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Con Gabelli ci troviamo nel periodo post-unitario, ma al di là del contesto politico, è necessario capire la cultura in cui si innesta il suo pensiero (che studiamo proprio perché più originale rispetto agli altri pedagogisti del suo tempo e anche rispetto al contesto).
La cultura muta a causa dell’affermazione della ragione in seguito al movimento illuministico, ma a differenza degli illuministi che la applicavano poco nelle situazioni sperimentali e pratiche, adesso, dopo averla scoperta, si vuole iniziare ad usarla per garantire il benessere e il progresso.
La conquista dell’Ottocento è proprio questa.

Si afferma quindi un movimento culturale che, in termini generali definiamo REALISMO, in ambito filosofico POSITIVISMO, e in letteratura Naturalismo in Francia e Verismo in Italia; che si caratterizzava per l’aderenza alla realtà, che va conosciuta attraverso l’uso della ragione e delle scienze (sia naturali che umane) che vanno studiate attraverso il metodo sperimentale, a fine di escludere la metafisica.

Per comprendere meglio il clima culturale italiano di questo periodo, facciamo riferimento alla direzione filosofica e a quella letteraria.
• Sezione Filosofica: la concezione filosofica cambia perché nel momento in cui la ragione entra in laboratorio e diventa “ragione sperimentale”, vengono raggiunti grandi risultati soprattutto per quanto riguarda le scoperte mediche, fisiche e tecnologiche.
Ciò porta a una fiducia nella scienza che sembra rendere inarrestabile il progresso, e una conseguente svalutazione della filosofia, perché più la scienza assume importanza per l’uomo, che la impiega sempre più spesso nella scoperta della realtà, più si allontana dall’ambito metafisico (che caratterizzava appunto la filosofia tradizionale).
Il realtà si arrivò ad esaltare talmente tanto la scienza, perché si vide che essa poteva fornire delle risposte concrete e trasformare il mondo, che si creò una nuova metafisica: la metafisica della scienza.
Per alcuni la filosofia era destinata ad essere completamente sostituita dalla scienza, mentre per altri la filosofia era da considerare superiore alla scienza perché ne identificava le strutture EPISTEMOLOGICHE comuni in tutte le scienze, quindi poteva tracciare dei quadri generali che riunissero tutti i risultati delle varie ricerche empiriche di tutte le scienze.
• Sezione Letteraria: in ambito letterario, il realismo si esprime grazie a Zola che si rifà a Hegel, il quale sosteneva che l’uomo non ha nulla di misterioso o impossibile da comprendere, ma ciò che diventa è esito del rapporto che istituisce con l’ambiente.

Questo porta Zola ad affermare che il romanzo non viene scritto da lui, ma si crea da sé una volta scelto il personaggio, e che il compito dello scrittore è solamente quello di osservare e descrivere quanto osservato, per capire del personaggio: com’è e come l’ambiente lo farà diventare.
La produzione artistica quindi segue il meccanismo che segue lo scienziato, infatti si tratta di considerare le stesse fasi del metodo scientifico e applicarle anche in ambito letterario.
Inoltre facciamo riferimento anche a Leopardi che sosteneva che la poesia vera e autentica era solamente quella primitiva degli antichi perché si caratterizzava per l’uso dell’immaginazione.
Questo perché, come sostenne anche Foscolo, la poesia aveva come obbiettivo quello di confortare il cuore degli uomini, e per fare ciò, l’uomo con la sua fantasia ha bisogno di immaginare un mondo diverso da quello in cui vive. È proprio a questo mondo di sogni e illusioni che il realismo si oppone, considerando i fatti come unica realtà possibile.


In Italia, il positivismo pedagogico prende 2 direzioni diverse:
• Il Positivismo Metafisico, per cui abbiamo i più importanti positivisti italiani come Ardigò, Angiulli, De Dominicis, Siciliani, che si fermano al piano teoretico, ricadendo in quella stessa metafisica che si proponevano di voler eliminare; e questo accade perché si limitano spesso ad opporre alla “metafisica spiritualistica” una “metafisica naturalistica”, in quanto si partiva dall’idea che tutta la realtà è natura.
• Il Positivismo Metodologico, quindi fondare il metodo di insegnamento sul nuovo modo di vedere le cose. Alcuni scrissero solo belle opere, come Ardigò che sostituì le cose alle parole ma mantenne il modello didattico della lezione, quindi faceva “lezioni di cose”; Gabelli ,invece, non si concentra solo ed esclusivamente sul contrastare la metafisica, ma fa del positivismo il suo metodo scientifico.

Per quanto riguarda la sua vita è importante dire che intraprese gli studi giuridici, ma quando li completò rinunciò alla laurea. L'anno seguente si iscrive a un corso di perfezionamento a Vienna e qui studiando la storia dei grandi scrittori protestanti, mostra di apprezzali per la loro libertà di pensiero. Arriva poi ad affermare che il cattolicesimo era stata la rovina di tutte le nazioni latine, non per questo però cambiò religione, ma disse di trovarsi d'accordo con quanto affermavano i protestanti.
A 30 anni diventa pedagogista e dopo l'unità d'Italia assume cariche importanti nella pubblica istruzione.
Scrisse numerose opere tra cui il suo capolavoro "Il metodo d’insegnamento nelle scuole elementari d’Italia" e la sua ultima opera "positivismo naturalistico in filosofia".

Gabelli, essendo realista e attento ai fatti della storia, considera la pedagogia come un qualcosa che nasce dall’analisi dei fatti e deve adattarsi alla realtà sociale, politica e culturale in cui ci si trova a vivere. In questo caso, nell’Italia post-unitaria.
L’obbiettivo di Gabelli infatti, era proprio quello di elaborare un piano educativo modellato sui bisogni della società italiana; e si pone come scopo quello di formare i nuovi italiani, facendo in modo che acquisissero libertà di pensiero (sviluppando lo “strumento testa”), e facendo in modo che agissero secondo una condotta morale corretta.
Questo poteva avvenire solo se ci si serviva del pensiero scientifico e si recuperavano i valori del cristianesimo.

-Proprio partendo dalla realtà storica, si rende conto che in Italia, in questo periodo ,esiste opposizione tra la modernità del paese legale (che aveva raggiunto finalmente l’unità), e arretratezza del paese reale (ovvero del popolo, dei costumi, della coscienza civile).
Questa differenza era dovuta al fatto che i cittadini erano stati per secoli nient’altro che sudditi, che adesso invece erano chiamati a partecipare attivamente e non passivamente alla nuova vita democratica.
Giunge quindi a fare della scuola un fattore sociale di “equilibrazione” tra Stato e società.
-Quindi questa era la differenza tra l’Italia e gli altri paesi moderni d’Europa, le cui origini culturali e civili, secondo Gabelli, sono dovute alla Riforma e alla Rivoluzione francese.
• Nei paesi del Nord Europa la Riforma ha avuto il merito di aver inciso sull’intimità dell’individuo, perché avendo introdotto il libero esame in materia di fede, la religione è arrivata a identificarsi con la morale, il che ha portato ad un miglioramento della società (soprattutto dopo lo sviluppo delle scienze, che ha portato il pensiero a diventare antidogmatico, critico e sperimentale).
• Nei paesi latini e cattolici, importate è stata l’influenza della Rivoluzione francese, che invece (a differenza della Riforma), ha inciso molto solamente sulle strutture “esteriori”, non influenzando i costumi e la vita civile.
• In Italia, hanno esercitato la loro influenza sia le riforme “esteriori” (con la formazione dello stato nazionale), sia quella “interiore” della Riforma. Infatti, a fine Risorgimento, troviamo questo spaccato tra “istituzioni esteriori avanzate” e “arretratezza interiore morale delle masse”.


a questo proposito Gabelli sostiene:
 che le riforme sono efficaci solo quando vanno “dal dentro al fuori”, quindi quando i miglioramenti esterni sono l’effetto naturale di certi comportamenti dei cittadini.
 che l’Italia, a differenza ad esempio dell’Inghilterra o della Germania, non è cambiata grazie al rinnovamento della coscienza, ma grazie a un decreto, che però non ha modificato le tradizioni e i modi di pensare, quindi era come se ci fosse una lacuna storica tra tradizioni e costumi.
 Quindi la cosa da fare era smettere di “stimolare la democrazia” e iniziare a istruirla, per aumentarne l’intelligenza, e far si che il progresso segua un ordine. Altrimenti era come se non si avesse.

È ovvio quindi che la sua posizione era quella di un moderato, quindi non apprezzava più di tanto le riforme sociali.
Anche se il cambiamento più importante per la pubblica istruzione si deve proprio a Gabelli che fece applicare la legge sull’obbligo scolastico.
Purtroppo però anziché adattare i contenuti alle capacità di apprendimento delle masse, si limitò a lamentarsi dello scarso apprezzamento della cultura da parte del popolo, punendo penalmente chi non frequentava la scuola.

Anche la sua proposta educativa è moderata, perché punta sul promuovere la libertà di pensiero (formando lo strumento testa grazie all’uso del metodo scientifico), e allo stesso tempo sul recuperare i valori cristiani (il che non aveva una funzione pedagogica, ma politica di conservazione, perché voleva fare della vita morale l’elemento primario di stabilità sociale, per permettere un progresso ordinato).

A questo proposito afferma che lo stato moderno ha bisogno di gente che sia “giovane di testa” (quindi senza preconcetti e che crede nel possibile miglioramento della società) e “vecchia di sentimento” (affezionata alla famiglia e alle tradizioni e disciplinata)
 La prima, è la conseguenza di un nuovo modo di pensare, al quale si arriva grazie alla scuola e alla scienza.
 La seconda, dipende dalla coscienza religiosa.
-Però nell’affermare che da un lato è necessaria la scienza, da un lato il cristianesimo, i critici diranno che il suo è un ragionamento astratto, dato che scienza e religione si sono sempre scontrate. E come affermerà John Dewey, la scienza già di per sé è formativa perché ha dei valori.

Gabelli riassume le sue ricerche nell’opera “Il metodo di insegnamento nelle scuole elementari d’Italia” del 1888.
• La critica alla metafisica lo porta a criticare anche le strategie didattiche della scuola del tempo, che procedevano da conoscenze astratte per poi arrivare al particolare (quindi usavano un metodo deduttivo), mentre per lui bisognava partire dalle conoscenze concrete, per poi arrivare al generale, in sostanza dal “noto all’ignoto” (usando il metodo induttivo). Questo perché:
 Un’idea generale non si potrà mai comprendere se non si tiene conto dei particolari che hanno contribuito a formarla. Facendo il contrario, quindi, si parte da dove si dovrebbe finire. Senza contare che chi insegnava partendo dalle definizioni arrivava ai fatti solo se gli era comodo o rimaneva tempo.
 Altro errore si ha quando si, si parte dal noto per arrivare all’ignoto, ma i maestri confondono il loro noto con quello dei bambini, quando in realtà la differenza è abissale perché ciò che è noto ai bambini è solamente la vita che facevano prima di cominciare a studiare, quindi ben poco.
- A dimostrazione di ciò, possiamo prendere quelle persone che, pur non essendo mai andate a scuola, conoscono tanto perché hanno appreso dall’ambiente.
• Altra critica la rivolge all’insegnamento verbalistico tradizionale, perché più che imparare a fare le cose, si imparava come farle, quindi non si partiva dall’esperienza.
Ciò rendeva la scuola un qualcosa di retorico, che toglieva la curiosità e l’amore per lo studio ai ragazzi, costringendoli a studiare cose che non piacciono e delle quali non vedono l’utilità.

La scuola nasce ed è funzionale alla società democratica, per questo Gabelli critica la lezione cattedratica e dogmatica.
Infatti sostiene che il fine della scuola non deve essere quello di somministrare cognizioni ma formare teste; e per fare ciò è necessario un qualcosa che agisca sulle menti del popolo.
Questo qualcosa è il metodo di insegnamento.
Gabelli riconosce il primato del metodo rispetto ai contenuti perché lo considera tra i due l’elemento che più incide sulle procedure mentali del soggetto.
La scuola deve appunto fornire agli alunni un metodo che permetterà loro di imparare sempre, dato che ovviamente la scuola non può trasmettere tutte le nozioni.
In sostanza, a scuola si deve imparare ad imparare.
Se questo non avviene, la testa sarà sciupata, e non si potrà più rimediare.

Ciò non significa che i contenuti non sono importanti.
Infatti, sia istruzione che educazione, danno una “forma mentis”, e incidono sulla personalità, il carattere e il comportamento del soggetto nella sua realtà individuale e sociale.
Così si forma una nuova società e persone che sono capaci di viverci (che sanno riconoscere i loro bisogni e sanno soddisfarli).
Questo il suo obbiettivo.

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