Scuole fredde, per 1 su 3 lezioni in un clima ‘polare’. Termosifoni k.o. e spifferi lasciano al gelo i ragazzi

Marcello G.
Di Marcello G.
scuole fredde 2020

In questi giorni il sole splende in gran parte d’Italia. Ma fa anche tanto freddo. Se ne sono accorti soprattutto gli studenti, visto che tantissimi di loro – dagli asili alle scuole superiori - dopo le vacanze di Natale sono tornati a sedere in classi gelide. Tra proteste, scioperi bianchi e rimedi di fortuna, dall’elenco delle situazioni d’emergenza non manca praticamente nessuna regione: dalla Lombardia alla Sicilia, sembra proprio che i termosifoni non vogliano funzionare a dovere.
Skuola.net lo ha potuto verificare grazie alla ‘voce’ di oltre 10mila ragazzi, che hanno voluto affidare al portale per studenti il loro malcontento, visto che circa 1 su 3 ha raccontato di un rientro a scuola ‘da brividi’. Con il Sud, meno abituato a confrontarsi con le basse temperature, che soffre ancora di più: qui è il 40% dei ragazzi a lamentare disagi.

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Impianti rotti e accensioni a macchia di leopardo

La causa di tanto gelo? In quasi 9 casi su 10 è proprio quella già accennata: i caloriferi non vanno come dovrebbero. In un quadro (purtroppo) così omogeneo solo le ragioni del malfunzionamento possono distinguere i vari episodi. La fattispecie più diffusa è l’efficienza a macchia di leopardo: il 31% degli studenti alle prese con le aule fredde dice che i termosifoni riscaldano solo in alcune aree del proprio istituto. Subito dietro c’è l’accensione a singhiozzo, per risparmiare sui costi di gestione: nel 28% dei casi i caloriferi vengono azionati solo poche ore al giorno. Più di 1 ragazzo su 10 – il 12% - riporta che l’impianto è addirittura rotto. Ma i termosifoni non sono gli unici imputati. Ad alimentare il gelo delle scuole intervengono anche altri elementi strutturali: è così per il 13% degli intervistati, che parlano soprattutto di porte e finestre che non chiudono bene, disperdendo il calore di impianti già affaticati di loro.

In classe con giubbini, guanti, cappelli e…coperte

Ma le lezioni, quasi per tutti, devono andare avanti; così ci si organizza. In che modo? Con le più tradizionali delle soluzioni: il 62% degli studenti, per evitare il congelamento, rimane con giubbini, guanti e cappelli per tutta la giornata; nei casi più estremi ci si aiuta con plaid, coperte e stufette elettriche. Qualcuno però non ci sta e rimane a casa (11%). Rarissimo che la scuola venga chiusa a causa del freddo (4%), che si spostino i ragazzi negli ambienti più caldi (4%) o che si proceda all’orario ridotto (2%).




Impazza la protesta, ma quasi sempre è moderata

Il fatto che si tenti di far buon viso a cattivo gioco, però, non vuol dire che il popolo della scuola digerisca la situazione in modo passivo. In oltre la metà dei casi (57%) si sono levati cori di protesta, quasi sempre (34%) da parte dei soli studenti; ma non mancano gli episodi in cui si sono uniti a loro anche i professori (19%) o sono stati direttamente questi ultimi a farsi portavoce del malcontento (4%). Le forme più diffuse di protesta? La reazione, per la maggioranza, è decisamente soft: il 26% ha scritto una lettera alle istituzioni scolastiche, il 23% ha scioperato silenziosamente. In più di 1 caso su 4, però, si è passati alle vie di fatto: con assemblee straordinarie (8%), autogestioni (7%), manifestazioni (5%), occupazioni (4%) e sit-in (3%). E la primavera è ancora lontana.
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