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Strutture variabili e funzioni costanti

Al centro del sistema teorico di Piaget vi sono gli schemi, sorta di strutture che organizzano l’attività mentale e consentono di comprendere e
pensare la realtà. Tali schemi, nella loro evoluzione, definiscono lo sviluppo cognitivo e le varie tappe dell’apprendimento: “Sviluppo e apprendimento si identificano per Piaget nella strutturazione della vita psichica, che da pochi elementi fondamentali biogenetici costruisce tutti i processi dell’intelligenza e dell’affettività dei soggetti; ogni stadio di attività e di pensiero dall’infanzia all’età adulta corrisponde a un sistema di strutture o regole di relazione in “equilibrio mobile” fra loro e con l’ambiente, le cui caratteristiche sono l’autoregolazione e l’autoconservazione. Nella vita soggettiva, le strutture si succedono in una gerarchia degli stadi di sviluppo (che per l’indistinzione voluta da Piaget tra sviluppo e apprendimento corrispondono con le fasi d’età) e in un ordine irreversibile, per cui non si costruiscono strutture di un dato livello, se il soggetto non possiede quelle di livello inferiore (ovvero, il bimbo piccolo non si è formato le medesime strutture del ragazzo, il pre-adolescente non ha le strutture del giovane).” Lo sviluppo psichico è paragonabile, secondo Piaget, alla crescita fisica del corpo e, come questa, tende verso uno stadio di equilibrio finale, rappresentato dalla mente adulta. Vi è tuttavia una differenza fondamentale fra lo sviluppo del corpo e quello della psiche, in quanto la forma finale di equilibrio raggiunta dalla crescita organica “è più statica di quella verso cui tende lo sviluppo mentale, e soprattutto più instabile, tanto che, non appena si compie l’evoluzione ascendente, ha automaticamente inizio un’evoluzione regressiva che porta alla vecchiaia”. Le funzioni cognitive superiori, invece, tendono, secondo Piaget, verso un equilibrio mobile e la fine della crescita fisica non determina affatto l’inizio della decadenza psichica. Questo processo di costruzione dell’equilibrio presenta due aspetti diversi e complementari: da una parte si costituisce su delle strutture variabili, che definiscono gli stadi successivi dell’equilibrio, e, dall’altra, su delle funzioni costanti, che permettono il passaggio da uno stadio all’altro. Per quanto concerne le funzioni comuni a tutti gli stadi, Piaget sostiene che ogni azione – intendendo con questo termine ogni movimento, pensiero o sentimento – risponde a un bisogno e il bambino, esattamente come l’adulto, non compie alcun atto se non spinto da un movente o da un interesse (mangiare, dormire, giocare ecc.). Secondo Piaget ogni bisogno tende da una parte ad assimilare progressivamente l’ambiente esterno e, dall’altra, a riadattare le strutture mentali già costituite in funzione degli oggetti esterni acquisiti: “Così, assimilando gli oggetti, l’azione e il pensiero sono costretti ad aggiustarsi ad essi, cioè a ridimensionarsi in seguito a ogni variazione esterna. Possiamo chiamare ‘adattamento’ l’equilibrio di assimilazioni e accomodamenti: questa è la forma generale dell’equilibrio psichico; lo sviluppo mentale consisterebbe quindi, nella sua progressiva organizzazione, in un adattamento sempre più preciso alla realtà”.

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