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Il Romanticismo

Il romanticismo è un fenomeno estremamente complesso che interessò l'arte, la filosofia, il pensiero politico e scientifico, producendo nuove mode e nuovi comportamenti sociali determinando una trasformazione della sensibilità e mentalità. Uno dei grandi esponenti del Romanticismo fu Giacomo Leopardi (1798-1837), vicino alla lirica romantica ma che si professò sempre "antiromantico", mentre un altro sostenitore del Romanticismo come Alessandro Manzoni (1785-1873) rimase sempre fedele agli ideali dell'Illuminismo lombardo (realismo, razionalismo) e si distaccò dai tratti tipici del Romanticismo europeo (gusto per il misterioso, irrazionale e fantastico). Tra i caratteri unificanti del Romanticismo vi è il riconoscimento di una sensibilità moderna e nuova, oltre il classicismo. Il Romanticismo è testimonianza del motivo ricorrente della scissione e del conflitto tra uomo e mondo, tra l'individuo e il proprio sé profondo. Da una parte l'uomo si sente appartenere a un tutto infinito, dall'altra è consapevole dei propri limiti in quanto essere materiale che sperimenta la caducità del tempo e poi la morte. L'aspirazione frustata a sentirsi parte dell'infinito genera la condizione tragica, perché votata alla sconfitta, tragica è l'aspirazione a una totalità irraggiungibile.

Per i romantici l'arte, alta e straordinaria esperienza conoscitiva, lavora per via simbolica. Attraverso questa l'uomo può intuire l profonda unità vitale che genera l'esistenza. L'artista è un sacerdote, mago e veggente in grado di svelare lo spirito del mondo. In età romantica assunse grande importanza l'analisi della sfera interiore: l'attenzione si concentrò sul modo oscuro della psiche e l'attrazione per l'irrazionale e l'indeterminabile. Molti scrittori scrivono sui sogni, sulla follia. Il sogno può divenire la rivelazione di una verità misteriosa. Molte immagini care alla narrativa romantica fanno parte della sfera del "doppio": vi è la drammatica percezione di un individuo dissociato, un alter ego indipendente con desideri e pulsioni proprie. Troviamo questa ambivalenza nell'opera di Adalbert von Chamisso La meravigliosa storia di Peter Schlemihl e in Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde. La crudeltà, il male, il dolore, il sangue e il diabolico esercitavano grande fascino sulla sensibilità romantica. L'accento sui reconditi sentimenti dell'animo, tra esaltazioni e malinconie, caratterizza la sensibilità di questo periodo. Ne derivano le situazioni più comuni nella narrativa romantica: l'intimo colloquio con se stessi, la contemplazione malinconica della natura, le ambigue forme della passione. L'auscultazione dell'interiorità diventa un mezzo per il poeta per accedere all'intuizione della verità, a un mondo i cui confini sono labili: queste esperienze sono descritte da Leopardi nell'Infinito e da Novalis negli Inni alla notte.
Le terribili esperienze storiche della Rivoluzione francese e della morte di Napoleone ebbero un ruolo essenziale: questi eventi avevano messo in risalto l'esperienza della violenza e, soprattutto, l'impotenza della ragione a penetrare i meccanismi dell'agire collettivo. Quelle esperienze assunsero i colori dell'eroismo in contrapposizione con la prosaicità della vita durante la Restaurazione. Di questo periodo Confessioni di un figlio del secolo di Alfred de Musset e La Certosa di Parma di Stendhal.
Nel XIX secolo l'idea di nazione assunse il valore di legame ancestrale tra individuo e collettività, valore sacrale, testimoniato da Fitche e Schiller e dall'attività politica e letteraria di Mazzini. L'importanza attribuita ai valori nazionale, portò a riscoprirne le origini nel folklore, inteso come "spirito del popolo". L'attenzione alla cultura popolare ispirò le raccolte di fiabe dei fratelli Grimm. Il Romanticismo nutrì un forte interesse verso la fede e le manifestazioni del sacro. Contro l'Illuminismo ateo e razionalista i romantici riscoprirono il valore della fede a cui seguì il recupero della religiosità tradizionale, sentita come espressione dei bisogni dell'individuo e delle sue espressioni. I romantici lottarono contro tutte le regole che imbrigliavano la creatività del poeta: nacque così contro il classicismo un nuovo canone "anticlassico" a opera di autori come Shakespeare ma anche Tasso, Ariosto e Cervantes. Al di fuori dei generi classici il romanzo riuscì a descrivere con forte aderenza la verità di ambienti connotati dal punto di vista storico e sociale. In questo modo Manzoni dimostrò una forte aderenza al vero nelle sue opere. La mitologia durante il Romanticismo fu sentita in Italia e in Francia come un freddo repertorio di immagini, metafore ed emblemi. In area tedesca, secondo alcune discussioni sulla mitologia, il Romanticismo doveva dare vita ad una nuova mitologia, un nuovo sistema di immagini, simboli ed emblemi. Per i romanici il simbolo è l'immagine ch possiede in sé parte di ciò che vuole rappresentare.
L'eroe romantico coincide per molti versi con l'artista: egli avverte dolorosamente il contrasto tra i propri ideali e un mondo dominato da utilitarismo e logica. Questo atteggiamento di rottura con la società esprime il disagio di molti intellettuali di fronte alla crescita della classe borghese, atteggiamento di disgusto per i borghesi durerà per tutto il secolo. L'eroe romantico è tormentato e insoddisfatto, egli protesta contro la finitezza dell'uomo contrapposta all'infinita dell'universo e all'abisso del tempo eterno. L'eroe però si ribella al destino e all'ordine della natura lanciando un tragico e vano grido cercando invano di uscire dai limiti umani, dalla prigione del corpo e del tempo, dissolvendosi però nel nulla. Per superare la propria finitezza l'eroe romantico si avvale dell'amore, forza totalizzante ed esperienza assoluta, e della natura, concepita come manifestazione dello spirito divino in una visione panteista dove si può cogliere il senso della realtà, l'assoluto. L'insoddisfazione romantica si espresse nel tema della fuga, fuga verso la natura incontaminata, verso il lontano Oriente esotico e verso i tempi passati come il medioevo. Nell'ironia il Romanticismo trova il mezzo ideale per esprimere il rapporto ambiguo e conflittuale con il mondo. L'ironia è anche autoironia, entrambe sono affermazione della libertà interiore dell'artista.
Il Romanticismo Italiano
La nascita ufficiale del Romanticismo italiano è convenzionalmente riferita al gennaio 1816 quando Madame de Staël pubblicò sul primo numero della rivista milanese "Biblioteca italiana" l'articolo Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni dove si esortavano i letterati italiani a confrontarsi con le letterature inglese e tedesca più moderne e innovative, suscitando così polemiche che fecero dividere i letterati italiani in "classicisti" e "romantici": i primi contrari alla tesi espressa dalla de Staël, i secondi favorevoli ad aprirsi verso le letterature europee. I testi di madame de Staël e di August Wilhelm Schlegel introdussero in Italia i temi più moderni del Romanticismo tedesco. Il Corso di letteratura drammatica di Schlegel divenne il principale veicolo di conoscenza, in Francia e in Italia, della cultura romantica tedesca: esso contiene un quadro delle teorie romantiche semplificato. Anche Madame de Staël con il trattato La Germania traccia un quadro complessivo della cultura tedesca, diventando il primo manifesto romantico nei paesi latini. I protagonisti della prima"scuola" romantica italiana accolsero con entusiasmo le proposte di madame de Staël, infatti sono del 1816 i tre manifesti che riassumevano i punti essenziali del progetto culturale romantico. Il primo è uno scritto di Ludovico di Breme (1780-1820), sostenitore dell'esigenza del provincializzare la cultura italiana, intitolato Intorno all'ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani seguito poi dalle Avventure letterarie di un giorno di Pietro Borsieri (1788-1854). Per ultimo il più famoso dei testi programmatici del Romanticismo italiano, la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo di Giovanni Berchet (1783-1851). Nel 1818 i romantici fondarono "il Conciliatore" di orientamento liberale, soppresso dopo appena un anno dal governo austriaco. Di Breme pubblicò nel 1818 uno dei testi più acuti e penetranti del Romanticismo italiano, le Osservazioni sul Giaurro. Il primo Romanticismo italiano fu un fenomeno essenzialmente lombardo, legato al ruolo culturale della Milano asburgica e alle nuove istanze politiche e storiche di inizio secolo.
Nei loro manifesti i giovani romantici si occupavano di letteratura, ma ben presto il termine "romantico" assunse il significato di progressista e innovatore, in letteratura come in politica. Il romanticismo italiano si propose come la cultura-bandiera della nuova borghesia con l'intento di creare una cultura nazionale moderna e popolare. A questo scopo nacquero i giornali che avevano il compito di divulgare la cultura a tutte le classi sociali, non solo alle élites. I letterati italiani vedevano nella nuova cultura non l'evasione nel fantastico e nell'irrazionale, ma la possibilità di una critica razionale alla società. L'opera di cesura continua esercitata dal governo austriaco su Milano, dopo il 1820 portò all'ostacolare e limitare la vita intellettuale, favorendo l'ascesa di Firenze in qualità di guida nel Romanticismo italiano. A Firenze dal 1821 venne stampato"L'Antologia", rivista fondata da Viesseux. Questa rivista condivideva con il Conciliatore l'indirizzo politico, la sensibilità per la promozione della cultura e per la diffusione dell'istruzione e l'attenzione per le tematiche più moderne. La rivista inoltre dava spazio, oltre alla letteratura, alle scienze sociali con articoli di economia, diritto e con informazioni sulle nuove tecnologie. Verso la metà del secolo un nuovo gruppo di giovani donne intellettuali predilesse un impegno civile più attento allo sviluppo economico e politico della società. A Milano nacquero nuove pubblicazioni periodiche come gli "Annali universali di statistica, economica, storia viaggi e commercio" attraverso la quale si formò un gruppo di intellettuali tra i quali c'erano Cattaneo, Correnti e Ferrari. Gli "Annali" trattavano gli aspetti più vari dell'economia e della società. Il "Politecnico" di Cattaneo promosse l'attenzione ai molteplici fattori che favorirono lo sviluppo della società e l'espansione di un moderno capitalismo. L'obiettivo di Cattaneo era una società libera e democratica. Nel 1838 a Milano venne fondata anche la "Rivista europea" diretta da Tenca che dedicò grande attenzione alle pubblicazioni dedicate all'elevazione culturale dei ceti popolari, denunciando il populismo con l'obiettivo di affermare una letteratura nazionale.

Alessandro Manzoni

Nacque a Milano il 15 marzo 1785. In seguito al divorzio dei genitori passò da un collegio all'altro fino al 1801 quando lasciò definitivamente il collegio del Longone ritirandosi a vivere nella casa paterna a Milano. Gli anni tra il 1801-1804 furono anni di grande fermento politico. Conobbe Vincenzo Cuoco e Francesco Lomonaco che lo indirizzarono vero ideali libertari-giacobini. È del 1801 il poemetto Del trionfo della libertà. Venuto in contatto con Monti e Foscolo scrisse poemetti, sonetti, e odi di ispirazione neoclassica. Dopo la morte di Carlo Imbonati si trasferì a Parigi e frequentò il gruppo degli Idéologues. Scrisse nel 1805 il carme In morte di Carlo Imbonati e il poemetto Urania. Sposò Enrichetta Blondel nel 1808 e nel 1810 si convertì al cattolicesimo abbandonando l'ateismo. Nel 1812 iniziò la stesura degli Inni sacri e nel 1816 quella di Il conte di Carmagnola, pubblicato nel 1819. Con il 1820 iniziò un periodo molto produttivo, scrisse infatti: l'Adelchi (1822), l'ode Il cinque maggio e inizia un abbozzo dei Promessi sposi col titolo di Fermo e Lucia, che modificherà in maniera radicale fino al 1827, anno della pubblicazione de I promessi sposi in tre tomi. La versione definitiva uscì nel 1840, comprendente anche la Storia della colonna infame. Pubblicherà trattati e scriverà lettere. Nel 1862 venne nominato presidente di una commissione governativa incaricata di trovare i mezzi per l'unificazione linguistica del paese. Morì a Milano il 28 aprile 1873.
Manzoni rifiutò ogni coinvolgimento nei momenti cruciali che segnarono la vita politica e culturale del paese, dei quali fu spettatore critico e partecipe. Il 1827 fu l'anno che chiuse la sua stagione creativa, da allora in poi pubblicherà saggi, trattati, studi storici e linguistici e la revisione dei Promessi sposi. Nel 1832 il giovane aspirante letterato Marco Coen gli chiese consiglio su come perseguire la sua vocazione nonostante la famiglia lo volesse impegnato nelle attività finanziarie. Manzoni rispose valutando il ruolo della letteratura con il severo metro dell'utilità sociale. La letteratura deve essere utile.La poetica del Manzoni è incentrata sul principio romantico dell’arte come rappresentazione del vero ed è alla base della corrente realistico-oggettiva del romanticismo. Insegnatogli da Carlo Imbonati, la letteratura deve avere il senso del vero. A Parigi Manzoni entrò in contatto con gli idéologues, con il letterato Fauriel ed ebbe una corrispondenza con de Tracy. Questi pensatori segnarono il suo orientamento liberal-moderato e lo confermarono nella concezione illuminista di una cultura posta al servizio della vita civile e morale dell'umanità. Il cattolicesimo manzoniano esprime valori quali solidarietà, rispetto dell'individuo, amore per il prossimo. Per Manzoni il sentimento religioso è un sentimento profondo e meditato, una conquista interiore sofferta. Egli ebbe una visione pessimistica della storia, derivante da Agostino e Pascal. L'agire dell'uomo appare a Manzoni come un susseguirsi di violenze e follie quando l'uomo non è illuminato dalla Grazia Divina. Il pessimismo però non cancella l'importanza della scelta etica dell'uomo, scelta libera e tragica tra bene e male. Pur rappresentando una figura di riferimento per il Romanticismo italiano, Manzoni non partecipò direttamente alla vita letteraria e politica del proprio tempo. Il suo romanzo decretò l'affermazione di un genere, il romanzo storico, che dominò per anni il panorama letterario italiano. Manzoni tradusse nelle proprie opere alcune delle principali istanze di rinnovamento letterario e culturale proposte dai romantici. La sua opera costituisce la più alta espressione della ricerca romantica in Italia, arrivando a influenzare il dibattito letterario europeo del periodo. La sua era una letteratura accessibile a un pubblico mediamente colto, educato ai grandi temi morali politici ed economici. Manzoni inventò una lingua letteraria nuova e moderna, capace di parlare ad un vasto pubblico.
Manzoni iniziò a scrivere da giovanissimo con il Del trionfo della liberta (1801) dove si scaglia da "giacobino" contro oscurantismo religioso e repressione reazionaria, quando ancora era fresco il ricordo della repressione borbonica della Repubblica partenopea. L'idillio Adda (1803) è un'altra opera giovanile dove descrive la campagna come luogo di rifugio e meditazione. Di ispirazione pariniana I Sermoni (1803-04) che ironizzano sui comportamenti della società contemporanea. Il carme In morte di Carlo Imbonati (1805), compagno della madre, contiene il proposito di una attività letteraria ispirata ad alti ideali. Nel carme immagina che l'uomo gli appaia in sogno per affidargli una sorta di testamento spirituale. Inoltre nell'opera viene anticipata la ricerca manzoniana del "santo Vero". Con Urania (1809), poemetto sulla funzione civilizzatrice della poesia si chiude il periodo del classicismo manzoniano. In seguito, il matrimonio e la conversione lo porteranno verso nuovi contenuti e forme espressive.
Negli anni successivi alla conversione Manzoni progettò di scrivere un ciclo di dodici Inni Sacri dedicati ai momenti principali dell'anno liturgico ( Il Natale, L'Epifania, La Passione, La Resurrezione, L'Ascensione, La Pentecoste, Il Corpo del Signore, La cattedra di San Pietro, L'Assunzione, Il nome di Maria, Ognissanti, I Morti). Ne portò a termine solo 5(evidenziati). Gli Inni raccolgono i frutti delle letture di testi sacri e delle meditazioni religiose, egli si rivolge al cristianesimo cercando in esso le fonti del messaggio evangelico. Inoltre negli Inni trova spazio quella attenzione per gi umili che sarà tipica della sensibilità etica manzoniana. Con gli Inni Sacri Manzoni sperimenta una nuova forma di poesia, discostandosi dal Neoclassicismo. Recuperando la tradizione innologica cristiana ne deriva una poesia corale dove Manzoni sperimenta forme innovative: rinuncia all'endecasillabo per metri più brevi (ottonario, decasillabo e settenario), la sintassi si semplifica. Le Osservazioni sulla morale cattolica sono una difesa della religione cattolica in risposta alle tesi espresse da Sismondi: Manzoni contesta l'idea della responsabilità della Chiesa nella decadenza italiana, secondo la quale dopo il concilio di Trento la Chiesa con la sua attività coercitiva avrebbe fiaccato l'animo degli italiani. Nelle Osservazioni Manzoni ripensa il problema religioso nei suoi rapporti con la morale. Dopo la caduta di Napoleone, Manzoni compose liriche civili che cantavano le lotte per l'indipendenza italiana (Aprile 1814, Proclama di Rimini). La vocazione patriottica e civile manzoniana trovò espressione nell'ode Marzo 1821, ispirata ai moti di quell'anno e dopo il fallimento della rivolta distrusse il testo dell'ode. La riscrisse e pubblicò nel 1848. L'ode è un testo esortativo e marziale, il poeta immagina l'attacco piemontese agli austriaci e afferma la liceità morale della guerra di liberazione. Il cinque maggio è dedicata alla morte di Napoleone. Fu composta di getto appena saputo della notizia. Nell'ode viene evidenziato non il grande condottiero, bensì l'uomo disarmato e sconfitto e in punto di morte: lo immagina intento ad abbandonarsi alla misericordia divina. Quest'ode è una meditazione sulla miseria umana, sulla grandezza divina e sul mistero della storia.
Manzoni scrisse due tragedie, Il Conte di Carmagnola e Adelchi tra il 1816 e il 1822. Erano gli anni dei manifesti e del Conciliatore, di un ambiente lombardo ricco di stimoli romantici e di respiro europeo. Manzoni rimase sempre fedele alla sua concezione secondo la quale l'arte ha senso unicamente in chiave etica, ossia se favorisce il progresso morale dell'umanità. Alla pubblicazione del Carmagnola è legato lo scritto teorico più profondo di Manzoni: Lettre a M. Chauvet. Lo scritto nacque come risposta alla recensione fatta sul Conte di Carmagnola dal francese Chauvet, criticando l'autore per non essersi attenuto alle unità aristoteliche (unità d'azione, di tempo e di luogo). La Lettre è un lungo e meditato saggio che affronta i temi ricorrenti della polemica tra classicisti e romantici sul teatro, e nella quale difese il principio del "vero storico" perché l'opera d'arte non tradisca il suo fine di conoscenza e crescita morale. Manzoni contrappone alla semplicità della tragedia amorosa la profondità di quella storica, in particolare affronta il tema del rapporto tra storia e poesia, assegnando a quest'ultima un ruolo conoscitivo: indagare all'interno dell'anima dei protagonisti. Con il Carmagnola Manzoni offre un preciso modello di dramma storico dove fa sue le riflessioni del romanticismo tedesco e il proposito di svecchiamento e apertura verso l'Europa. Accompagnò l'opera con una prefazione dove riprese le teorie romantiche sul teatro. La Prefazione giustifica la scelta di salvare la tragedia dell'accusa di immoralità mossale dai moralisti cattolici. Tra le soluzioni tecniche adottate nel Carmagnola per rispondere alla questione morale figura anche la presenza di un coro ispirato al modello della tragedia greca.

Il Conte di Carmagnola

Ambientata nell'Italia del '400, la tragedia racconta la storia di Francesco Bussone, conte di Carmagnola che venne condannato a morte nel 1432 da Filippo Maria Visconti. La vicenda narra dagli anni alla Serenissima fino all'esecuzione, Manzoni evita dunque le unità di luogo e di tempo tipiche della tragedia classica. Nella prefazione giustifica i criteri adottati nella tragedia, cioè l'inserimento di effetti verosimili, la possibilità di far luce sugli evento storici raccontati, il rifiuto dell'astrattezza della tragedia tradizionale. Nell'opera vi è una netta divisione tra i personaggi reali e di finzione. Convinto dell'innocenza del conte, Manzoni realizza un dramma dove si contrappongo l'etica eroica e il cinismo della ragion di stato. Alla fine della tragedia il conte si rivolge alla volontà divina, sola consolazione possibile. Nel Carmagnola l'autore inserisce in coro alla fine dell'atto II, uno squarcio lirico tramite il quale il poeta parla in prima persona, commentando i fatti raccontati. Giustifica questa scelta come possibilità di riflettere su temi contemporanei senza alterare la verità storica.

Adelchi

critta tra 1820 e 1821 l'Adelchi è ambientata al tempo della conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno(774). I personaggi sono i due sovrani, il re dei Longobardi Desiderio e il signore dei franchi Carlo Magno e i due figli di desiderio, Ermengarda e Adelchi. I due figli sono vittime dei due sovrani: Ermengarda è costretta a sposare il re dei franchi e vive il dramma dell'amore tradito, poiché innamorata di Carlo viene ripudiata e non può confessare i suoi sentimenti. Adelchi sogna la gloria e ha sete di giustizia per l'affronto arrecato alla famiglia da Carlo Magno ma il dovere po' costringe ad affrontare una guerra contro il papa che ritiene ingiusta: per Adelchi non si prospetta alcuna via d'uscita. Il dramma dell'Adelchi acquista il valore di un contrasto tra etica e politica: Manzoni vede solo in un destino di sconfitta la possibilità per il singolo di riscattarsi e affermare la dignità di ciò che è. La ragione di stato prevale sulla giustizia. Contemporaneamente all stesura della tragedia Manzoni lavora al Discorso sopra alcuni punto della storia longobardica in Italia dove l'interesse per le masse ignorate dalla storia ufficiale lo accomuna all'Adelchi. Manzoni fa luce non sulla storia dei vincitori, ma su quella degli sconfitti. Manzoni tratta di questi argomenti perché uno dei punti fondamentali del romanticismo è la rievocazione dei tempi precedenti.

I promessi sposi

Tra il Fermo e Lucia (1821-1823) e la redazione definitiva dei Promessi sposi (1840) si situa una redazione intermedia (1827): un così lungo travaglio creativo si spiega, oltre che con la complessità dell'intreccio e l'insoddisfazione dello scrittore, con la ricerca di una nuova lingua elitaria e "popolare", che egli credette di trovare nel fiorentino "vivente". Ambientata nella Lombardia del Seicento, l'opera mette in scena la storia di due umili giovani, Renzo e Lucia, la cui unione in matrimonio è ostacolata dal "potere" di un signorotto locale (don Rodrigo). Attraverso le loro vicende, Manzoni compone un affresco storico di eccezionale precisione e raffinatezza, combinando la poetica del vero, cui resterà sempre fedele, cui resterà sempre fedele, con una trama avventurosa e destinata a un pubblico largo, secondo i dettami del genere romanzesco. Al centro della riflessione dell'autore, non risolti da un finale problematico e aperto, sono i grandi temi della libertà umana, del dolore della storia e della visione cristiana dell'universo.

La produzione saggistica

Dopo l'uscita nel 1827 dei Promessi sposi si chiuse per Manzoni la grande stagione creativa, non scrisse più testi di invenzioni ma solo opere di carattere saggistico. Nella storia della Colonna infame Manzoni racconta il processo intentato a Milano contro due presunti untori. Il processo realmente celebrato nel 1630 portò alla condanna a morte di due innocenti Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora e alla distruzione della casa di quest'ultimo sul luogo della quale fu eretta la "colonna infame" a perenne monito ed eterna esecrazione dei condannati. La storia era stata raccontata nel Fermo e Lucia, venne poi pubblicata come appendice storica nel 1840 col titolo di Storia della colonna infame. Mettendo a dialogo le fonti e mostrando contraddizioni e incongruenze smaschera i meccanismi del pregiudizio, della paura e del fanatismo che resero possibile una tale ingiustizia. La riflessione sulla lingua accompagnò tutta l'esistenza di Manzoni e diede luogo ad una serie di scritti, pubblici, privati, inediti e pubblicati, in cui viene affrontato il problema. Gli scritti linguistici si dividono in due gruppi, quelli legati al romanzo e quelli centrati sulla questione di una lingua nazionale. I primi scritti sono in genere brevi interventi: la lettera all'amico Fauriel o ad altri corrispondenti o in alcuni passi del Fermo e Lucia. Qui Manzoni si interroga sui mezzi da adottare per ottenere una lingua che si chiara e comprensibile e allo stesso tempo non "falsa" perché aulica o troppo solenne: una lingua media per una nuova comunità di lettori non solo di romanzi. Come la questione della lingua del romanzo era stata risolta nel "risciacquare i panni in Arno" cioè un processo di revisione linguistica conclusosi con la revisione del 1840 e fondata sull'adozione di un fiorentino contemporaneo medio, così Manzoni propose come modello linguistico la parlata dei borghesi fiorentini contemporanei. Fra gli scritti linguistici minori c'è il saggio Sentir Messa dove Manzoni sostiene la coincidenza di lingua italiana e lingua toscana.
Utilità: Manzoni è erede di u a tradizionale culturale illuminata che riconosce alla letteratura compito di essere utile, favorendo il progresso sociale. La letteratura può servire anche da esempio a denunciare, come nelle storia della colonna infame, le ingiustizie derivate dalla superstizione.
Vero storico: cioè la fedeltà alle reali vicende storiche, costituisce per Manzoni un punto cardine del suo operato: le vicende devono aderire alla verosimiglianza pur essendo nati dalla mente dello scrittore.

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