Dispersione implicita: in ogni classe dell’ultimo anno delle superiori c’è almeno uno studente con le competenze di uno di terza media

Speciale Invalsi Quinta Superiore
In collaborazione con Speciale Invalsi Quinta Superiore
dispersione scolastica implicita

La dispersione scolastica è un annoso problema del nostro paese. Gli sforzi fatti negli ultimi tempi, tuttavia, hanno permesso di ridurre la distanza con gli altri Stati dell’Unione Europea, seppur con differenze sostanziali tra le diverse regioni.
Ma cosa si intende per dispersione scolastica? Si chiama così il fenomeno per il quale i ragazzi abbandonano la scuola prima di raggiungere il diploma di maturità, arrivando a ottenere al massimo il diploma della scuola secondaria di primo grado.
Se però è più facile individuare la dispersione scolastica, che abbiamo appena descritto, il vero problema è calcolare la dispersione scolastica implicita, cioè quella forma di dispersione che riguarda chi raggiunge il titolo di studio, ma termina la scuola con competenze inadeguate. A portare alla luce questo fenomeno, finora non considerato, è stato l’istituto di ricerca INVALSI con il rapporto sui risultati del 2019. Ecco perché.


Cos’è la dispersione scolastica implicita?

Come abbiamo appena accennato, con “dispersione scolastica implicita” si intende il mancato raggiungimento delle competenze che ogni studente dovrebbe acquisire durante il suo percorso scolastico, della durata di ben tredici anni. Ma come è possibile misurare un valore di questo tipo? Un editoriale pubblicato su INVALSIopen, a cura del responsabile Area Prove Roberto Ricci, lo spiega bene. A partire dallo scorso anno è stato possibile studiare e misurare il fenomeno, quando anche in quinta superiore sono state svolte le prove nazionali INVALSI di matematica, italiano e inglese, che misurano le competenze di base in questi campi del sapere, utili a vivere da cittadini consapevoli nella società di oggi. Gli esiti delle prove, per ogni materia, vengono espressi attraverso livelli descrittivi. Ebbene, non pochi ragazzi hanno ottenuto il livello 1 o 2 in italiano o in matematica, e il livello “non ancora B1” in inglese, che rappresentano un grado di conoscenze pari a quelle di uno studente appena uscito dalle medie. Esattamente come coloro che, abbandonando la scuola, non hanno mai ottenuto il diploma di maturità. Il problema è che, però, questi ragazzi non solo hanno frequentato la scuola ma - salvo bocciature all’ultimo anno - di lì a pochi mesi hanno concluso la scuola superiore.

I numeri della dispersione scolastica

L’istituto di Ricerca INVALSI ha quantificato gli studenti implicitamente “dispersi” nel 7% di quanti, nel 2019, hanno svolto le prove INVALSI durante l’ultimo anno di scuola superiore. In pratica, si tratta di un maturando su 15: come se in ogni classe quinta dei nostri licei, istituti tecnici e istituti professionali, almeno un ragazzo non avesse mai frequentato la secondaria di secondo grado.
Se a questo numero aggiungiamo il dato ELET (Early Leavers from Education and Training) sulla dispersione scolastica, pari al 14,5%, scopriamo che in Italia i numeri complessivi della dispersione, vista come mancato raggiungimento delle competenze basilari utili ad ogni cittadino, superano il 20%, interessando 1 su 5.
Un altro aspetto importante dei dati sulla dispersione implicita elaborati da INVALSI dimostra che i numeri non sono omogenei nella nostra Penisola. Torniamo forse sul tallone d’Achille del nostro Paese, che vede le zone del Mezzogiorno e quelle del Nord Italia viaggiare a due velocità diverse. In regioni come la Sardegna e la Sicilia, la dispersione scolastica complessiva raggiunge punte superiori al 35%. Al contrario, in Veneto si attesta al di sotto del 10%.

Dispersione implicita, il ruolo di INVALSI per combatterla

"La disponibilità di dati affidabili e periodici sui livelli di apprendimento attraverso prove standardizzate nazionali permette di analizzare un’ulteriore dimensione della dispersione scolastica che finora era considerata in modo generico e non era possibile quantificare" scrive Roberto Ricci. "Questa prima analisi mostra che la parte sommersa del fenomeno non è trascurabile e in alcune aree del paese è addirittura drammatica".
Cosa fare, allora, per affrontare il problema e tentare di dare una soluzione? "Qualsiasi azione di contenimento del problema della dispersione scolastica non può concentrare la propria attenzione solo sulla scuola secondaria di secondo grado" - afferma Ricci. "I dati INVALSI mostrano infatti in modo molto chiaro che la dispersione scolastica implicita è un fenomeno molto rilevante già dalla scuola secondaria di primo grado." Partire in anticipo, quindi, correggendo il fenomeno a partire dalle scuole medie deve essere una priorità per chi amministra la scuola. Inoltre, grazie ai dati INVALSI, anche per i docenti e le scuole è possibile prendere contezza di ciò che succede nelle classi: "La descrizione dei livelli delle competenze raggiunte [...]" - dichiara Ricci - "offre ai docenti la possibilità di riflettere su quali sono le prestazioni attese e quindi identificare anche le modalità ritenute da loro più opportune per promuoverne l’acquisizione".