Numero chiuso? No a Medicina, sì nelle facoltà umanistiche. Le parole del ministro

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

Nel contratto di governo firmato da Lega e Movimento 5 Stelle, il superamento del numero chiuso nelle università è annunciato a chiare lettere. L’obiettivo delle due forze politiche è di garantire l’accesso agli studi al più alto numero di studenti possibile.

A pochi giorni dal test di Medicina che ogni anno taglia decine di migliaia di aspiranti, il ministro dell'Interno Matteo Salvini tuona sull'accesso programmato ad alcune facoltà universitarie. Nel corso di un suo intervento a Porta a Porta, il leader della Lega ha detto che il numero chiuso sarebbe da abolire per Medicina, ma sarebbe da inserire per le facoltà umanistiche: "Metterei il numero chiuso nelle facoltà umanistiche, da dove ne sono usciti tanti di laureati. Ma a Medicina c’è bisogno di ossigeno. Abbiamo bisogno di medici e di ingegneri".

Numero chiuso, cosa succederà?

Sulle parole di Salvini non è arrivato nessun commento da parte del ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti.
Il tema posto da Salvini, però, è ben più complesso. La legge che ha introdotto il numero chiuso per la facoltà di Medicina è la n.264 del 2 agosto 1999, da allora le polemiche non si sono mai arrestate soprattutto durante il periodo dei test.

Non si tratta di una regola che può essere applicata a qualsiasi corso di laurea, ma solo a quei corsi che prevedono l’utilizzo di laboratori altamente specializzati e tirocini obbligatori.
Quest’anno in particolare ci sono stati 67mila iscritti per poco più di 10mila posti (nello specifico 9.779 a medicina, 1.096 a odontoiatria), ma il problema si ripresenta identico ogni anno.
Sì è pensato al modello francese, ammissione per tutti al primo anno e sbarramento ex post sulla base di esami e crediti, ma dalle parole non si è mai passato ai fatti.
Se è vero che l'Italia ha un grandissimo bisogno di medici, è anche vero che i continui tagli che hanno coinvolto la sanità hanno reso difficile intraprendere questa carriera. Dunque il problema, più che il numero chiuso, sono le poche borse di studio per le specializzazioni e gli scarsi sbocchi occupazionali che spingono i cervelli della Medicina a cercare fortuna all'estero.


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