Cervelli in fuga: ci costano un miliardo l’anno

Mirko C.
Di Mirko C.

Laureati disoccupati

Un miliardo di euro l’anno: questo è l’impatto economico del fenomeno dei “cervelli in fuga”, ovvero di quei giovani che, dopo il conseguimento del titolo accademico, si trasferiscono all’estero. Un costo molto spesso ignorato o sottovalutato, ma che rappresenta un vero e proprio danno per l’economia del Paese: questi giovani infatti si formano a spese della collettività italiana e, in seguito, esportano competenze e produttività a favore dell’economia di un Paese estero.

I LAUREATI ITALIANI FUGGONO ALL'ESTERO - Il dato sconcertante emerge incrociando i dati sul costo sostenuto dallo Stato per la formazione dei giovani e quelli del rapporto Istat sulle "Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente" che evidenziano come, nella fascia over 25, si stia assistendo ad un vero e proprio boom di trasferimenti all’estero. La motivazione principale è quella della ricerca di occupazione: con l’avanzare della crisi nel nostro Paese anche i laureati più brillanti faticano a trovare lavoro, e questo li spinge a dover cercare fortuna oltre confine.

OGNI STUDENTE CI COSTA 124MILA EURO - Secondo l’Ocse la spesa sostenuta dallo Stato italiano per consentire a un giovane di diplomarsi e successivamente di laurearsi ammonta a circa 164mila dollari, più o meno 124mila euro. Una formazione che, una volta acquisita, viene spesa all’estero. Considerando che dal 2002 al 2011 più di 68mila laureati over 25 hanno preferito andare a lavorare fuori dall’Italia, se ne ricava che nell’ultimo decennio il danno economico alla collettività ammonta a circa otto miliardi e mezzo di euro.

LO STUDIO ALLUNGA LA VITA - Secondo le statistiche dell’Ocse il grado di studi raggiunto influenza notevolmente anche lo stile di vita dell’individuo, allungandone le prospettive di durata. Secondo l’Ocse, infatti, “l’istruzione è un importante predittore della speranza di vita. In media, tra i 15 Paesi Ocse un laureato di 30 anni può aspettarsi di vivere altri 51 anni, mentre un trentenne che non ha completato l'istruzione secondaria superiore può aspettarsi di vivere ulteriori 43 anni". Lo studio, quindi, sembrerebbe allungare la vita, permettendo di trascorrerla in maniera più agiata. In molti però, non sembrerebbero soddisfatti delle opportunità che il nostro Paese offre, e in virtù di questa agiatezza preferiscono andare all’estero, continuando a determinare l’insuccesso dell’investimento in formazione che lo Stato continua a fare sui giovani.

Mirko Carnevale

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