Educazione nell’antica Roma


Per i romani la vita sociale e politica è molto intensa; a seconda della loro condizione i cittadini romani godevano di diritti politici, partecipavano a assemblee, rivestivano cariche pubbliche, facevano parte di associazioni. L’educazione per i romani era un fatto sociale che integra gli individui nella vita della città quindi ha un intento civico. Il cittadino romano deve sapersi comportare di fronte alla collettività in modo adeguato. Cicerone suggerisce al figlio di essere sempre gradevole con gli altri per essere accolto in società. L’educazione e la cultura romana hanno un intento più pratico e meno speculativo-filosofico rispetto al mondo greco. I romani usano il termine educatio per indicare la prima formazione finalizzata allo sviluppo delle attitudini fisiche, morali e intellettuali; la formazione culturale vera e propria è rimandata agli anni successivi è un educazione raffinata e fondata su valori morali,viene chiamata humanitas.
Educazione romana dalle origini e il mos maiorum: l’economia romana aveva un carattere agricolo e la società era dominata da un aristocrazia di proprietari terrieri. Nella società predominavano i valori della casa e della famiglia. L’educazione non richiedeva un contesto specializzato ma avveniva all’interno della famiglia o al di fuori sulla base dell’esempio degli adulti e della trasmissione orale. La trasmissione di valori è fondamentale; il sentimento a cui si viene educati è quello della pietas ovvero il rispetto per genitori, avi, patria e divinità; anche la religione è un componente fondamentale. A questi valori si aggiungono il legame con la propria terra, la dedizione al lavoro, il rispetto della legge. Questo insieme di valori costituisce il mos maiorum, l’esempio che viene dagli antenati. L’educazione avveniva in famiglia; la prima educatrice era la madre anche se la donna era giuridicamente inferiore all’uomo; la madre può ricorrere in caso di aiuto a una parente anziana ma non a una schiava. Compiuti i sette anni, il bambino passa sotto la guida del padre (pater familias) e non di un servo che fa da maestro; l’educatore è il genitore. Attraverso l’esempio fornito dal padre il figlio impara il necessario per amministrare un azienda agricola e partecipare alla vita pubblica frequentando il foro. La prima alfabetizzazione, insieme a nozioni di agronomia e diritto viene fornita dal padre; assente è l’educazione artistico-letteraria. I giovani praticano l’educazione fisica allo scopo di irrobustirsi ed esercitarsi per la guerra. A quattordici anni il maschio smette la “toga praetexta” ,orlata di rosso simbolo dell’infanzia, e indossa nel corso di una cerimonia la “toga libera” completamente bianca, acquistando il diritto di sedere in senato per perfezionare la propria formazione politica seguendo i dibattiti dei senatori più anziani: per un anno si dedica al tirocinium fori nella vita pubblica e, una volta assolto il servizio militare, può iniziare la vita politica, in questo periodo viene seguito da una persona di fiducia legata al padre da un legame di amicizia. Dal 451 a.C. il punto di riferimento dell’educazione romana è rappresentato dalle Dodici tavole, lastre di bronzo esposte nel foro contenenti le leggi fondamentali della città. Esse riassumono i valori del mos maiorum: rispetto assoluto delle tradizioni; pietas (osservanza di regole sia etiche sia religiose tramandate dalle origini); rigore morale; obbedienza alla legge (basata sulla patria potestas ovvero il potere del padre). La figlia femmina resta in casa per imparare a svolgere, sotto la tutela della madre, i lavori domestici.
Catone: in seguito alla seconda guerra punica la società romana, indebolita dalle conquiste militari, subì molti cambiamenti. C’erano nuovi ceti che non condividevano i vecchi valori fondati sulla traduzione. Le correnti di pensiero ellenistico ponevano al centro dell’attenzione l’uomo nella sua individualità. Dal III° secolo cambia l’educazione dell’età repubblicana. Le famiglie ricche affidano i propri figli a un servo o a un liberto istruito (pedagogus). l’educazione acquista un carattere letterario. L’educazione femminile risente dei cambiamenti e le ragazze delle famiglie più elevate vengono affidate a un pedagogus per studiare in casa canto, danza e imparare a dipingere. Si sposano in età precoce e passano dall’autorità del padre a quella del marito. Una parte della società però si mostra ostile a questi cambiamenti. Catone per le critiche a questi cambiamenti venne chiamato censore. Catone esorta a recuperare la vecchia tradizione che vede nel padre l’educatore naturale dei propri figli. Raccoglie nel “Librum ad filium Marcum” i suoi insegnamenti di agricoltura, medicina e retorica. Valorizza l’oratoria come virtù civica ma solo in stretto legame con etica e politica. L’oratore deve essere uomo giusto abile nel parlare, fedele alle tradizioni, coraggioso, deve difendere i valori e in grado di partecipare alla vita pubblica. La retorica non deve essere coltivata come un’arte fine a se stessa ma deve essere uno strumento di cui il pensiero deve servirsi. nell’opera “De agricultura” contrappone il lavoro nei campi all’attività mercantile: oratore e contadino potranno rendere di nuovo grande Roma.
Cicerone: uomo politico, filosofo e scrittore ha influenzato la prosa latina. Il suo ruolo è stato determinante nell’ellenizzazione della cultura latina, un processo che ha interessato anche la pedagogia romana. Cicerone cerca di conciliare il mos maiorum con la cultura greca interessandosi ai problemi morali e alle questioni pratiche. Ha contribuito a diffondere la filosofia greca nel mondo romano trasponendo in latino i termini propri della tradizione greca. Con lui la paideia greca diventa la humanitas latina che si pone come un nuovo modello educativo. Cicerone si sofferma sull’istruzione superiore in vista della formazione dell’oratore nella quale devono confluire erudizione ed etica, le discipline fondamentali sono la letteratura, la filosofia e il diritto. Egli rifiuta una semplice preparazione tecnica di tipo retorico. L’oratore deve avere una cultura ampia e profonda. Cicerone ritiene che il benessere dello stato dipenda dalla bontà dell’educazione del cittadino, la riflessione pedagogica ha una forte valenza politica. Nella sua opera “De oratore” scritto sotto forma di dialogo Cicerone esamina la retorica e l’oratoria definendo gli aspetti principali: inventio ( ideazione dell’orazione); dispositio ( ordine degli argomenti); elocutio (uso del linguaggio ricco); memoria (capacità di ricordare); actio (esposizione dell’orazione, la parte più importante). l’uomo ideale dveva avere tante conoscenze ma non doveva essere presuntuoso, uomo di onesti costumi.
Organizzazione scolastica romana: con l’Ellenizzazione i romani imparano il greco, nell’educazione sono coinvolti schiavi grechi come pedagoghi, le strutture educative si ispirano a quelle greche. Istruzione primaria: inizia a sette anni; il magister o litteraror insegna a leggere o a scrivere; l’insegnamento del calcolo è impartito dal calculator, era un insegnamento importante perché molti allievi lasciavano gli studi per diventare mercanti. Il livello di istruzione è basso; l’insegnamento è impartito il locali poco idonei attraverso un metodo ripetitivo-mnemonico e coercitivo e u frequente ricorso alle punizioni corporali. Le punizioni corporali venivano inflitte con la ferula (canna con nodi di legno); la scutica/virgola ( fruste di strisce di cuoio). Gli studenti imparano l’alfabeto ripetendo i fonemi e collegandoli alla forma grafica corrispondente che viene riprodotta su tavolette dove le lettere sono già incise. Al termine di questo ciclo scolastico gli studenti sanno appena leggere e scrivere. Istruzione secondaria: accedono solo i ragazzi provenienti da famiglie aristocratiche, per tre anni lezioni del grammaticus. Le materie insegnate sono: grammatica, logica, retorica, musica, astronomia, geomentria, aritmetica, medicina e architettura. Grammatica e letteratura hanno maggiore importanza. Dopo aver letto e spiegato il testo il maestro compie un’analisi estetica che riguarda la forma e i contenuti. Lo studio è prevalentemente mnemonico senza un approfondimento delle opere lette. Lo scopo è quello di avviare all’arte dell’eloquenza. Istruzione superiore: impartita nelle scuole di retorica impostate secondo le indicazioni fornite da Cicerone. L’insegnante di retorica deve essere un professionista della parola ma anche un esempio morale; egli guida gli allievi che devono essere capci di eseguire due tipi di esercizi: controversiae( due personaggi con tesi opposte); suasoriae(esortazioni immaginarie rivolte a personaggi storici del momento critico di una decisione da prendere). Lo scopo è quello di preparare il cittadino i grado di intervenire nella vita politica o intraprendere una carriera forense diventando avvocato capace di persuadere. Le scuole privilegiano le competenze tecniche. A Roma viene curata anche l’istruzione tecnico-professionale presso le abitazioni delle famiglie aristocratiche dove schiavi, liberti e artigiani liberi ricevono una formazione professionale specializzata; educazione impartita da maestri istruiti a loro volta in collegia o corpora.
Quintiliano: nella sua opera “Institutio oratoria” intende ridare all’arte oratoria il fondamento culturale affermato da Cicerone. Il suo scopo è quello di formare il buon oratore che è l’avvocato che sa affrontare in modo eccellente qualsiasi tipo di causa. La formazione svolge una funzione etico civile. Quintiliano compone un’opera sull’educazione complessiva dell’oratore seguendone la formazione dalla nascita alla fine della carriera. La sua opera espone gli aspetti dell’istruzione primaria e grammaticale rivolgendosi a genitori e insegnanti, in seguito amplia il discorso fino all’attività dell’oratore adulto. I caratteri ideali dell’oratore sono onestà, abilità nel parlare e preparazione filosofica. Quintiliano ripropone le caratteristiche dell’orazione ciceroniana e ribadisce gli aspetti sottolineati da Teofrasto nello sviluppo della logica classica (chiarezza, correttezza, ornamentazione) e aggiunge la facilitas(qualità letteraria della sempliccità o leggerezza). Quintiliano invita ad uno stile naturale in modo che il discorso possa svilupparsi in modo organico e spontaneo. Attraverso la formazione l’oratore giunge al completo sviluppo naturale; la sola natura è sufficiente solo a un oratore medio, per un oratore perfetto è determinante l’educazione. Quintiliano è contro le punizioni corporali. Maestro ideale: deve essere pratico, positivo, morale; sensibile e disponibile al coinvolgimento con gli studenti; insegnamento naturale e divertente; adeguare il metodo all’indole dell’allievo; spronare con la lode; concedere svago e gioco. Studente ideale: deve sviluppare nei confronti dell’insegnante un sentimento di obbedienza ma anche di amore per ricambiare la dedizione con cui il maestro svolge il suo mestiere. Quintiliano delinea un curricolo scolastico per la formazione degli oratori ritenendo di anticipare al più presto l’inizio dell’insegnamento: in famiglia ( intervento di nutrici, schiavi e pedagoghi; non devono avere difetti di pronuncia da loro i ragazzi imparano latino e greco); frequentando la scuola del grammaticus (insegnante abilitato che fornisce un insegnamento generale basato sulla lettura ad alta voce della poesia e sulla stesura di testi); verso i 14 anni si passa allo studio vero e proprio della retorica esercitandosi nelle narrazioni e nelle declamationes ( recitazione di discorsi davanti al resto della classe allo scopo di spingere gli allievi a superare la timidezza). L’educazione completa comprende anche musica, geometria, astronomia, storia, filosofia e diritto. Nuovo metodo di studio: attenzione all’individuo; gradualità nello studio; studio non faticoso ma motivato; uso del gioco; rapporto maestro-allievo basato sul rispetto e affetto.
Diffusione delle scuole: nell’età imperiale lo studio della filosofia viene contrastato per evitare che si creano coscienze libere in contrasto con quelle dell’imperatore. l’organizzazione degli studi non cambia anche se diventa più capillare estendendosi a tutto l’impero, diffondendo così la cultura e la lingua latina. Anche in nuovi ceti sociali è permessa l’istruzione. Vengono previsti gli alimenta ( prestiti pubblici alle famiglie di ceto medio per mandare i figli a scuola). Compaiono le biblioteche sovvenzionate dallo stato, aumenta la circolazione dei libri come le enciclopedie. La società imperiale privilegia una formazione tecnica adeguata ai compiti richiesti dall’amministrazione pubblica; si diffonde la stenografia, forma di scrittura abbreviata e più veloce.
Seneca: mira alla cura di sé e all’autoeducazione interiore attraverso la filosofia. Il pensiero è influenzato dallo stoicismo. Nelle “Lettere a Lucillo” (prima opera epistolare) sostiene la necessità di migliorare se stessi dal punto di vista morale seguendo l’esempio delle persone virtuose ed esaminando criticamente le esperienze personali. Seneca favorisce l’educazione spirituale e critica l’erudizione fine a se stessa e le arti liberali sulle quali si fonda la formazione retorica. È sbagliato l’atteggiamento di quelli che si dedicano allo studio senza mirare alla propria crescita interiore. La figura del saggio è intesa come colui che controlla le proprie passioni con l’uso della ragione e accetta il proprio destino; il saggio è il vero pedagogo del genere umano. Critica le ricchezze e i beni materiali a favore dei beni spirituali e dello sviluppo etico dell’individuo. Il pensiero pedagogico è rivolto al percorso di autoeducazione che ciascuno deve compiere. Seneca con il richiamo all’interiorità intende a opporsi alla crisi educativa cominciata nel II° secolo durante la formazione assume un aspetto tecnico-pratico e prepara il terreno al pensiero che a sua volta riceverà influenzate dallo stoicismo. La scuola non fa virtuose le persone; crede in un cambiamento che parte dall’interno dell’individuo.
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