
La domanda che tutti in questi mesi di lockdown ci stiamo ponendo è: quando potremo tornare alla normalità? La risposta, seppur solo a parole, è semplice ovvero solo quando ci sarà una diffusione massiccia del vaccino per il Covid-19. Per ottenerlo bisogna aspettare, si parla infatti di un tempo che va dai 12 ai 18 mesi. A portare, però, una ventata di speranza e positività ci ha pensato Martin Bachmann, professore di immunologia dell'Università di Berna. Scopri cosa ha dichiarato durante una conferenza online con l'associazione della stampa delle Nazioni Unite.
-
Leggi anche:
- Le migliori serie Tv commedia per distrarsi dal coronavirus
- Come fare la spesa ed evitare il contagio? Le regole da seguire
- Ministra Azzolina: gli studenti non andranno a scuola a Luglio
- Scuole chiuse, come studiare a casa divertendoti
- Fase 2, mascherina e distanza: come funzionerà uscire e incontrarsi
Avremo un vaccino per il Coronavirus ad ottobre?
"La possibilità di successo è realistica".Con queste parole Martin Bachmann annuncia che presto l’Università di Berna potrebbe avere tra le mani il primo vaccino anti Covid-19.
In realtà in Svizzera un vaccino contro il Coronavirus era già stato testato con successo a febbraio su dei topi da laboratorio, mostrando che la formula usata sarebbe stata in grado di neutralizzare il virus, si legge in un articolo del giornale svizzero, Swissinfo.ch.
Secondo Bachmann i tempi ristretti che sono serviti alla realizzazione del primo prototipo del vaccino sono stati possibili perché nello sviluppare il vaccino, il team svizzero sta seguendo un approccio diverso rispetto ad altri laboratori, che invece avevano previsto tempi di sviluppo dai 12 ai 18 mesi per arrivare a una soluzione. A Berna starebbero utilizzando particelle simili a quelle del virus, non contagiose, a differenza del virus stesso, e che quindi permetterebbero una buona risposta immunitaria. Tuttavia ci sono ancora incertezze per quanto riguarda la produzione e poi la diffusione su larga scala di questo nuovo siero, tutte questioni al vaglio del governo e delle case farmaceutiche svizzere.