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G. Capponi: le idee pedagogiche

Gino Capponi, nato da una delle più illustri famiglie fiorentine, nacque nel 1792 e morì nel 1876. Dopo un periodo passato a Vienna, frequentò la corte del Granduca dove fu scelto cavaliere di compagnia del principe di Carignano. Successivamente intraprese tutta una serie di viaggi che lo portarono nei principali stati europei. Molto attivo, contribuì a ridare vitalità culturale al Granducato di Toscana, fondando riviste, l’Archivio Storico Italiano e la Cassa di Risparmio di Firenze. Prese anche parte attiva alla vita politica del momento, collocandosi fra coloro che sostenevano la necessità della Toscana ad essere annessa al Piemonte. Nel 1860 fu nominato senatore ma fu sempre contrario alla legge sul matrimonio civile e all’occupazione di Roma.
Gino Capponi esprime le sue idee pedagogiche nel libro “Pensieri sull’educazione”, pubblicato a Lugano nel 1845 in cui
• combatte l’astrattismo didattico che caratterizzava l’educazione del tempo
• condanna i metodi dei Gesuiti ed il metodo naturale di Rousseau, definendo Emilio una finzione del tutto assurda
• si oppone a qualsiasi metodo uniforme e meccanico, perché è il maestro e non il metodo a fare l’educazione, perché agisce direttamente sul sentimento dell’ educando
Per Capponi, è necessario che l’Italia ritorni alle proprie tradizioni, al concetto di patria e di religione, in contrasto con l’Illuminismo che aveva demolito ogni principio di autorità e che non aveva offerto nulla intorno a cui riunire gli uomini. Come Pestalozzi e Necker, egli sostiene che il pensiero si impone soprattutto attraverso l’affetto materno ed è solo in questo modo che l’educazione potrà formare la volontà ed il carattere del fanciullo.
Sostiene che, nell’insegnamento della lingua, il metodo non debba essere analitico perché la mente del fanciullo è soprattutto intuitivo e quindi il metodo da usare deve essere solo quello sintetico. Infatti, secondo lui, lo studio della grammatica deve essere bandito dalla scuola elementare.
Anche la letteratura dell’infanzia ha un difetto: quello di rappresentare un mondo fanciullesco che corrisponde agli interessi del bambino che invece desidera essere un uomo ed imitarne le azioni: ecco perché, spesso, i fanciulli preferisco solo spettacoli dei soldati al di là di ogni finzione. Capponi interviene anche a proposito delle punizioni corporali, che difende, purché non siano applicate in modo impassibile. A questo proposito, egli scrive letteralmente: “Togliere alla correzione l’affetto è un togliere ad essa ogni moral forza”. Infatti la punizione ha lo scopo di mostrare al fanciullo le gravi conseguenze del suo comportamento sbagliato, incitandolo a correggersi autonomamente.
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