Pedagogia cristiana

La cultura cristiana porta con sé una rivoluzione pedagogica. Il cristianesimo pone all’attività educativa un fine nuovo ovvero quello della salvezza dell’anima che può realizzarsi solo nella dimensione della propria interiorità. Per raggiungere codesta salvezza il cristiano deve anche orientare il proprio agire sull’imitazione dell’esempio perfetto di Cristo. La pedagogia cristiana implica dunque un impegno totale da parte dell’individuo nella consapevolezza dell’insufficienza delle sole forze umane. Per questo il percorso educativo dei cristiani è un percorso senza fine. Inoltre chi crede non cerca la salvezza solo per sé ma per tutti, per questo l’educazione cristiana è rivolta a chiunque. La Chiesa si sentirà mater dei cristiani e affiderà alla famiglia un ruolo educativo centrale. L’educazione innanzitutto è rivolta verso il concetto di “charitas” ovvero l’amore per il prossimo come testimonianza dell’amore per Dio. Il tema dell’amore è dunque il fulcro del rapporto formativo. Ma non si tratta di un amore semplicisticamente inteso né di una visione eccessivamente ottimistica della natura umana : l’uomo è incline alla debolezza e al peccato , e va “accompagnato” alla via della salvezza. Ecco perché “amare” significa anche “guidare”, cosa che può avvenire solo a condizione che l’educatore sia un autentico portatore del messaggio di Cristo.

Se educare significa guidare facendosi portavoce di Gesù allora la Chiesa sarà la sola autentica autorità pedagogica terrena. La missione pedagogica di diffondere la novella cristiana è primaria e universale. Si apre tuttavia a questo punto il problema del rapporto tra i cristiani e le culture in cui sono inseriti, del loro ruolo sociale, della presa di posizione rispetto al retaggi dell’antichità e della relazione tra la Chiesa e le autorità laiche. La storia della pedagogia cristiana sarà anche la storia delle soluzioni formative a questi molteplici problemi. La nuova pedagogia cristiana contiene anche numerosi spunti educativi specifici, presenti nel Vangelo. In particolare : in un’epoca ove si dedica particolarmente ai fanciulli. Il fanciullo è considerato dal cristianesimo immagine della purezza spirituale che il credente deve raggiungere. Gesù predica soprattutto all’aperto , sulla via o dove sosta nel corso del viaggio : la sua è un’educazione informale , che non richiede luoghi appositi o programmi particolari, ma viene offerta ricorrendo a immagini e parabole, cioè adottando il linguaggio agli interlocutori. La parabola del seminatore è dedicata alla ricezione del messaggio di Gesù, quindi può essere considerata una riflessione sull’educazione e sul modo in cui i diversi allievi possono far proprio o rifiutare l’insegnamento cristiano. Ciò non toglie che l’educatore debba far si che il suo messaggio sia alla portata dell’allievo. Ricevuta da Gesù la loro missione , gli apostoli iniziano a diffondere il messaggio cristiana all’interno dei territori della cultura ellenistica , fondando comunità e affidandone la cura spirituale e la diffusione della dottrina. Questa attività è testimoniata dagli “Atti degli Apostoli” e dalle “Lettere” del nuovo testamento. Secondo Paolo, un buon apostolo di Cristo deve esercitare lo spirito più che il corpo tenendosi lontano dalle <<Favole profane>> e dall’esercizio fisico. In generale si può comunque osservare che il messaggio cristiana dei primi secoli convive in una scuola pagana, necessaria in primo luogo per fornire gli elementi culturali di base, per varie ragioni , la fondazione di scuole cristiane è impossibile. I cristiani frequentano la scuola pagana sia per necessità sia che per un valore formativo universale. Le prime vere e proprie scuole cristiane rispondono alla necessità religiosa del catecumenato, che consiste in un periodo di preparazione al battesimo e quindi all’ingresso nella comunità cristiana. Il battesimo veniva somministrato ai giovani o agli adulti che si convertivano e decidevano di entrare a far parte della comunità dei fedeli. Il catecumenato si articolava quindi in due percorsi formativi : uno dedicato agli incipienti , che approfondivano i dogmi più complessi, e l’altro dedicato ai competenti , che approfondivano i dogmi più complessi, ed è in questo secondo contesto che prende forma la figura del sacerdote. Le scuole risponderanno alla necessità di elaborare la dottrina cristiana , trasformandosi così in vere e proprie scuole superiori di teologia. Agostino è senz’altro il maggior rappresentante dei Padri della Chiesa e della pedagogia del cristianesimo antico, nonché uno straordinario mediatore tra la cultura classica e quella cristiana. Nella sua concezione il rapporto tra questi due mondi diviene anche problema formativo in cui è necessario stabilire il ruolo della cultura pagana nella formazione del cristiano. Nel De Ordine Agostino afferma che le arti del Trivio e del Quadrivio vanno considerate come mezzi per confutare i principi del paganesimo. Infatti , secondo Agostino questi principi ricondurrebbero all’amore per i beni materiali; quindi a esse può venire attribuito un valore educativo solo se vengono subordinate alla religione. Nella sua opera , il De Magistro , Agostino immagina un dialogo con il proprio figlio Adeodato sulla funzione del maestro umano e sulla possibilità di insegnare. Il nodo del problema viene identificato nella comunicazione linguistica : il maestro non può insegnare se non per mezzo di parole. Ma le parole non comunicano nulla , se il loro significato non è già conosciuto o se non vengono associate direttamente alle cose. Quindi l’insegnamento è impossibile : infatti l’allievo sa già quello che il maestro gli comunica e lo capisce ma a ben guardare non impara nulla di nuovo e per lui le parole sono prive di significato. L’educazione è autoeducazione, nel senso che l’individuo trova la verità dentro di sé. Però la verità non è prodotta dall’individuo, ma donata dal “Maestro Interiore”, Dio, che lo illumina. E’ bene notare che la teoria dell’illuminazione proposta da Agostino non cancella il ruolo del maestro umano. Per Agostino tuttavia questa trasmissione è impossibile : per il limite invalicabile del linguaggio e per il fatto che il giudizio sulla verità di quanto viene comunicato dipende inevitabilmente da chi apprende. Quindi la ragione dell’apprendimento va cercare all’interno del discepolo, mentre il maestro esterno può solo “ammonire” all’apprendimento.
Nell’opera De cathechizandis rudibus , Agostino fornisce al diacono Diograzia alcuni consigli per insegnare il cristianesimo. Non esiste un metodo preciso, ma soltanto l’amore che lega alunno e insegnate, un amore che si basa sulla conoscenza delle caratteristiche psicologiche degli allievi, sulle loro motivazioni di apprendere e sull’individualizzazione degli interventi. La ricca casistica delle circostanze dell’insegnamento esposta da Agostino trae origine dalla formazione del retore, educato appunto a tenere conto di tutte le caratteristiche contestuali che devono modificare le modalità comunicative dell’oratore. Ma la sua intenzione non è quella di pretendere dal catechismo una formazione retorica vera , quanto piuttosto una sensibilizzazione alle problematiche comunicative che ogni insegnamento comporta. Nel testo autobiografico intitolato Confessioni , Agostino tratta dei propri peccati e della grazia della fede. Ma i tredici libri contengono la descrizione psicologicamente raffinata della propria biografia, la riflessione su temi teologici e filosofici e l’esame di alcune problematiche che oggi diremmo di psicologia dell’età evolutiva o di pedagogia. La lettura delle Confessioni può avvenire su due livelli : possiamo notare che l’opera ha la finalità di mostrare le caratteristiche di un itinerario di autoeducazione spirituale, mentre in secondo luogo possiamo notare che le Confessioni sono uno scritto che reca in più punti riflessioni sulla formazione. Agostino ci lascia un ritratto vivissimo della sua esperienza scolastica , vista come esempio di incapacità formativa e di inutilità.
Agostino esamina una modalità di azione piuttosto comune nei gruppi di adolescenti ovvero quella di compiere un gesto antisociale senza logica “adulta” di un fine al di là del contenuto del gesto stesso. Egli va tuttavia oltre il piano della semplice spiegazione del gesto motivandolo come un problema di natura quasi teologica. Agostino affianca un’acuta osservazione sulle dinamiche di gruppo e sul loro effetto motivante , sul bisogno degli adolescenti di non ridere da soli quale elemento decisivo per mettere in opera azioni che da sole non verrebbero intraprese. Nel De Doctrina christiana , Agostino definisce che il cristiano non deve seguire per la propria formazione l’enkylios paidéia ellenistica nella sua totalità, perché alcune delle conoscenza che essa propone non sono utili ma addirittura sono dannose alla sanità. Per tanto egli deve essere in grado di scegliere e valutare. Agostino distingue a questo proposito tra le scienze inventate dall’uomo e quelle in cui l’uomo non fa che constatare ciò che Dio ha prodotto. Ciò non esclude che alcune altre conoscenze istituite dagli uomini meritino applicazione perché utili e necessarie. In generale anche lo studio delle discipline dei pagani deve essere condotto in modo limitato.

Hai bisogno di aiuto in Pedagogia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email