Università, previsti meno diecimila iscritti 2020/2021: allarme "fuga" di studenti

Lucilla Tomassi
Di Lucilla Tomassi
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Questo 2020 è senza dubbio un anno atipico: la pandemia che si è abbattuta sul mondo a partire da gennaio/febbraio ha messo in crisi un po’ tutti i settori, tra i quali rientra anche la scuola e in particolare l’università. Infatti, come già si è visto più volte nel nostro Paese, dopo grandi crisi economiche ciò che ne risente di più è spesso proprio l’istruzione.
E a conferma di questi presentimenti negativi è intervenuto un rapporto della SVIMEZ, un'associazione privata senza fini di lucro, che include nel suo statuto lo scopo di promuovere lo studio delle condizioni economiche del Mezzogiorno d'Italia. Scopriamo quindi cosa dicono queste previsioni.


Università 2020/2021: calo di iscritti?

Già durante le precedenti crisi economiche, soprattutto quella del 2008/2009, si è registrato un importante calo di iscritti alle università di livello Nazionale, con una flessione maggiore nel Mezzogiorno. E proprio per questa riflessione il rapporto parla di un totale di quasi 10mila studenti che potrebbero decidere di non continuare gli studi; in particolar modo si prevede un calo di circa 6.300 nel Mezzogiorno e i restanti 3.200 per il Centro Nord. Il tutto si colloca in un quadro che in realtà ancora non si era del tutto ripreso proprio dalla crisi del 2008/2009. Infatti, gli atenei, soprattutto del Mezzogiorno, nel corso di questi anni hanno visto solamente un parziale recupero per le Università del Sud Italia, ancora lontane dai valori pre-crisi.


Quanto caleranno le iscrizioni all’Università nel 2020/2021?

Come quindi già sappiamo, durante le crisi economiche i redditi delle famiglie ovviamente diminuiscono e con loro le opportunità di far proseguire gli studi ai propri figli una volta che questi ultimi sono usciti dalla scuola superiore. E in momento storico nel quale l’Italia è uno dei Paesi europei con i livelli più bassi di laureati è una decrescita significativa che va a minare il percorso invece di recupero che si era portato avanti fino al 2019, dove al Centro-Nord i valori di nuove matricole per anno erano addirittura finalmente in crescita anche rispetto a quelli pre-2008. E invece, tutti questi sforzi potrebbero essere resi vani dalla nuova crisi economica che si sta affacciando sull’Europa e sul mondo proprio a causa della pandemia: per questo la Svimez ha stimato una riduzione del tasso di proseguimento di 3,6 punti nel Mezzogiorno e di 1,5 nel Centro-Nord.

Come evitare un calo di iscritti all’Università?

Quindi, se questo scenario sembra quasi inevitabile, è proprio la ricerca della Svimez a dare qualche input che il Ministero dell’Università potrebbe raccogliere per evitare una dispersione delle matricole troppo elevata. Una delle misure da tenere sicuramente in considerazione è quella legata alla no tax area, estendendola da 13mila a 20mila euro in tutto il Paese. Inoltre, citando direttamente il rapporto della Svimez, l’associazione suggerisce anche di “prevedere, in conseguenza della crisi, una borsa di studio statale che copra l’intera retta 2020 nelle università pubbliche, vincolata al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano di studi nel primo anno di corso. La crisi ha dimostrato poi l’utilità degli strumenti digitali e il Mezzogiorno deve farsi trovare pronto per evitare un ulteriore acuirsi del fenomeno della fuga dei cervelli in versione digitale”. E conclude, precisando che sarebbe necessario definire “un piano organico di interventi per l’università che coinvolga anche altri livelli istituzionali. Regioni o altri ministeri possono fare la loro parte prevedendo ulteriori misure a sostegno dei giovani che intendono intraprendere la carriera universitaria. Non solo in termini di tasse universitarie ma anche di servizi agli studenti, trasporti pubblici, diritto allo studio. La Campania, la Sicilia, la Puglia hanno già dato ottimi segnali in questo senso.
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