Modello francese, addio: crolla l'ultimo baluardo del "numero aperto"

Marcello G.
Di Marcello G.

università numero chiuso anche in francia

Finisce il sogno dell’università libera. Anche l’ultimo baluardo del diritto universale all’istruzione sta per cadere. La Francia si prepara ad archiviare il suo famoso sistema accademico per passare, anche lei come praticamente tutte le grandi nazioni occidentali, al numero chiuso. Mentre, infatti, in Italia si discute sull’opportunità o meno di eliminare le procedure di selezione per l’iscrizione all’università, il Presidente della Repubblica Francese Macron sembra dar man forte ai critici dell’istruzione superiore aperta a tutti dando seguito ad uno dei cardini del suo programma elettorale: introdurre, appunto, il 'numero chiuso'.

La riforma dell’università targata Macron

Il governo transalpino ha appena presentato una proposta di riforma che indicherà nuove regole per entrare in una delle oltre ottanta università pubbliche di Francia. Selezione o test d’ingresso? Per il momento non sembra questa la strada intrapresa dall’esecutivo. La prima bozza prevede una serie di criteri per poter accedere alle singole facoltà. In più, già al liceo, gli alunni dovranno essere meglio orientati da professori e presidi per essere indirizzati verso studi superiori compatibili con i risultati. Se, però, questi criteri dovessero mancare ma si vuole tentare lo stresso di iscriversi ai corsi più richiesti sarà obbligatorio seguire dei corsi di perfezionamento preliminari (che potrebbero durare fino a un anno).

Atenei francesi iper-affollati, anche da studenti stranieri

Una decisione che, però, non vuole essere un ostacolo sul cammino dei diplomati ma la soluzione al sovraffollamento delle facoltà, ormai diventato insostenibile. Proprio per le loro caratteristiche, gli atenei francesi negli ultimi anni hanno registrato un boom d’iscrizioni, attirando non solo la maggior parte dei giovani di casa ma anche molti studenti stranieri, allettati dall’idea di poterci entrare liberamente. Questo si è tradotto nel peggioramento delle condizioni di studio, con aule che non riescono più ad accogliere tutti i ragazzi e difficoltà nella gestione di lezioni e esami. Tanto è vero che facoltà particolarmente ‘intasate’ – come psicologia, medicina e giurisprudenza – recentemente hanno dato vita a un vero e proprio sorteggio: una specie di lotteria che affidasse al caso la scelta dei futuri iscritti.

Tassi di abbandono altissimi nel primo triennio

E le proiezioni non lasciano sperare niente di buono: a cavallo degli anni Duemila, infatti, la Francia ha registrato un picco di nascite; giovani oggi neomaggiorenni che presto busseranno alle porte dell’università (si prevedono 40mila nuovi iscritti l’anno prossimo e ben 200mila nei prossimi cinque). Ma già oggi gli studenti sono rallentati e, nel primo triennio di studi, il tasso di abbandono arriva al 70%. Un sistema che, di conseguenza, agli occhi dell’opinione pubblica francese è percepito negativamente.

Il doppio binario accademico: le 'Grandi Scuole' superiori

Anche perché i migliori alunni, quelli destinati a una brillante carriera, non vanno all’università. Proprio così. In Francia, infatti, esiste un sistema d’istruzione post-diploma che viaggia parallelo a quello tipico delle altre nazioni: le cosiddette ‘Grandi Scuole’, 500 ‘accademie’ divise in diverse macro-aree. Ci sono le Écoles Normales Supérieures che si occupano di formare ricercatori e insegnanti di alto livello, le Écoles d’ingénieur (i politecnici), quelle con il focus sul management, quelle per architetti o, ancora, le scuole di politica (per chi aspira a entrare nelle istituzioni pubbliche). È qui che si forma la futura classe dirigente e, proprio per questo, è complicatissimo entrarci. Un filosofia che, in tono minore, molto presto dovranno adottare anche le università statali


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