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La Psicoanalisi e Freud

Psicoanalisi
Il termine psicoanalisi indica 3 cose:


    Un metodo terapeutico finalizzato soprattutto alla cura di pazienti nevrotici;

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Una teoria psicologica che cerca di spiegare in modo unitario il comportamento;
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Un’applicazione di tale teoria allo studio dei fenomeni culturali e sociali.
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Atti mancanti
Gli atti mancanti sono costituiti da azioni semplici che, a causa di un’azione di disturbo dei fattori inconsci, non raggiungono il risultato perseguito. (Es: lapsus verbali, lapsus di scrittura, dimenticanze dei nomi; dimenticanza di propositi, perder o smarrire oggetti, azioni casuali sintomatiche.)
L’indice rivelatore della forza inconscia che è alla base dell’atto mancato non è la difficoltà a decifrarlo, ma le resistenze opposte dal soggetto a riconoscere la correttezza della sua interpretazione.

Il metodo psicoanalitico come terapia
La psicoanalisi nasce come un metodo d’indagine per scoprire le cause delle nevrosi e come terapia per guarire la persona da tali disturbi. Freud è convinto che alla base delle nevrosi vi sia un conflitto non risolto tra i desideri, espressione delle pulsioni (spinte ad agire per eliminare le tensioni interne) e le regole sociali e morali.

Nevrosi e psicosi
Si distinguono due grandi gruppi di malattie mentali: psicosi e nevrosi.


    Nella psicosi una profonda lesione della personalità rende difficile la definizione di sé e l’accettazione del mondo esterno


    Nella nevrosi alcune funzioni dell’individuo sono danneggiate, ma viene mantenuto un rapporto con l’esterno e una fondamentale integrità della personalità.

Psicosi
Fanno parte delle psicosi: la schizofrenia e certi tipi di depressione dette “endogene”.
Il termine schizofrenia significa letteralmente “comportamento dissociato”, da cui il termine spesso usato di io diviso.
Gli psichiatri oggi definiscono questo disturbo in base al DSM IV e sulla presenza, non sempre presenti insieme, di alcuni sintomi: allucinazioni, idee fisse a contenuto bizzarro, disordini di pensiero, disordini emotivi, disturbi motori.

La depressione
La depressione è uno squilibrio del tono dell’umore caratterizzata da tristezza, indifferenza all’ambiente, angoscia intollerabile, complessi di colpa.
Può essere di due tipi:


    Endogena (con è connessa a eventi esterni); è classificata come psicosi.

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Reattiva (insorge in reazione a fattori stressanti di origine ambientale: lutto, malattia, perdita di lavoro, ecc.); è classificata come nevrosi.
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Poiché lo stato depressivo può portare al suicidio è opportuno un primo approccio d’urgenza con trattamento farmacologico, al quale deve seguire una psicoterapia.

Le nevrosi
Le nevrosi, secondo la psicoanalisi, hanno origine dalle aspettative di una conseguenza negativa connessa a desideri o ad azioni “proibite”. Le diverse forme di nevrosi sono accompagnate dalla presenza di stati ansiosi: il nevrotico vive in un costante stato di allarme che lo induce a temere disgrazie, insuccessi e a evitare le situazioni competitive.

Le nevrosi secondo Freud
Freud distingue due generi di nevrosi: le nevrosi attuali e le psiconevrosi.
1. Le nevrosi attuali derivano da conflitti dell’esistenza presente (attuale) del paziente, connessi all’insoddisfazione sessuale. Esse si suddividono in nevrosi d’angoscia, nevrastenia e ipocondria.
2. Le psiconevrosi derivano da conflitti tra le pulsioni e i meccanismi psicologici che tendono a reprimerle. I conflitti irrisolti delle persone che presentano psiconevrosi derivano per certi aspetti dalle vicende della loro vita presente, ma tali esperienze sono connessi a conflitti infantili. I sintomi nevrotici, fisici o mentali, sono un compromesso tra le pulsioni che cercano di esprimersi e trovare soddisfazione e le difese che tendono a reprimere tali pulsioni.
Le psiconevrosi comprendono: l’isteria di conversione, l’isteria d’angoscia e le nevrosi ossessive.

Alcuni soggetti non sviluppano forme difensive efficaci contro le pulsioni. In tal caso, per Freud, anziché i comportamenti nevrotici abbiamo i comportamenti perversi.
Le perversioni sono comportamenti che, sul piano psicologico e sessuale, deviano fortemente dalla norma.
Le perversioni considerate da Freud sono numerose, tra cui l’omosessualità e l’esibizionismo.

Gli elementi fondamentali della terapia psicoanalitica
1. La regola psicoanalitica fondamentale: si invita il paziente a parlare liberamente, senza alcuna censura; egli può dire tutto ciò che gli viene in mente e rendere esplicite le sue emozioni. Lo scopo di questa tecnica è di provocare il fenomeno della resistenza: il paziente prova dei forti blocchi emotivi a comunicare fantasie o esperienze che provocano in lui turbamento. Questa blocchi e il tentativo di eluderli permettono al terapeuta di scoprire proprio quegli aspetti che inducono nel paziente intense emozioni.
2. Le associazioni libere: il paziente, spesso su invito del terapeuta, associa tutto ciò che gli viene in mente a una parola, a un pensiero, a una scena di un sogno, a un episodio relativo ad atti mancati (dimenticanze, lapsus, ecc.); ciò serve per far emergere il vero significato di tali fenomeni.
3. L’ interpretazione dei sogni: i sogni per Freud sono la realizzazione di desideri che entrano in conflitto con le regole morali e sociali. Per questa ragione il loro contenuto è spesso incomprensibile. Solo con l’aiuto del paziente e con una tecnica adeguata si riesce a interpretare il significato.
4. I sintomi delle nevrosi: sono anch’essi oggetto di interpretazione, in quanto espressione dei desideri conflittuali che provocano il disturbo. I sintomi sono “soluzioni di compromesso” che danno voce ai desideri del paziente “ingannando” la censura morale.

5. Transfert (o traslazione): mediante tale processo il paziente rende nuovamente attuali sentimenti amorosi (transfert positivo) o ostili (transfert negativo) provati nel passato (in particolare nell’infanzia) verso persone per lui importanti (es. i genitori), proiettandoli sulla figura dell’analista. Per Freud il transfert è il terreno su cui si svolge la terapia: il modo in cui esso si manifesta ed è interpretato è fondamentale per la cura delle nevrosi. Il terapeuta deve controllare questo fenomeno, non lasciandosi coinvolgere (controtransfert, cioè il complesso di atteggiamenti, consci e inconsci, dell’analista nei confronti del paziente) e aiutando il paziente a prendere coscienza della sua natura “artificiale”. In tal modo il paziente consegue una maggiore consapevolezza di sé che lo porta a liberarsi dai suoi sintomi.
6. L’aspetto centrale delle nevrosi è il mancato superamento di un importante processo della vita affettiva infantile che viene da Freud denominato complesso di Edipo. Il modo con cui questo complesso è risolto è importante per lo sviluppo di una personalità matura.

Le pulsioni e la libido
La pulsione è una spinta che ha la propria fonte in un’eccitazione somatica che fa tendere l’organismo verso una meta. Tale meta consiste nel sospendere lo stato di tensione prodotto dall’eccitamento somatico, grazie ad un oggetto (in psicoanalisi non indica una cosa ma “l’oggetto dei nostri sentimenti”, ossia parti del corpo, persone o ciò che simbolicamente rappresenta tutto questo) che sopprime tale stato di tensione.
L’energia delle pulsioni sessuali è denominata da Freud libido (in latino libido significa desiderio). Si tratta di una forza plastica, che modifica la fonte, la meta e gli oggetti delle pulsioni. Tali cambiamenti avvengono si attraverso un processo di maturazione, sia attraverso l’opera educativa.

Le tre teorie delle pulsioni
1. La prima formulazione teorica considera solo due tipi di pulsioni: le pulsioni sessuali, finalizzate da un punto di vista biologico alla conservazione della specie, e le pulsioni di autoconservazione (chiamate in un secondo tempo pulsioni dell’Io) finalizzate, dal punto di vista biologico, alla conservazione della persona.
2. Le pulsioni più primitive sono le pulsioni dell’Io, di natura narcisistica. A esse viene assegnata una natura sessuale, affettiva, per cui in essa è presente una libido narcisistica. Dalla libido narcisistica deriva la libido oggettuale che il bambino non indirizza più verso se stesso, ma verso i propri oggetti d’amore.
Nei pazienti affetti da nevrosi narcisistica si verifica una regressione alla primitiva condizione della libido narcisistica. Vi è dunque un narcisismo primario del lattante, che è una normale fase dello sviluppo, e un narcisismo secondario in cui la libido rimane ancorata al proprio Io a causa di un massiccio processo di regressione.
3. Le pulsioni vengono suddivise in pulsioni di vita e pulsioni di morte.
• Le pulsioni di vita (denominate anche Eros, dal nome del dio greco dell’amore) tendono a mantenere la coesione dell’organismo e comprendono le pulsioni sessuali e le pulsioni dell’Io.
• Le pulsioni di morte (denominate anche Thanatos, dal nome del dio greco della morte) rappresentano la tendenza di ogni essere vivente a tornare allo stato inorganico. Le pulsioni di morte agiscono in due modi: come forze che tendono a distruggere l’individuo dall’interno o come proiezione di tale distruttività verso l’esterno.
La coazione a ripetere (processo inconscio che spinge il soggetto a riproporre situazioni per lui penose) con le sue manifestazioni dolorose e distruttive, è vista da Freud come un effetto delle pulsioni di morte. Le pulsioni di morte forniscono anche una spiegazione coerente del fenomeno del transfert che comporta da parte del nevrotico la ripetizione di esperienze dolorose: il nevrotico manifesta il desiderio di farsi del male cercando di interrompere la cura prima che essa i suoi effetti positivi.
L’uomo ha in sé sia componenti sadiche (il termine sadismo deriva da una perversione attribuita al conte de Sade, che consiste nel procurarsi piacere assumendo una posizione di dominio e infliggendo all’altro esperienze dolorose) che masochistiche (il termine masochismo deriva da una perversione sessuale, attribuita allo scrittore austriaco Leopold von Sacher Masoch, che consiste nel procurarsi piacere sessuale sottomettendosi a un partner che infligge esperienze dolorose).
Freud ipotizza che le tendenze masochistiche siano più primitive, mentre l’aggressività sadica deriverebbe dall’azione della libido narcisistica che allontana la distruttività dell’Io proiettandola all’esterno.

L’interpretazione dei sogni
“Il sogno è l’appagamento (mascherato) di un desiderio (represso, rimosso)” Freud, L’interpretazione dei sogni, 1900.
I sogni hanno un significato psicologico e costituiscono la chiave di accesso principale all’inconscio. Proprio per questo ha un rapporto profondo con i desideri repressi (prevalentemente di natura sessuale), con il materiale rimosso immagazzinato nell’inconscio (paure, angosce e timori) e con gli eventi dimenticati che appartengono alla storia infantile di ciascuno di noi.
Questo insieme di elementi è all’origine di ciò che Freud chiama “contenuto latente” del sogno, cioè quel significato profondo che l’analista vuole scoprire. Il “contenuto manifesto” del sogno utilizza materiali tratti dal passato prossimo o presente, come atti, parole, situazioni, persone, fatti realmente accaduti.
Per quale ragione i sogni sembrano spesso privi di senso?
Secondo Freud, anche nel sogno esiste la censura dell’Io, una regia che camuffa il contenuto latente con un’operazione di montaggio dei vissuti e dei ricordi in modo da renderlo enigmatico (contenuto manifesto). La necessità della trasformazione di questi contenuti nascosti fa sì che il sogno abbia una sua struttura e un suo vocabolario simbolico, la cui interpretazione permette all’analista di andare al di là dell’apparenza, cioè del contenuto manifesto.

I meccanismi di lavoro onirico
1. Condensazione: una sola rappresentazione può rappresentare molte immagini diverse ed essere espressione di più pensieri.
2. Spostamento: è il trasferimento dell’interesse, dell’intensità di una rappresentazione ad altre poco importanti che però sono associate ad essa.
3. Trasposizione di pensieri attraverso immagini: avviene perché l’inconscio non utilizza le categorie logiche del linguaggio verbale ed è costretto a tradurre i ragionamenti con immagini.
La rappresentazione simbolica: è una rappresentazione indiretta, figurata, di un idea, di un conflitto, di un desiderio inconscio.
L’elaborazione secondaria: i vari elementi del sogno sono ordinati con un minimo dio coerenza. Tale processo avviene subito dopo il sogno. Mediante tale elaborazione cerchiamo di colmare le lacune che il sogno presenta, inseriamo delle nuove connessioni, rendiamo il sogno più coerente. In questo modo però lo allontaniamo ulteriormente dal suo vero significato.

I meccanismi di difesa
I meccanismi di difesa dell’Io sono processi psicologici inconsci che operano con lo scopo di risolvere un conflitto, eliminando la tensione emotiva e l’ansia. Una parte di tali meccanismi è individuata, sia pure in modo non sistematico da Freud; la figlia Anna completa il lavoro del padre attraverso la pubblicazione, nel 1936, del testo L’Io e i meccanismi di difesa. Essi sono:
1. La rimozione: consiste nell’esclusione dalla coscienza di rappresentazioni relative a pulsioni inaccettabili che non è poi possibile richiamare alla coscienza.
2. La formazione reattiva: è un processo difensivo con cui una pulsione inaccettabile viene dominata attraverso la sua trasformazione in una tendenza opposta.
3. La regressione: è un meccanismo di difesa dall’angoscia attuale, attraverso forme di gratificazione appartenenti a uno stadio precedente di sviluppo.
4. La fissazione: è un processo difensivo con il quale l’individuo, durante il processo di maturazione, arresta lo sviluppo della personalità a una data fase, poiché il passaggio alla fase successiva provocherebbe un’ansia troppo forte.
5. La sublimazione: è un meccanismo di difesa che utilizza l’energia degli impulsi inaccettabili per motivare la persona verso attività socialmente vantaggiose.
6. La proiezione: è un’operazione, come meccanismo di difesa, con cui il soggetto espelle da sé e attribuisce a un altro sentimenti, caratteristiche e comportamenti ritenuti inaccettabili. Come meccanismo psicologico generale la proiezione della propria realtà su di un altro non riguarda solo gli aspetti negativi ed è una modalità comune utilizzata nell’approccio con gli altri e nell’interpretazione della realtà esterna.
7. L’identificazione: meccanismo mediante il quale l’individuo cerca di rendersi simile a un’altra persona da lui ritenuta importante. La personalità si costituisce attraverso una serie di identificazioni.

I principi di piacere e di realtà
Secondo Freud esistono due principi che regolano il funzionamento della mente: il principio di piacere e il principio di realtà.
Il principio di piacere è il primo principio di funzionamento della mente ed ha lo scopo di procurare piacere, placando ed eliminando l’eccitazione per ristabilire l’equilibrio energetico.
Il principio di realtà è il secondo principio di funzionamento della mente. Esso integra il principio di piacere in quanto ha lo scopo di regolare il comportamento finalizzato al soddisfacimento con la ricerca di mezzi adeguati alle condizioni imposte dal mondo esterno.

Lo sviluppo sessuale e della personalità
Nel corso dello sviluppo, la libido si concentra in varie zone del corpo dando origine a diversi tipi di organizzazione delle pulsioni. In ognuna di queste fasi cambia la fonte di eccitazione somatica, la meta e l’oggetto delle pulsioni.
Le fasi di sviluppo delineate da Freud prendono il nome dalle zone del corpo e dall’attività che procurano piacere al bambino. Tali parti del corpo sono chiamate erogene (danno, suscitano piacere). Le fasi teorizzate da Freud sono:
1. La fase orale (primi 18 mesi): è la prima fase dell’evoluzione libidica in cui il piacere sessuale è legato in modo prevalente all’eccitamento della cavità della bocca e dalle labbra che accompagnano l’alimentazione.
2. La fase sadico-anale (dai 18 mesi ai 3 anni): è la seconda fase dell’organizzazione libidica in cui il piacere sessuale è legato alla defecazione.
3. La fase fallica (dai 3 ai 6 anni): è la terza fase dell’organizzazione libidica in cui il piacere sessuale si concentra negli organi genitali. Si sviluppa in questa fase il complesso di Edipo (Elettra corrispettivo femminile) che comprende l’insieme dei sentimenti amorosi e ostili che il bambino sviluppa verso i propri genitori. Una fantasia inconscia importante per il superamento del complesso di Edipo è il complesso di castrazione, che consiste nel timore del bambino di essere punito dal padre per il desiderio che ha nei confronti della madre e per l’ostilità verso di lui. La punizione fantasticata è l’evirazione. Al posto del complesso di castrazione, nelle bambine esiste l’invidia del pene. Tale paura costringe il bambino a rinunciare al suo desiderio della madre che è rimosso nell’inconscio. Il bambino inizia a identificarsi con il padre e con le sue qualità maschili. Il processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso porta al superamento del complesso di Edipo. La risoluzione del complesso di Edipo porta anche il bambino a interiorizzare il divieto dei suoi desideri incestuosi e alla formazione del Super-Io. Il Super-Io è rafforzato dall’educazione e dalle esigenze morali, religiose e sociali. Il Super-Io si sviluppa pienamente nel periodo di latenza.
4. Periodo di latenza (dai 6 ai 10/11 anni): è il periodo che va dal declino della sessualità infantile fino all’inizio della pubertà e segna un arresto nell’evoluzione della sessualità. Con la risoluzione della fase edipica, gli istinti del bambino perdono parte della loro forza, si sviluppa il Super-Io e l’energia che è alla base degli istinti sessuali è in parte utilizzata nelle attività sociali legate all’apprendimento. In questo periodo si sviluppa il particolare meccanismo di difesa della sublimazione, particolarmente importante per la socializzazione del fanciullo.
5. La fase genitale: è la fase dello sviluppo psicosessuale in cui le pulsioni parziali (parziali in quanto parte della successiva sessualità adulta) delle fasi precedenti sono messe al servizio di una nuova organizzazione che assume le caratteristiche della sessualità adulta. Tale fase si ha con la pubertà, intorno ai dodici anni: la zona dei genitali, che in questa fase completano il loro sviluppo, torna ad essere la principale fonte del piacere, Si risveglia un forte interesse sessuale che non è più indirizzato verso il genitore, ma verso gli individui dell’altro sesso.
Lo sviluppo di una fase non cancella quella precedente: le zone erogene conservano in parte la propria forza e le esperienze vissute nelle precedenti fasi concorrono a determinare gli aspetti della sessualità e della personalità del soggetto. Per esempio l’individuo adulto mantiene aspetti della sessualità infantile che mette al servizio della propria sessualità adulta (il bacio è un’attività di tipo orale).
Quando l’individuo non riesce a superare le fasi della sessualità infantile, mettendole al servizio di quella adulta, si hanno comportamenti nevrotici o perversioni sessuali.
Abbiamo le nevrosi quando gli impulsi sessuali rimossi continuano a manifestare la loro forza attraverso i sintomi. Per es. la mancata risoluzione del complesso di Edipo impedisce una vita sessuale normale e dà origine a disturbi somatici che esprimono desideri inconsci insoddisfatti
Abbiamo, invece, le perversioni quando gli impulsi sessuali infantili determinano l’attività sessuale del soggetto, come nel caso di adulti che hanno tendenze voyeuristiche o esibizionistiche.

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