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Compagnia di Gesù, il curriculum


Il curriculum era suddiviso in tre corsi:
• umanistico (5 anni), con una sola materia d’insegnamento: lingue e autori classici (all’inizio solo latino, in seguito anche greco):
• filosofico (3 anni), nel quale l’unica materia d’insegnamento era filosofìa;
• teologico (4 anni), nel quale l'unica materia d’insegnamento era teologia. Intorno al latino e al greco ruotava la cosiddetta “erudizione” costituita da elementi di storia, geografia e nozioni varie che non erano propriamente materie distinte, avevano la funzione di rendere i classici comprensibili e di arricchire l’insegnamento. Si potrebbe pensare che questa scelta rappresentasse un modo per restare fedeli alle idee dell’Umanesimo; in realtà rispondeva a due precise finalità:
Il latino era la lingua ufficiale del cattolicesimo e il suo uso era una risposta ai protestanti che consideravano l’affermazione delle lingue nazionali una forma di opposizione contro la Chiesa di Roma;
Inoltre il latino era ormai sconosciuto alla maggioranza della popolazione e costituiva il veicolo più adatto per la circolazione di una cultura aristocratica. Dunque i Gesuiti non erano interessati a trasmettere le idee dell’Umanesimo quanto piuttosto a utilizzarne le strutture formali. Dai testi dei classici latini e greci venivano tolte tutte le parti che potessero turbare la morale cattolica, per esempio, alcune liriche d’amore erano trasformate in inni alla virtù; alcuni eroi pagani erano trasformati in eroi di Cristo. Come si vede, era un piano di studi che non aveva interesse a trasmettere uno spirito di ricerca e di libertà: non era previsto uno studio critico della storia, né lo studio delle scienze basato sull’osservazione della natura.
Dal punto di vista didattico, l’attività scolastica del corso umanistico si articolava nei seguenti momenti:
• la prelazione consisteva nella lettura e nella spiegazione di un passo dell’autore prescelto;
• la composizione scritta (in prosa o in versi, di solito in latino talvolta anche in greco) era un’esercitazione prevista tutti i giorni: il criterio fondamentale era l’imitazione di modelli considerati insuperabili;
• la ripetizione costituiva un fattore primario: ogni lettura e spiegazione veniva ripetuta molte volte insieme in vista della preparazione all’esame. Altre forme di esercitazione erano : la disputa fra singoli alunni o fra gruppi della stessa classe o fra classi diverse talvolta anche alla presenza di invitati; la declamazione di passi di autori o di composizioni degli alunni, anche in questo caso nell’ambito della classe o davanti a un pubblico; alle declamazioni si collegavano le azioni sceniche e il teatro scolastico, molto considerati in quanto strumenti idonei per abituare i giovani a parlare in pubblico; infine gli alunni che si distinguevano per diligenza nel profitto e osservanza delle regole della scuola venivano accolti in un gruppo, chiamato accademia, che si incontrava periodicamente, sotto la presidenza di un padre gesuita, per discutere di problemi culturali al di fuori dei programmi scolastici (si potrebbe paragonare ai Seminari nelle Università attuali).
Riguardo ai corsi di filosofia e teologia, c’era una rigorosa fedeltà ad autori come Aristotele e San Tommaso. Quando questi autori erano in disaccordo con le posizioni dei pontefici e dei concili, i maestri abbandonavano il loro punto di vista e proponevano quello dell’autorità ecclesiastica. La discussione e la ripetizione erano fatte In latino.
All’educazione religiosa era dedicata ufficialmente solo mezzora settimanale con la spiegazione di una pagina del catechismo. In realtà tutto l’insegnamento, i programmi, i libri, i temi erano permeati di cultura cattolica.
Il passaggio da una classe all’altra avveniva attraverso esami con prove scritte e orali. La Ratio forniva regole molto precise: gli esaminatori dovevano tenere in alta considerazione il curriculum del candidato, e il giudizio dell’insegnante di classe. La prova poteva concludersi con la promozione oppure con l’ammissione con riserva alla classe superiore: in questo caso era possibile dopo un periodo di prova rimandare l’alunno alla classe di provenienza oppure con una bocciatura o con una dichiarazione di inettitudine invitare i famigliari a togliere il ragazzo dal collegio.
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