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Il superamento del positivismo

A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento cominciarono a manifestarsi in Europa tendenze culturali che non si riconoscevano nell’ottimismo e nella visione scientifica del Positivismo, ma esaltavano le componenti soggettive dell’animo umano e rifiutavano la società borghese e i suoi valori. In campo artistico e letterario, il filo conduttore di queste esperienze era il rifiuto del Realismo e del Naturalismo, in quanto movimenti mirati a contribuire al miglioramento della società con una produzione basata sul vero, che descrivesse scientificamente l’uomo e i suoi comportamenti.
Fondamento di tali tendenze erano alcuni motivi già presenti nel Romanticismo, quali:
• l’eccezionalità dell’artista, in quanto individuo dotato di capacità superiori a quelle degli uomini comuni;
• il ripiegamento verso una dimensione interiore che si traduceva spesso in un sentimento di malinconia e di incomprensione verso la società;

• il rifiuto delle convenzioni borghesi.
Il disprezzo del presente, il disgusto per il conformismo alla normalità si espresse in una vita da bohémiens atta al vagabondaggio e alla sregolatezza, fino all’autodistruzione attraverso l’assunzione di alcool e droghe. La scelta di comportamenti anticonvenzionali sfociò nella ricerca di nuove soluzioni artistiche e letterarie, nella necessità di un’arte libera dai condizionamenti del mercato editoriale, in un’epoca in cui ormai si era diffusa la figura dell’intellettuale professionista.
Tali orientamenti non si costituirono in scuole organizzate, bensì si svilupparono autonomamente nei vari campi dell’arte e delle lettere, contribuendo alla formazione di un fenomeno più ampio, il Decadentismo, che trova le sue origini in due movimenti quali il Simbolismo francese e l’Estetismo inglese.

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