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Pier Paolo Vergerio il Vecchio- le idee pedagogiche


Vergerio fu traduttore di Arriano, studioso di Seneca e di Ippocrate, sulle opere dei quali scrisse dei commentari; i suoi scritti non sono molti: ricordiamo la commedia Paulus, ad iuvenum mores corrigendos {Paolo, per migliorare i costumi dei giovani) (1388-1390), scritta a imitazione delle commedie dell’autore latino Terenzio, e il trattato De ingenuis moribus et liberalibus adolescentiae studiis (Sui nobili costumi egli studi liberali della gioventù) (1400-1402). Questo breve libro fu dedicato al più giovane dei figli naturali di Francesco Novello da Carrara, signore di Padova, Ubertino, di cui Vergerio fu precettore; è diviso in due parti: nella prima si parla dei “nobili costumi”; nella seconda si affronta il tema dell’elaborazione di un piano di studi liberali.
Vergerio espresse in questo breve trattato i nuovi valori educativi degli umanisti fiorentini, che consideravano gli studia humanitatis come i soli degni di un uomo libero e della sua vocazione mondana e civile. Suggerisce lo studio delle lettere, della filosofia morale, delle scienze della natura. La sua posizione è molto chiara: l’educazione di un uomo libero non deve essere finalizzata alla formazione professionale né all’addestramento in una particolare abilità; al contrario, l’educazione, affiancata agli esercizi fisici e militari, deve tendere alla formazione di una personalità che si sviluppa in modo armonioso in senso fisico e spirituale.
Il trattato Sui nobili costumi e gli studi liberali della gioventù non è un vero e proprio manuale: è un testo di carattere orientativo, che ha avuto grande fortuna per tutto il Rinascimento, che affronta un motivo fondamentale nel primo Umanesimo: il legame fra cultura e vita cittadina. È vero che Vergerio dedica le sue riflessioni a un principe (il giovane Ubertino da Carrara), ma in realtà si rivolge a tutti coloro che un giorno potranno essere chiamati ad assolvere una funzione dirigente nell’ambito dello Stato. Possiamo quindi leggere questo piccolo trattato quasi come un manifesto per l’educazione dei figli delle nuove classi dirigenti cittadine e per la formazione dei dotti e dei gruppi di persone che dovranno collaborare coi signori.
Il punto di vista di Vergerio sulla natura dei giovani è piuttosto equilibrato. Se da un lato è facile che i giovani si orientino verso il male perché sono sfrenati, imprudenti, hanno molti desideri e sbagliano facilmente perché mancano di esperienza, d’altro canto i giovani hanno grandi potenzialità perché sono ricchi di entusiasmo e sono generosi.
Dunque, l’essenza dell’educazione morale consiste nel rafforzare le tendenze buone e nel contenere quelle negative. La pigrizia e la solitudine sono atteggiamenti deleteri, pertanto i giovani dovranno essere impegnati, spingendoli con lo stimolo della lode e della gloria. Alcuni fattori educativi che vanno rafforzati sono:
- essere suscettibili all’elogio;
- sentire fortemente lo stimolo all’emulazione;
- essere docili verso le persone più grandi;
- perdonare le offese;
- essere generosi nel giudicare gli altri;
- poter disporre di esempi positivi;
- avere ottimismo nell’interpretare gli eventi.
Secondo Pier Paolo Vergerio, l’indole di natura conta molto in una persona, tuttavia qualunque tipo di predisposizione naturale può essere migliorata, purché l’educazione inizi presto. Ed è importante avere un’educazione pubblica, perché è la modalità più efficace per promuovere l’avanzamento della società. Inoltre, avere una gioventù ben educata è importante per qualunque Stato.
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