Mitilo o cozza
Il mitilo o cozza è un mollusco assai comune nei mari caldi, sulle coste battute dalle onde. La sua conchiglia, lunga circa 8-9 centimetri, di colore nero bluastro, è costituita da due pezzi o valve, di forma quasi triangolare, che si possono aprire o chiudere sotto l’azione di forti muscoli.
Dalla parte ventrale della conchiglia escono dei filamenti bruni (chiamati bisso o barba) per mezzo dei quali l’animale si fissa saldamente agli scogli, alle palafitte, allo scafo delle navi e alle banchine dei porti. Il corpo del mitilo, racchiuso nelle valve, è molle, privo di testa vera e propria e privo di occhi. Nella parte anteriore si apre una minuscola bocca dietro la quale vi è una specie di lingua rossastra, denominata piede, che serve all’animale per compiere piccoli movimenti.
Il mitilo si nutre di alghe microscopiche e di altri frammenti di organismi viventi. Respira ossigeno disciolto in acqua mediante due branchie, situate nella cavità del mantello (può far passare per le sue branchie 50-60 litri d’acqua al giorno). Si riproduce per mezzo di uova dalle quali nascono piccole larve già provviste di una rudimentale conchiglia.
La carne del mitilo è apprezzata dai buongustai, specialmente in primavera e in estate quando l’animale è più grasso. Questo mollusco pertanto riveste una notevole importanza economica.
Oggi, soprattutto per difenderli dai nemici abituali (stelle marine, granchi, ecc.), i mitili vengono allevati in vivai artificiali. I principali centri Italiani di miticoltura si trovano nei compartimenti marittimi di La Spezia, Gaeta, Napoli, Siracusa, Messina, Taranto, Brindisi, Ancona, Venezia.
È opportuno ricordare che le carni del mitilo e degli altri frutti di mare non devono essere consumate crude perché potrebbero contenere germi di pericolose malattie infettive: colera, tifo, epatite virale e dissenteria.
I molluschi che, come il mitilo, hanno il corpo racchiuso da due valve formano il gruppo dei bivalvi o lamellibranchi. Altri bivalvi sono: le foladi, i datteri di mare, l’ostrica comune e l’ostrica perlifera o meleagrina.

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