AlmaLaurea: all'università ci si invecchia

Rapporto Almalaurea presentato a Roma questa mattina sui laureati del 2013: l'età media dei laureati è 28 anni

Secondo il XVI Rapporto AlmaLaurea sui laureati italiani nel 2013, sembra che la velocità non sia la carta migliore dei nostri studenti. Infatti, i laureati di primo livello hanno di media quasi 26 anni, mentre i magistrali a ciclo unico quasi 27. Ben 28 candeline sulla torta, invece, per i magistrali biennali. Insomma, andare fuori corso non è un eccezione ma quasi una regola, visto che, teoricamente, si dovrebbe uscire dall'università con una laurea 3+2 a circa 24 anni. I ragazzi se la prendono comoda e passano, dall'uscita delle scuole superiori, un periodo di circa 9 anni impantanati tra lezioni, facoltà, esami e party universitari, accumulando ben 4 anni di media fuori corso. In questo quadro poco brillante crollano anche gli iscritti all'università, e sono solo 3 su 10 i diciannovenni che scelgono di proseguire gli studi, mentre tra gli immatricolati 1 su 6 abbandona al primo anno. Ma è solo pigrizia?

FUORI CORSO, NIENTE DI STRANO - Il ritardo più evidente si nota tra i laureati di primo livello, che bel lontani dal traguardo di avere una laurea triennale alla giovane età di 22 anni, arrivano di media a laurearsi all'età di 25 anni e mezzo accumulando in questa prima trance ben quasi 4 anni fuori corso. Così essere ripetenti, più che essere un'eccezione, diventa una prassi proprio in questi primi anni di università. Infatti, è circa il 41% dei ragazzi che riesce a laurearsi nei tempi giusti per la laurea triennale. Al biennio la situazione migliora, e 1 su 2 riesce a laurearsi regolarmente. Per i ragazzi delle magistrali a ciclo unico, invece, la situazione si complica: sono solo 34 su 100 i regolari.

INFERMIERI, ECCEZIONALI - I ragazzi che scelgono corsi di laurea più tecnici e per i quali è necessaria una capillare organizzazione tra ore di lezione, tirocinio ed esami, sono quelli che stracciano tutti gli altri in velocità. Sono infatti i ragazzi che si iscrivono a corsi per le professioni sanitarie e mediche a mostrarsi come i più regolari. Fanalino di coda i ragazzi di giurisprudenza e dei corsi di area geo-biologica e di ingegneria. Merito anche dei tirocini formativi, che infatti vengono usati nell’86% dei corsi per le professioni sanitarie, e solo nel 41% di quelli giuridici o ingegneristici.

STUDENTI E 3 + 2, UN AMORE MAI SBOCCIATO - Così, anche se il sistema 3+2 sforna più laureati (di primo livello) rispetto al passato, questi laureati sono obbligati a continuare a studiare, rendendo nullo il vantaggio. Come riportato dal rapporto AlmaLaurea, infatti, la media dell'età con cui si laureavano i pre-riforma nel 2004 era esattamente la stessa: quasi 28 anni. Nessun progresso fatto in termini di fuori corso, quindi, visto che dopo la laurea triennale una media di ben il 76% dei ragazzi decide di continuare gli studi. Questo perché la sola laurea di primo livello non è riconosciuta come competitiva né dal mondo del lavoro né dai ragazzi stessi, ad eccezione fatta per le triennali molto professionalizzanti. Non è un caso che più dell'80% dei laureati biologia, ingegneria e lettere decida di proseguire, e che tra gli psicologi si arrivi ad una percentuale che supera il 90%.

UNIVERSITA'? NO GRAZIE - La percezione della laurea come "inutile" prende così piede tra i 19enni: solo 3 su 10 si iscrivono all'università e 1 su 6 abbandona dopo il primo anno. La tendenza è dovuta, secondo Andrea Cammelli, Direttore del Consorzio AlmaLaurea, a diverse cause che, in tempi di crisi, giocano a sfavore del sistema universitario: “Non si può non tenere conto del calo delle immatricolazioni, ridottesi del 20% dal 2003 al 2012 - sostiene il direttore - La deteriorata situazione economica rischia di scoraggiare i giovani e le loro famiglie dall’intraprendere gli studi universitari. In un contesto del genere, oltre ad un’efficace politica di orientamento, occorre pertanto che il sistema Paese torni a investire in un settore così strategico come quello dell’istruzione e delle politiche per il Diritto allo Studio".


Carla Ardizzone

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