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Romanticismo – clima culturale in Italia



Dalla prima metà dell'ottocento, in Italia, nasce l'idea di unificare la nazione sotto il punto di vista letterario e culturale. La prima a proporre ciò, è la svizzera Madame de Staël nel giornale “biblioteca italiana”. Con un occhio esterno, sente anch'ella la necessità che la nazione ha di unificarsi e specializzarsi in un determinato ambito come ogni stato europeo.
Fin dall'inizio dei tempi la miglior virtù italiana è stata l'arte della parola, pertanto è in questo aspetto che ora trova la sua identità. Tuttavia, secondo la Staël, questo aspetto sarebbe da modificare, si deve: abbandonare i miti della tradizione classica poiché corrispondono alla finzione; arricchire il proprio bagaglio letterario con le traduzioni delle maggiori opere straniere; ispirarsi alla letteratura nord-europea, in particolar modo al dramma di Shakespeare poiché corrisponde al vero; lasciarsi nella composizione, trasportare dai sentimenti.

Fortemente in disaccordo con queste idee, si pone Pietro Giordani, che riconosce la letteratura e le arti come mezzo per rendere unita l'Italia ma non condivide le innovazioni proposte dalla scrittrice svizzera. Infatti, la ricerca del bello, che secondo la Steal si ritrova nell'approfondimento e lo studio delle opere straniere e in particolar modo nella tragedia poiché offre una visione del reale, non si può configurare in ciò. Il massimo splendore italiano e la culla del suo sapere risalgono ai tempi antichi, pertanto è impossibile aspirare a qualche forma d'arte ancora più elevata e l'unica cosa che si può fare è l'emulazione dei grandi del passato. Un'altra argomentazione riguarda, invece, l'identità nazionale: se la produzione artistica si inspirasse da quelle nordeuropee, la penisola non si potrebbe più distinguere in nessun campo dal resto del continente e rimarrebbe anonima.
L'autore Giovanni Berchet, nella “lettera semiseria”, si pone, invece, a metà strada tra le due opinioni precedenti. Egli sostiene che la scrittura debba essere veicolata dai sentimenti così da fornire qualcosa di reale in grado di appassionare i lettori, dunque, ispirarsi dai modelli classici è corretto ma bisogna guardare anche all'epoca in cui si sta vivendo. Punto comune, resta la letteratura come unificazione sociale e culturale che deve guardare ai modelli tedeschi e inglesi, come sosteneva la Staël, ma non per emularne i componimenti, bensì per osservare la loro capacità di unificare la tradizione con l'attualità. Un aspetto sul quale si sofferma e che non viene menzionato né dalla Staël né da Giordani è l'identificazione di un nuovo pubblico. Egli analizza gli aspetti culturali di due rappresentanti di classi sociali opposte, un ottentotto e un parigino. L'ottentotto corrisponde a quella parte della società ignorante e non interessata alla cultura, mentre il parigino è simbolo dell'aristocrazia illuminista che fa un uso morboso della ragione per una cultura fine a se stessa. Entrambi questi personaggi non sono in grado di apprezzare la nuova letteratura che, perciò, deve essere dedicata alla classe media che possiede sia fantasia che spirito nazionale pertanto sarà in grado di comprendere la letteratura romantica.