseguenza di zooplancton che costituirà, a sua volta, l’alimento per moltissimi pesci. Queste condizioni si riscontrano lungo le coste soprattutto in golfi e mari chiusi, dove vi è apporto di nutrienti attraverso i fiumi, oppure nelle zone di upwelling dove le correnti ascensionali permettono la risalita dei nutrienti accumulati nelle acque profonde. Queste zone risultano quindi molto ricche e pescose.Eccessi nella velocità di riproduzione di alcune specie fitoplanctoniche possono portare alle cosiddette fioriture (blooms) caratterizzate da elevate densità di microalghe, appartenenti solitamente ad un’unica specie, tanto da impartire una certa colorazione all’acqua, spesso rossiccia o bruna. Da qui il nome di acque sporche o maree colorate (red tide). Questi fenomeni sporadici, noti fin dall’antichità, hanno carattere stagionale e locale; sono fortemente condizionati, oltre che dalla presenza di nutrienti nel giusto rapporto, dalle condizioni meteomarine ed in particolare dalla temperatura, dall’idrodinamismo e dalla stratificazione dell’acqua.
LO ZOOPLANCTON

Allo zooplancton appartengono Protozoi, soprattutto i Radiolari che hanno scheletro siliceo ma anche qualche Foraminifero (dallo scheletro calcareo), Celenterati, Ctenofori, Anellidi, Chetognati, alcuni Tunicati e Crostacei. Fra questi ultimi i Copepodi rappresentano la frazione più numerosa dell’oloplancton e, specialmente in inverno, possono raggiungere il 90% del numero di individui presenti. Vanno poi citati i Cladoceri, che nei mesi estivi e in acque litorali sono molto comuni, ed infine gli Eufasiacei, pelagici tipici di acque profonde e famosi perché costituiscono il krill, il noto alimento, nei mari freddi, di balene e foche ma anche di aringhe e merluzzi. L’eufasiaceo Meganyctiphanes norvegica costituisce l’alimento principale dei cetacei misticeti.
Il mero-zooplancton comprende le numerose larve e stadi giovanili di spugne, celenterati (le efire degli Scifozoi), molluschi (trocofora e veliger), anellidi (trocofora), echinodermi (bipinnaria, brachiolaria, auricularia, ofioplutei ed echinoplutei) e crostacei (nauplius, metanauplius, cypris, zoea, ecc.) nonché le uova di pesci. Anche in questo caso, per la descrizione dei singoli gruppi e di alcune specie eventualmente osservabili si rimanda alla parte sistematica .Un fenomeno curioso, che coinvolge sia il fitoplancton che lo zooplancton, è quello delle migrazioni verticali giornaliere, o nictemerali, e scoperte da Brady nel 1844 durante la storica crociera oceanografica del "Challenger". In genere le specie fitoplanctoniche al mattino si portano verso la superficie attratte dalla luce e ridiscendono alla sera, alcune si spostano verso il basso anche nelle ore centrali per sfuggire all’eccessiva illuminazione, al contrario molte specie zooplanctoniche salgono verso la superficie al tramonto e ridiscendono all’alba. Addirittura alcuni Crostacei sono in grado di risalire in superficie da oltre 800 m di profondità.
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