Concetti Chiave

  • Nel 1907, Gozzano pubblica una raccolta di 30 testi, selezionando opere per emanciparsi dall'influenza di d'Annunzio, ispirandosi a poeti come Arturo Graf e Francis Jammes.
  • La raccolta affronta il tema filosofico della vita e della morte, con Gozzano che adotta una visione materialistica e dionisiaca, accettando il ciclo di nascita e morte.
  • Gozzano cerca la sua "via del rifugio" lontano dalla vita cittadina, trovando pace nella campagna e rifiutando il tumulto degli uomini e le loro preoccupazioni.
  • Nel 1911, pubblica a Milano una raccolta di 24 liriche suddivise in tre sezioni, evidenziando un cammino biografico e psicologico legato all'amore e alla morte.
  • Gozzano lascia un corpus di poesie inedite e scrive su un viaggio in India, esplorando temi di rinascita e contrasto tra oriente e occidente, attraverso corrispondenze epistolari.

La pubblicazione e selezione delle opere

Uscì a Torino nel 1907, l’indice conta 25 titoli ma i testi sono in realtà 30 perché la sezione “I sonetti del ritorno” ne comprende sei e parte dei componimenti era già comparsa su varie testate a partire dal 1905. La raccolta rappresenta però il frutto di una rigorosa selezione: Gozzano preferì infatti escludere le prove più acerbe che accusavano in maniera più vistosa i debiti contratti con d’Annunzio, primo idolo della sua giovinezza, dal quale cerca di emanciparsi trovando degli antidoti efficaci in due poeti decisamente ribelli alla cattedra dannunziana. Ossia Arturo Graf, indiscusso maestro della gioventù letteraria torinese di inizio secolo, e il francese Francis Jammes, obbligato punto di riferimento di tutti i crepuscolari, da entrambi assimila il rifiuto dello stile sublime, in favore di una tendenza al linguaggio prosaico.

Il tema filosofico e materialistico

Questo è un libro filosofico, basta leggere il testo collocato in apertura, da cui la raccolta prende il titolo, in cui Gozzano disteso su un prato che medita sul senso della vita e della morte, arrivando alla conclusione che la vita appaia nient’altro che un “gioco degno di vituperio”. A consolarlo non viene in soccorso la sua fede, egli si professa infatti non credente e aderisce invece alla concezione materialistica del cosmo, gli esseri viventi sono soggetti alla morte ma dalla decomposizione dei loro corpi scaturiscono altre vite, in una catena ininterrotta di nascita e decessi. Quello di Gozzano è tuttavia un materialismo dionisiaco, con la teoria dell’eterno ritorno egli assimila della filosofia di Nietzsche l’idea dell’amor fati, dell’accettazione gioiosa del proprio e del comune destino, di qui il bisogno di evadere e di imboccare una via del rifugio.

La via del rifugio e l'evasione

Questa via conduce lontano dagli altri, Gozzano non si tuffa tra la folla e gli uomini che si urtano tra loro gli fanno una gran pena, ricordandogli che a nulla valgono i loro sforzi di fronte alla morte, il poeta lascia dunque i tumulti della vita cittadina e si concede una tregua in campagna, nella pace di una villa di famiglia.

La pubblicazione delle liriche a Milano

Vennero pubblicati a Milano dai fratelli Treves nel 1911 preceduti, anche in questo caso, dall’uscita in ordine sparso di singoli testi, l’opera raccoglie 24 liriche comprese “Le due strade” e “L’amica di nonna Speranza”, già inserite nella “Via del rifugio”. Il titolo sii impose su quello inizialmente ipotizzato da Gozzano, “Canti dell’attesa”, che poneva l’accento sulla situazione psicologica del soggetto preparato all’appuntamento con la morte, a differenza del titolo definitivo che invece dà maggiore importanza alla poetica, battendo sul registro intimo e dimesso dei versi, assimilabile a quello di una conversazione tra amici. Presentano inoltre una struttura unitaria, i testi sono infatti raggruppati in tre sezioni tematicamente omogenee:

1. Il giovenile errore, 9 liriche;

2. Alle soglie, 7 liriche;

3. Il reduce, 8 liriche;

La parabola biografica e psicologica

Esse disegnano una parabola biografica e psicologica: dall’inseguimento dell’amore poi rivelatosi vano, al pensiero della morte che si affaccia dopo che i medici gli hanno diagnosticato la tisi. Negli anni prima della sua giovinezza, Gozzano aveva sognato per sé una vita romanzesca sperando di poter provare l’ebrezza della passione intensa e accarezzando l’idea di morire di crepacuore, ma le cose erano andate diversamente: non si innamorò mai veramente, il grande amore sognato si era rivelato un inganno.

Il tema romantico e la morte

Il tema romantico dell’amore congiunto in un nodo indissolubile alla morte torna anche nella seconda sezione, in particolare in “Paolo e Virginia” e “L’amica della nonna Speranza”, alla cui origine stanno due celebri tragiche storie d’amore, ossia “Paolo e Virginia” di Bernardin de Saint-Pierre e “I dolori del giovane Werther” di Goethe. Nel primo romanzo, la nave che sta riportando la protagonista Virginia nell’isola selvaggia dove la attende il suo amato fa naufragio, la giovane affoga, le onde la restituiscono esanime a Paolo che muore di dolore; nel secondo invece del suicidio per amore di un giovane affranto perché la sua Charlotte è stata promessa a un altro uomo. Gozzano, rievocando le due storie, ne sottolinea l’inverosimiglianza, certi amori e certe morti esistono solo nei romanzi e i cuori infranti sono sepolti tra quelle pagine, constata quindi l’impraticabilità dell’ideale romantico, considerando la morte come un fenomeno privo di eroismo, come semplice parte del ciclo naturale.

Le poesie inedite e il viaggio in India

Alla sua morte, lasciò un corpus piuttosto consistente di poesie inedite o mai raccolte in volume, oggi indicate come “Poesie sparse”, si tratta talvolta di testi rifiutati in quanto mal riusciti o considerati semplici prove. In una lettera del 1908 ad Amalia, le confidò l’intenzione di scrivere un poema didascalico sulle farfalle attraverso un endecasillabo sciolto e la forma epistolare, tra il 1914 e il 1916 vennero anticipate quattro epistole entomologiche ma l’opera completa non venne mai pubblicata. Il viaggio in India, diede origine ad una serie di corrispondenze epistolari pubblicate su “La Stampa” di Torino, inoltre nel 1917 uscì il libro “Verso la cuna del mondo”, il quale tratta di un viaggio palingenetico, di rinascita in cui l’oriente incarna la naturalezza e la salute mentre l’occidente la decadenza e la malattia. Dalla propria variegata produzione giornalistica, l’autore ebbe cura di salvare soltanto le fiabe, raccogliendole in due libri chiamati “I tre talismani” e “La principessa si sposa”.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della selezione delle opere di Gozzano nel contesto della sua crescita artistica?
  2. Gozzano, nella sua raccolta del 1907, esclude opere acerbe per emanciparsi dall'influenza di d'Annunzio, cercando ispirazione in poeti come Arturo Graf e Francis Jammes, che promuovono un linguaggio più prosaico.

  3. Come si manifesta il pensiero filosofico di Gozzano nella sua opera?
  4. Gozzano esprime un materialismo dionisiaco, accettando la vita come un "gioco degno di vituperio" e abbracciando l'idea dell'amor fati di Nietzsche, che lo porta a cercare rifugio dalla vita cittadina.

  5. Qual è la struttura delle liriche pubblicate a Milano nel 1911?
  6. L'opera pubblicata dai fratelli Treves è composta da 24 liriche suddivise in tre sezioni: "Il giovenile errore", "Alle soglie" e "Il reduce", che tracciano una parabola biografica e psicologica.

  7. In che modo Gozzano affronta il tema dell'amore e della morte nelle sue poesie?
  8. Gozzano rielabora il tema romantico dell'amore legato alla morte, evidenziando l'inverosimiglianza di certe storie d'amore e considerandole come un'illusione, con la morte vista come parte naturale della vita.

  9. Qual è l'importanza del viaggio in India nella produzione di Gozzano?
  10. Il viaggio in India ispira corrispondenze epistolari e il libro "Verso la cuna del mondo", in cui Gozzano esplora il contrasto tra l'oriente, simbolo di rinascita, e l'occidente, rappresentante di decadenza e malattia.

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