Università, via ai test ai tempi del Covid: le aspiranti matricole restano a studiare vicino casa

Marcello G.
Di Marcello G.
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Il 1 settembre, con la prova d'accesso alle facoltà di Veterinaria, inizia ufficialmente la stagione dei test d'ingresso universitari (a livello nazionale e locale). Un appuntamento fisso del mese di settembre che, così come sta avvenendo per il back to school, è stato stravolto dall'emergenza sanitaria. Non solo dal punto di vista organizzativo, con il quiz che verrà svolto nella sede più vicina a casa, a prescindere da quella indicata nella domanda.
Perché sono tanti i ragazzi – tra le 2.500 aspiranti matricole intercettate dal portale Skuola.net – che hanno dovuto cambiare i proprio piani o che si sono dovuti confrontare con nuovi sistemi di selezione. E molto spesso è stato proprio il Covid-19 ad aver avuto un ruolo determinante.

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Prendiamo il caso dei test a numero chiuso nazionale, che avranno il proprio clou con la prova d'ingresso a Medicina del 3 settembre. Quasi 9 studenti su 10 cercheranno d'iscriversi nei dintorni del proprio luogo di residenza: il 70% nella stessa regione, il 17% in una regione confinante o non troppo lontana. Una scelta, questa, che in un quarto dei casi è stata determinata proprio dai problemi generati dal virus: il 12% avrebbe voluto entrare da un'altra parte (in un ateneo più distante) ma le condizioni economiche della famiglia al momento glielo impediscono, il 13% ha paura di rimanere bloccato da un eventuale nuovo lockdown. Numeri che al Sud, area da cui tradizionalmente partono i flussi maggiori di fuori sede, crescono ulteriormente: qui il Covid frena le ambizioni di oltre 1 ragazzo su 3 (nel 18% dei casi alla base ci sono ragioni economiche, per il 16% i timori sono di tipo logistico).

Si valuta il trasferimento tra dodici mesi

Che la scelta della sede sia stata in qualche modo condizionata dagli eventi lo conferma anche un altro dato. La metà degli studenti che resteranno forzatamente nei paraggi di casa, se l'anno prossimo il quadro sanitario dovesse migliorare definitivamente, non esclude di chiedere il trasferimento nell'università dei propri sogni: il 25% lo ritiene molto probabile, una quota simile valuterà a seconda di come si troverà nell'ateneo su cui ha dovuto ripiegare.

Non sempre chi si trasferisce è contento

Ma c'è anche il rovescio della medaglia: quelli che nonostante tutto inseguiranno la laurea a centinaia di chilometri di distanza da casa – fenomeno visibile specie tra i ragazzi del Mezzogiorno, tra i quali la proporzione di nuovi fuori sede classici sarà di circa 1 su 4, quindi in linea col passato – ma che stavolta in molti casi lo faranno a malincuore. Più di 1 su 5, tra quelli che proveranno il test per frequentare in una regione lontana, è stato quasi 'costretto' a indicare quella sede per assenza di alternative di qualità nella sua zona.

La preparazione ai quiz è quella di sempre

Ciò che rimane sostanzialmente invariato sono tempi e costi dedicati dai ragazzi alla preparazione dei test. Anche quest’anno lo studio per i quiz inizia da lontano: in 1 caso su 5 addirittura un anno prima dell’appuntamento. E, più in generale, per 7 studenti su 10 quantomeno dalla fine dell’anno scolastico. La spesa media? Le famiglie di dividono in tre blocchi: 1 su 3 non supererà i 100 euro, altrettante si attesteranno tra i 100 e i 300 euro, un altro terzo immagina di investire qualcosa in più (a volte sforando addirittura il tetto dei 500 euro).




Numero chiuso locale: la selezione si fa online

Le norme di contenimento del virus, unite alle difficoltà negli spostamenti, hanno però inciso pesantemente pure su tutte le altre future matricole che non dovranno cimentarsi con prove d'accesso nazionali ma che comunque dovranno passare per una selezione a livello locale. In questo particolare 2020 anche i test d'ingresso organizzati dalle singole facoltà, infatti, cambiano volto. Quasi estinte le prove tradizionali in presenza (solo il 17% degli studenti sarà 'scelto' così), sostituite nella stragrande maggioranza dei casi (73%) da un test in modalità online, forse scelto dagli atenei per abituarli all'idea che anche i futuri esami si possano svolgere così. Mentre 1 università su 10 ha preferito filtrare le domande sulla base del curriculum o di un colloquio individuale.

Il virus condiziona le scelte di tutte le aspiranti matricole

Si conferma, anche nel caso dei corsi a numero chiuso locale, il peso dell'emergenza sugli spostamenti dei ragazzi. In media, infatti, è sempre 1 studente su 4 – tra quelli che rimarranno vicino casa (in totale sono più di 8 su 10, con la consueta flessione al Sud) – ad essere stato condizionato dalle difficoltà economiche o dalla paura dei blocchi. Così come nelle regioni meridionali circa 1 su 3 senza questi ostacoli avrebbe sicuramente preso strade diverse. Ecco perché, di nuovo, oltre la metà tra dodici mesi valuterà se riprendere in mano i piani originari e chiedere il trasferimento altrove.

E se non si passa il test?

Ma, per tutti, prima di iscriversi bisogna superare le selezioni. In tanti, purtroppo, non ce la faranno. I 'piani b' più gettonati? Nel caso dei test a numero chiuso nazionale, la determinazione che da sempre contraddistingue questo tipo di studenti spingerà il 66% dei delusi a riprovare l'anno prossimo e nel frattempo a iscriversi a un corso simile dove poter sostenere qualche esame comune a entrambe le facoltà; il 17%, invece, attenderà direttamente l'anno prossimo facendo dell'altro; la stessa quota (17%) abbandonerà definitivamente la missione. Idee meno chiare da parte degli altri, quelli dei corsi a numero chiuso locale: solo il 55% proverà a entrare in un corso della stessa area didattica ma in una facoltà a numero aperto; il 29%, invece, pur iscrivendosi all'università cambierà subito strada; il 16%, infine, chiuderà immediatamente con i sogni di laurea.
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29 ottobre 2020 ore 16:15

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