Laureati italiani: cervelli in fuga...dal sud

Il nuovo rapporto AlmaLaurea presentato oggi all'Università Federico II di Napoli fa il ritratto ai laureati tra università, mobilità e lavoro. Ciò che emerge sono soprattutto le differenze territoriali, in particolare per quanto riguarda la scelta di spostarsi per studiare e lavorare. Ecco che quindi si delinea una vera e propria fuga dal nostro meridione, non solo verso l'estero ma anche e soprattutto verso le regioni del centro e del nord Italia.

SEMPRE MENO STUDENTI UNIVERSITARI, SOPRATTUTTO AL SUD - Si va sempre meno all'università, come segnala il costante calo delle immatricolazioni: ma sono soprattutto le regioni del Sud a soffrirne. Dal 2003 al 2015, infatti, le Università hanno perso nel complesso quasi 70 mila matricole (-20%): per il Sud la contrazione è del 30%, per il Centro è del 22%, per il Nord è del 3%. Questo è influenzato da diversi fattori: non solo i giovani meridionali rinunciano di più alla laurea (nell’anno accademico 2012/13 sceglie di proseguire gli studi il 54% al Sud contro il 59% del Nord), ma oltretutto chi sceglie di studiare si sposta in altre regioni: le Indagini AlmaLaurea mostrano infatti che la mobilità per ragioni di studio è molto bassa al Nord dove solo il 2% si sposta, cresce al Centro, dove la quota di chi migra per studiare è pari all’8%, e sale ulteriormente per i laureati residenti al Sud, dove il 20% decide di fare la valigia e allontanarsi dalla famiglia d’origine.

FUORI PER LAVORO - Nel complesso, tuttavia, ci si sposta di più all'ingresso nel mercato del lavoro che per motivi di studio. A spostarsi sono in particolare i laureati benestanti, che hanno magari già passato periodi all'estero. L’analisi mostra particolari differenze rispetto al percorso di studi intrapreso: i laureati del gruppo scientifico sono i più mobili (43%), seguiti da agraria e veterinaria (42%) e dal linguistico (41%). Si spostano nettamente meno dei loro colleghi i laureati nei percorsi di insegnamento (25%), delle professioni sanitarie (26%) e giuridico (27%). Riguardo alle ripartizioni territoriali, su cento laureati residenti al Nord, 7 se ne vanno per lavorare, prevalentemente all’estero; dal Centro, a spostarsi sono il 13% dei laureati, prevalentemente al Nord; il Sud perde oltre un quarto del suo capitale umano: il 26% lavora lontano dalla famiglia d’origine.

LAVORARE? MEGLIO AL NORD - Anche a livello occupazionale tra i laureati magistrali a uno e a cinque anni dal titolo, tra Sud e Nord ci sono sostanziali differenze. L'analisi AlmaLaurea si riferisce ai laureati che hanno iniziato a lavorare dopo la laurea, ed è emerso che - addirittura - a un anno dal titolo il 74% dei laureati residenti al Nord è occupato, contro appena il 53% degli abitanti del Sud. Disoccupati? Sono il 17% al Nord e la percentuale sale al 36% al Sud. A metà strada stanno le regioni del centro. Lavoro nero? Coinvolge il 3% dei laureati magistrali del Nord e il 10% di quelli del Sud. A se nelle regioni settentrionali il guadagno è di 1.290 euro mensili netti, la quota precipita ai 1.088 euro nel Mezzogiorno. Guardando invece alla condizione dei laureati a 5 anni dal titolo, le cose migliorano, ma non del tutto. Lavorano 89 laureati su cento residenti al Nord, mentre al Sud l’occupazione coinvolge il 74% dei laureati. La disoccupazione è pari al 6% al Nord e al 18% al Sud. Il lavoro nero scende al 2,5% al sud, ma crolla all’1% al Nord. Cresce un pochino la retribuzione, ma rimane il divario. Un lavoratore del nord prende 1.480 euro mensili netti, mentre al Sud ci si ferma a 1.242 euro.

Carla Ardizzone

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