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Bartoli e la Storia letteraria d’Italia

Dalla fine degli anni Sessanta in poi, la biografia intellettuale di Bartoli fu fortemente condizionata dalla “Storia letteraria d’Italia scritta da una società d’amici” (poi: “di professori”) coordinata da Villari e sottosezione di una monumentale opera progettata dal Villardi e omnicomprensiva. I collaboratori della parte d’italianistica furono scelti in modo raccogliticcio.
Bartoli lavorò per un decennio (con la collaborazione e gli aggiornamenti bibliografici di D’Ancona) al volume di 600 pagine sui “Primi due secoli”. Qui, nei primi 12 capitoli, approntò una laboriosa e convincente griglia interpretativa delle Origini, indagate sullo sfondo del Medioevo latino europeo.
Vere novità furono le sezioni dedicate alla “Letteratura dialettale dell’Alta Italia” e alla letteratura franco-veneta.

A partire dal capitolo 13, invece, l’opera bartoliana cambia bruscamente direzione, frantumandosi in una serie di saggi monografici. Della Commedia dantesca viene offerta solo una parafrasi minuziosa senza critica. Diversamente, sul Petrarca stende 10 capitoli, dedicati a sviscerarne la psicologia, componendo il ritratto quasi di un uomo fuori dal tempo, oscillante fra medioevo e modernità. Tralascia così cronologie delle opere, ricerca delle fonti e verifica dei dati biografici, e stigmatizza l’uso della critica letteraria contemporanea di vedere l’imitazione dappertutto (si notino le affinità con la “Storia” desanctisiana).
Al di là della frattura indicata, Bartoli cercò di costruire una sua storia, partendo da origini letterarie laiche e popolari, e enfatizzando gli elementi di un medioevo miscredente.

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