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Il pensiero formale e l'adolescenza

Fra i dodici e i sedici anni fa la sua comparsa il pensiero formale e si perfeziona il pensiero astratto. L’adolescente è capace di costruire sistemi e teorie che mirano alla trasformazione del mondo ma il presupposto per questo passaggio si situa intorno ai dodici anni di età, quando il pensiero del bambino si allontana dal reale e dalle operazioni concrete per abbracciare il mondo delle ipotesi e delle deduzioni. In questa fase, le elaborazioni logiche si trasferiscono dal piano della manipolazione concreta a quello delle idee, senza servirsi più della percezione, dell’osservazione e dell’esperienza. Senza questa trasformazione del pensiero sarebbe impossibile all’adolescente l’attività della riflessione e la costruzione di teorie. Tuttavia, l’adolescenza presenta un’analogia con la prima infanzia che risiede nella persistenza di un meccanismo di assimilazione egocentrica: come il neonato assimila il mondo esterno alla propria attività fisica e il bambino le cose al pensiero in costruzione (come nel gioco simbolico), l’adolescente manifesta una forma di egocentrismo attraverso la sua convinzione nell’onnipotenza della riflessione, spingendosi fino a voler sottomettere il mondo ai sistemi di pensiero.

Ciò è reso possibile dal fatto che nell’adolescenza l’io è ormai sufficientemente forte per aspirare a ricostruire e incorporare l’universo. Per quanto riguarda il lato affettivo, l’adolescente si misura con la costruzione della personalità e con l’inserimento nel mondo degli adulti. La personalità inizia a formarsi fra gli otto e i dodici anni, quando il bambino è in grado di organizzare autonomamente regole e valori, e si perfeziona nell’adolescenza con la costruzione di un programma di vita, che implica il decentramento dell’io e l’adesione a una dimensione di cooperazione sociale. Ciò coincide, dicevamo, con l’ingresso nel mondo degli adulti, nei confronti del quale l’adolescente matura un duplice atteggiamento: da una parte si sente eguale ai soggetti più anziani di lui e, dall’altra, se ne differenzia, vuole superarli e trasformare il loro mondo attraverso progetti altruistici, talvolta mistici o megalomani, che spesso assumono le sembianze di piani di riforma, o di trasformazione radicale, della società. Piaget raccomanda di non preoccuparsi degli squilibri e degli estremismi degli adolescenti, sottolineando anzi che coloro che, fra i quindici e i diciassette anni, non hanno mai sviluppato tensioni utopistiche si sono poi rivelati, una volta adulti, fra i meno produttivi.

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