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Lev Semënovič Vygotskij nasce il 5 novembre 1896 a Orša, sulle sponde del Dnepr, da una famiglia ebrea benestante. Nel 1897 i genitori si trasferiscono a Gomel, nell’attuale Bielorussia, dove Vygotskij trascorrerà infanzia e adolescenza, in un ambiente familiare colto e raffinato. La sua istruzione viene inizialmente affidata a un precettore privato, Salomon Ašpic, e successivamente frequenterà il locale ginnasio, dove nel 1912 consegue il diploma e una medaglia d’oro per l’eccellente profitto. Nel 1913 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza di Mosca, dove si laurea all’età di 21 anni. Parallelamente studia storia, psicologia e filologia (con Gustav Špet, allievo di Husserl) all’università privata Sanjavskij, sempre a Mosca, dove era confluita l’intelligencija antizarista dell’epoca. Coltiva inoltre la sua grande passione per la letteratura: studia Puškin, Blok, Dostoevskij, Heine e frequenta il Teatro di Stanislavskij. Decisivi per la sua formazione saranno anche la sorella Zinaida e il cugino David. La prima gli farà conoscere la filosofia di Spinoza, il secondo – che diventerà un celebre linguista, amico di Jakobson – lo introdurrà alle nuove correnti letterarie e alla scuola formalista. All’indomani della Rivoluzione d’Ottobre, nel 1918, ritorna a Gomel e prende a insegnare presso la locale scuola magistrale. Insieme al cugino David e a Semën F. Dobkin fonda una piccola casa editrice, “Epoche e giorni”, che debutta pubblicando un volume di Il’ja Ėrenburg, e partecipa attivamente alla vita intellettuale cittadina. La sua attività di insegnante è a tutto campo: tiene corsi di lingua russa per adulti, corsi di specializzazione per maestri, per operai e tipografi. Parallelamente insegna logica e psicologia all’Istituto Pedagogico, estetica e storia dell’arte al conservatorio e si occupa di teatro e arti visive.

Nel 1919 si ammala di tubercolosi, malattia che lo tormenterà per tutta la vita e lo condurrà a una fine prematura. Nonostante ciò, Vygotskij diviene il fulcro della vita intellettuale di Gomel; è un organizzatore instancabile di eventi e incontri culturali, dedicati alle più diverse discipline. Leggendari rimarranno i “Lunedì letterari” – nei quali tiene conferenze su Shakespeare, Esenin, Majakovskij, Puškin, Čechov – e la sua lecture su Einstein e la teoria della relatività. Il suo attivismo e la sua straordinaria erudizione varcheranno ben presto i confini cittadini. Negli stessi anni approfondisce da un lato lo studio dei testi di Marx e Engels e, dall’altro, quelli di psicologia. Scrive due saggi su Freud e James, si interessa ai lavori di Pavlov e agli studi sul comportamento animale di Vagner, con il quale intratterrà una lunga corrispondenza epistolare andata purtroppo perduta. Nel 1920, dopo un attacco particolarmente virulento della malattia, si convince di essere sul punto di morte e chiede a Dobkin di affidare i suoi scritti a un suo ex professore dell’Università Sanjavskij, Yuly Aikhenvald.
Fortunatamente, invece, la crisi è superata e Vygotskij torna in maniera ancora più frenetica alle sue attività, tra le quali un posto rilevante è occupato dalla militanza politica. Diviene responsabile dell’ufficio per la cultura cittadino, in una fase in cui l’Unione Sovietica del post-rivoluzione è impegnata in un’imponente opera di ricostruzione del paese, articolata su più fronti, uno dei quali è quello dell’istruzione di massa. Il 26 dicembre del 1919, infatti, Lenin firma il decreto “Sulla liquidazione dell’analfabetismo fra la popolazione della repubblica socialista federale dell’Unione Sovietica”, al quale assegna la massima priorità, mobilitando tutte le forze intellettuali del paese. Oltre 400.000 volontari rispondono all’appello, fra i quali c’è Vygotskij. Vengono allestite aule scolastiche ovunque, in particolare nelle fabbriche e nelle caserme, e nel giro di due anni vengono raggiunti risultati molto importanti. Nonostante l’aggravarsi della malattia l’attività di Vygotskij procede frenetica: tra il 1932 e il 1934 pubblica una serie di saggi importantissimi sulla schizofrenia, sull’importanza del gioco nello sviluppo psichico del bambino, sulla relazione fra sviluppo, istruzione e apprendimento, sul ritardo mentale, sul fascismo in psiconeurologia (contro l’eugenetica) e soprattutto sulla localizzazione cerebrale delle funzioni psichiche. Nella primavera del 1934 le condizioni di salute precipitano. Viene ricoverato nel sanatorio Serebrjanij Bor, dove muore l’11 giugno del 1934. Il giorno dopo la polizia segreta fa irruzione nella sua abitazione e requisisce tutti gli scritti che vi trova. Di lì a poco, inizia l’opera di demolizione della figura di Vygotskij.

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