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Erasmo da Rotterdam- Adagia e l’Elogio della follia

Il trattato Adagia (i proverbi, 1508) è una Raccolta di proverbi provenienti dalle letterature classiche, che Erasmo aveva cominciato a raccogliere già nel 1500 quando si trovava a Parigi e che si era riproposto di ampliare e ripubblicare presso l’editore Aldo Manuzio di Venezia, per renderla il più possibile completa. Dunque (dal 1507 al 1508) presso la fornitissima biblioteca dell’editore veneziano passò al vaglio tutti gli autori greci e latini: poeti, grammatici, oratori, dialettici, sofisti, storici, matematici, filosofi, teologi e poi tutta la schiera dei commentatori e degli interpreti. La proposta educativa di Erasmo con quest’opera è molto interessante. Egli vuole rivalutare la saggezza degli antichi (latini e greci) contenuta in queste brevi sentenze ricche di significato che sono i proverbi, ricavando da ciascuno di essi gli insegnamenti che possono servire anche alla vita dell’oggi. Ciascun proverbio viene “ricercato” nelle varie opere, estrapolato, trascritto e ampiamente commentato dall’autore. I commenti contengono ricche spiegazioni, confronti e soprattutto molti esempi. Adagia è propriamente un’opera di formazione degli adulti, dove si forniscono insegnamenti in modo profondo, preciso e assolutamente non pedante.
Anche il libro Elogio della follia è un’opera di educazione degli adulti. Erasmo critica l’atteggiamento della pura erudizione e gli eccessi del razionalismo; a essi contrappone uno sguardo disincantato e senza ipocrisie sugli uomini e sulla realtà. Protagonista del testo è la Follia che parla a un ipotetico pubblico di ascoltatori, utilizzando uno sguardo ingenuo, delle parole senza freni, dei pensieri non filtrati da ipocrisie e opportunismi e proponendo giudizi su tutto e su tutti, espressi senza alcun timore. La Follia può esprimersi con immediatezza sulla vita e con una irrazionalità creatrice. Dunque, l’opera esprime la presa di coscienza che la follia è un elemento essenziale dell’uomo e come tale è un superamento della letteratura umanistico-rinascimentale che dell’uomo aveva celebrato solo la dignità e la sapienza. Erasmo mette sullo stesso piano la dialettica miseria-grandezza e saggezza-follia. I pregi e i difetti, i vizi e i meriti degli uomini non sono collocati in due ambiti distinti e separati, s’intrecciano in uno stesso contesto, in una sorta di dialogo dell’anima con se stessa.
L'Elogio della follia è senza dubbio un’opera educativa, perché Erasmo propone ai suoi lettori un esercizio pressante di autocoscienza ironica su se stessi. Il senso educativo di questo testo originalissimo del XVI secolo "che, per la sua modernità, sembra scritto oggi, sta nel compito etico che l’autore si assume nel denunciare apertamente le false apparenze e i falsi valori. Erasmo, attraverso l’espediente narrativo paradossale della Follia che parla in prima persona di se stessa, del mondo, degli uomini, propone ai lettori una sorta di “pedagogia del rispecchiamento’’, che consiste nell’apprendere rispecchiando su di sé le parole e gli esempi proposti dall’educatore che parla. La lettura delle pagine, dallo stile serrato e ricchissime di esempi, diventa un’esercitazione auto-formativa finalizzata a ricercare in se stessi e negli altri il volto autentico dietro la maschera. Erasmo utilizza l’ironia per educare il suo pubblico adulto. Propone parole di verità pro-nunciate da un personaggio, la Follia, che sceglie di indossare il berretto a sonagli del folle o del giullare per dire delle verità su cui tutti dentro di sé concordano, ma che nessuno ha il coraggio di dire a voce alta.
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