Le 11 tristi verità che faranno male ai neo-fuorisede

Andyb3105
Di Andyb3105

passatempi impensabili all'università

Partiamo da un presupposto: iniziare a vivere da soli è un'esperienza assuefacente da cui è difficilissimo disintossicarsi: nessun orario, nessuno cui rendere conto, completa libertà nella gestione della propria vita. In una parola, indipendenza. L'agognata libertà che viene desiderata da ogni adolescente finalmente prende forma e si condensa in quella che è la vita da studente fuorisede.
La prima settimana trascorre nelle gioie della totale assenza di vincoli, ma presto ti renderai conto che il miraggio di questa vita così incantata è illusorio.
La casa, la tua tana, sede delle malefatte che ti prospetti di fare, ti avvolge caldamente come l'abbraccio di una nonna da pubblicità Buitoni. Ma anche qui, le situazioni che possono distruggere l'idillio sono dietro l'angolo…

1. Il bagno non è autopulente

Dopo una settimana di docce, soprattutto per noi ragazze, il bagno sarà occupato per tre quarti da residui di capelli. Per quanto riguarda i ragazzi il wc sarà già imploso a seguito di qualche esperimento alla Jackass con le bombolette di deodorante e gli accendini.

2. Il favoloso mondo delle prese

Presto ti renderai conto che ogni cosa utile (dalla lavatrice al phon) ha una presa tedesca. La spina tedesca non si incastra con la presa italiana. Tu non hai un adattatore. E te ne rendi conto quando hai la testa zuppa e fuori ci sono 10 gradi.

3. Nutrirsi è faticoso

Okay, la prima settimana è trascorsa egregiamente mangiando fuori sempre e approfittando delle gioie del take-away/consegne a domicilio. Decidi di sperimentare la cucina fai da te. Soprattutto dato che ti rendi conto che la vita inizia a farsi costosa e l'aut-aut Kierkegaardiano ti si ripresenta come in ogni scelta della vita: o mangi fuori, o paghi l'affitto. Tuttavia basta poco a rendersi conto di quanta fatica si faccia a cucinare: anche un piatto di pasta richiede sudore, per non parlare del ripristino dell'ordine dopo l'aver cucinato. Avere la vista sul lavandino pieno di pentole incrostate ti fa mangiare con l'amara prospettiva di dover provvedere alla pulizia, anziché poterti stendere sul divano a guardare i cartoni. Alla fine dei conti, la pasta diventa la soluzione migliore: cuoci la pasta, sugo pronto da scaldare nello stesso pentolino da cui poi si mangerà e via. Se già devi utilizzare un tagliere o peggio ancora un tritatutto incontri il male di vivere.

4. I piatti non sono infiniti, e lo spazio nel lavello tanto meno

Corollario del punto precedente, il fattore stoviglie: se non provvedi subito al lavaggio, nel tuo lavandino si creerà una torre di Babele moderna con piani di piatti e pentole e piloni di posate, che collasserà rovinosamente sulle fondamenta di tazzine e bicchieri comportando la rottura di questi ultimi. L'ovvia soluzione al problema è l'adozione di piatti e bicchieri di plastica.. Peccato che le pentole usa e getta non esistano ancora.

Tutto questo è roba da università...guarda il video!

5. La raccolta differenziata

Conseguente all'adozione dei piatti di plastica è la questione raccolta differenziata: quando hai 30 tipi di sacchetti in 30 metri quadri di casa la situazione diventa… Affollata. E soprattutto per chi adotta l'escamotage piatto-bicchiere-posate-reattore nucleare usa e getta, la condizione è ai limiti della sopravvivibilità: il sacco della plastica - alla cui raccolta si provvede una volta alla settimana in molte città- assume le dimensioni di Shaquille o'Neill e vive nel tuo salotto. Il sacco della plastica ti fa rendere conto di quanto sia necessario lavare anche la plastica, a causa degli odori che pervadono la cucina appena apri il bidoncino. Insomma, nemmeno la trovata della plastica ti scampa dall'obbligo del lavaggio.

6. Gli asciugamani sono ispidi

La lavatrice. Lusso per pochi, che preserva dalla scomodità di percorrere chilometri sotto pioggia battente con fardelli di tonnellate per arrivare alla lavanderia a gettoni più vicina, dove tra le altre cose l'asciugatrice non funziona come dovrebbe, quindi il rientro a casa diventa un allenamento per l'Ironman. Imparare ad usarla ti fa sentire un vero pro della vita domestica, ma dopo poco ti rendi conto che in realtà anche la lavatrice, il cui pensiero rimanda immediatamente alla casa di origine, non manca di sorprendere. In negativo, ovviamente: dover stirare un lenzuolo richiede un semestre, e gli asciugamani, non hai ancora capito perché, sono soffici come la cartavetra. Dopo la prima abrasione da sfregamento con l'asciugamano da bidet appena lavato, ti sei domandato se per caso non avessi impostato il lavaggio su "risciacquo e inserimento cocci di vetro".

7. "Carino il tuo coniglio", "Non ho conigli" (alias la polvere)

La pubblicità dello Swiffer ti ha sempre strappato un sorriso. "Certo che questi quel del marketing esagerano proprio", pensavi. E invece la Natura matrigna ancora una volta ha voluto darti torto. Dopo la prima settimana in casa già iniziano a formarsi in giro per casa covoni di polvere e capelli che manco in un Western. Pulisci tutto e pensi che sia finita lì. La polvere ha però sempre una sorpresa in serbo per te: e il giorno dopo si rideposita. E così, ogni giorno della tua vita finchè vivrai nella tua casa da studente. Polvere alla mensola. AMEN.

8. Anche i coinquilini hanno un lato oscuro

Troppo divertente questa cosa dei coinquilini. Tutti in casa insieme, a vivere mille avventure… Un po' come in "Friends": gli amici, gli amori, i divani, i bagni in una fontana… Poi, però, arriva la sessione d'esame, e tutto si fa più grigio. Tizio lascia le pentole nel lavandino, Caio finisce le tue scorte di cibo; Sempronio invece pare utilizzi la carta igienica per fare le maschere di carta e colla vinilica seguendo i consigli di Art attack, perché altrimenti non si spiega che uso ne faccia (e soprattutto, perché non si preoccupi di cambiare il rotolo). Per non parlare di Mevio, che è sempre stato strano, però da quando l'hai trovato di notte in un angolo buio della stanza a parlare da solo, di più.

9. Tutto costa

La legittima risposta è "ma va?". Sì, lo so, l'osservazione potrebbe rientrare nella fiera dell'ovvietà, tuttavia il vivere da soli ti farà ponderare molto di più su quanto il semplice atto di uscire fuori di casa ti costerà qualcosa a fine giornata. Dal libro per l'università allo shampoo, dalle calze alla bottiglietta d'acqua. La magica magia della spesa ti farà uscire di casa con un portafogli pienotto (ovviamente secondo lo standard dei fuorisede) e ti farà tornare completamente a secco. E alcune volte ti capiterà di pensare di essere stato derubato, prima di renderti conto delle spese pazze cui ti sei lasciato andare: un caffè, due pomodori e gli yogurt. Woo-hoo!

10. Vedere il simbolo di "Lavare a mano" su un indumento fa immediatamente desistere dall'acquisto

Per il mio primo lavaggio a mano, avrei dovuti indossare un'acetata da pesca artica per la quantità di acqua che sono riuscita a rovesciarmi addosso. Da quel momento, se vedo "lavare a mano" su un indumento in un negozio, un brivido di terrore mi percorre la schiena e rimetto il prezioso bene al suo posto. Il che a ben pensarci ha anche un'influenza positiva sul portafogli… Ma che peccato!

11. La sveglia

Ti svegli riposatissimo: che bello dormire nella casa nuova, questo letto è così comodo che ti pare di aver dormito 15 ore… Ti affacci, guardi il telefono e sono le 11. Imprechi, perché avevi lezione alle 9. Ti interroghi, perché avevi messo la sveglia alle 8. Imprechi di nuovo, perché non hai sentito la sveglia. E in quel momento ti mancano mamma e papà che provvedevano a urlarti da dietro la porta di alzare quel… corpo dal letto e andare a scuola.


Andrea Buticchi

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