Indice

  1. La visione organicistica e materialistica dell’uomo
  2. Il tramonto del mito romantico dell’amore
  3. L’identificazione amore-sesso
  4. Il tema dell’adulterio e la rappresentazione antidealistica del matrimonio
  5. Amore e patologia psichica

La visione organicistica e materialistica dell’uomo

Nella seconda metà dell’Ottocento il diffondersi delle conoscenze scientifiche, in particolare lo studio dell’ereditarietà, favorisce l’affermazione di una visione laica, o addirittura materialistica, contrapposta alla visione romantica del mondo e dell’uomo: se il modello culturale del romanticismo era stato essenzialmente spiritualistico, ora l’essere umano è essenzialmente concepito come fisicità, come “organismo”: ne può essere esempio eloquente il racconto Un corpo, scritto da Camillo Boito, uno degli scrittori scapigliati in cui già il titolo forte e inconsueto allude al rovesciamento dell’idealismo e spiritualismo romantico.

Il tramonto del mito romantico dell’amore

La crisi dello spiritualismo e dell’idealismo romantico, l’affermazione della visione positivistica e il diffondersi delle conoscenze scientifiche trasformano il modo di concepire e di trattare il tema dell’amore: tramonta il mito della passione nobile, spirituale, esclusiva (com’è ad esempio nel Werther di Goethe), attraverso cui chi ama scopre le misteriose profondità del proprio io e attinge addirittura all’assoluto.

L’identificazione amore-sesso

Dell’amore si tende ora a cogliere soprattutto la fisicità, a illuminare il ruolo centrale del sesso. L’opera del grande poeta Charles Baudelaire (1821-1867) è tra le prime testimonianze della fine della visione romantica dell’amore: lo scrittore francese demistifica ogni forma di idealizzazione, illuminando impietosamente la schiavitù dei sensi e l’aggressività distruttiva che nella sua visione è sottesa a ogni relazione amorosa.
La narrativa naturalista e verista, nell’ideazione dei soggetti e degli intrecci, dà molto spazio alla sessualità: ad esempio, nei racconti di Guy de Maupassant il sesso è forse la molla principale dei comportamenti e mette in moto la macchina narrativa. Nella narrativa naturalista la sessualità accomuna le classi, anche se nel caso dei più bassi strati sociali viene rappresentata essenzialmente come abbruttente appetito animalesco (come ad es. nella scena da Germinale di Zola .
Anche la cultura italiana risente delle nuove tendenze: ad esempio la novella verghiana La Lupa (inclusa nella raccolta Vita dei campi, 1880) introduce un soggetto decisamente scabroso per la morale del tempo e per più di una ragione: infatti, in primo luogo è una donna a nutrire desideri sessuali, in secondo luogo si tratta di una donna matura, e in terzo luogo essa rivolge le sue brame al giovane genero. Ma Verga arriva anche a rappresentare uno stupro in modo estremamente realistico

Il tema dell’adulterio e la rappresentazione antidealistica del matrimonio

Nella narrativa del secondo Ottocento anche il matrimonio è sottoposto a una dissacrante revisione critica: già di per sé la frequenza del tema dell’adulterio – a partire da Madame Bovary (1857) per arrivare a Anna Karenina (1873-77) e al meno noto Effi Briest (1895) del tedesco Theodor Fontane – testimonia la crisi del matrimonio e della sua idealizzazione. Una cruda demistificazione dell’amore coniugale e della relazione di coppia si ritrova nel racconto lungo di Lev Tolstoj (1887-1889) La sonata a Kreutzer, un testo la cui tesi risulta ancor oggi sconvolgente: per il protagonista del racconto, l’amore non è altro che una veste seducente che nasconde il puro e semplice desiderio sessuale, una trappola di cui la natura si serve per autoperpetuarsi.

Amore e patologia psichica

Le suggestioni scientiste da un lato e la diffusione delle prime informazioni psicologiche dall’altro, suscitano negli scrittori l’interesse alle dinamiche fisiopsicologiche (De Roberto pubblica nel 1895 un saggio significativamente intitolato L’amore, uno studio fisiopsicologico) e psicopatologiche dell’amore: è il caso, tra gli altri, di I.U. Tarchetti, scrittore scapigliato, che nel romanzo breve Fosca (1869) narra la passione distruttiva di un giovane per una donna malata e di rara bruttezza; e di Luigi Capuana, il teorico del verismo italiano che nei romanzi Giacinta (1879) e soprattutto Profumo (1890) esplora il rapporto fra eros e patologia psichica.

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